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Impresentabili: già arrestato Cateno De Luca

Salvo Ardizzone on 9 novembre 2017 - 05:02 in Cronaca, Primo Piano

A 48 ore dalla chiusura delle urne per le elezioni siciliane è arrivata la notizia dell’arresto del primo degli impresentabili che hanno permesso a Nello Musumeci di vincere: Cateno De Luca è stato arrestato con l’accusa di evasione fiscale: eletto nelle file dell’Udc, si trovava già sotto processo ma ciononostante aveva l’intenzione di candidarsi come sindaco di Messina.

Il Gip di Messina De Francesco, che ne ha voluto l’arresto, ha scritto di lui: “Pervicacia criminale e spregiudicatezza”; il neo deputato è finito agli arresti domiciliari per associazione a delinquere ed evasione fiscale, l’importo evaso dovrebbe aggirarsi attorno al milione e mezzo di euro, per questo sono stati sequestrati beni per l’equivalente a lui e a Carmelo Satta, complice e prestanome di una truffa che girava attorno alla Fenapi, un Caf di consulenza fiscale che manovrava fatture e consulenze per agevolare l’evasione.

Cateno De Luca, invano segnalato fra gli impresentabili, era stato appena rieletto con 5.418 voti nelle file dell’Udc, lista collegata a Nello Musumeci; in passato era già stato arrestato nell’ambito di un’inchiesta sui lavori realizzati a Fiumedinisi, il paese della provincia di Messina di cui è stato anche sindaco.

Come sempre accade si sono mossi amici e colleghi che hanno dichiarato solidarietà e stima nei confronti dell’arrestato; molti si sono detti certi che si tratti di un errore e che De Luca dimostrerà la sua estraneità ai fatti. Belle parole, in realtà è il solito teatrino interessato; nei fatti Nello Musumeci, che ha sempre detto di non votare gli impresentabili, si ritrova a gestire una patata bollente prima ancora d’insediarsi; nei fatti, circa 115mila dei voti che gli hanno assicurato la Presidenza sono arrivati proprio da questi impresentabili e dai partiti che hanno imbarcato tutto e tutti pur di fare il pieno; nei fatti, malgrado gli appelli di facciata, la gente ha votato pensando al proprio interesse immediato. Come sempre.

Così come è successo a Messina con l’elezione di Luigi Genovese, figlio di quel Francantonio ex sindaco della Città dello Stretto e ras della provincia peloritana, arrestato e condannato per lo scandalo dei corsi di formazione. Il giovane, candidato nelle liste di Forza Italia, ha ottenuto la bellezza di 17.359 voti, un successo incredibile solo per chi non conosce le peggiori dinamiche della politica siciliana.

Luigi, uno dei più votati in assoluto, superato solo dal piddino catanese Luca Sammartino con 32 mila preferenze (altro “fenomeno” in altra compagnia), ha già lanciato il primo avviso al neo governatore Musumeci, nel più classico dei costumi siciliani; in una dichiarazione che chiama in causa il padre e il “bene” fatto alla città di Messina, ha sostenuto d’essere stato decisivo per la vittoria di Musumeci, chiaro richiamo a tener presente il nome Genovese quando si spartiranno assessorati e poltrone. Dura prova immediata per l’onesta e l’indipendenza sbandierata dall’ex missino Musumeci, universalmente definito come incorruttibile e irricattabile.

Ancora una volta la politica in Sicilia ha dato il peggio di sé, mostrando tutto il suo squallore; dallo spoglio, che una legge bizzarra fa iniziare al mattino successivo alla chiusura dei seggi, alla lentezza delle operazioni di conteggio dei voti; alla fine il vincitore ha parlato quasi a 24 ore dalla chiusura dei seggi, fornendo uno spettacolo squallido in un Europa dove i risultati si conoscono già dopo poche ore, come nel caso dell’elezione di Macron in Francia o della Merkel in Germania. Ma questo è il meno.

Ancora una volta la politica siciliana si è arroccata nei propri privilegi, nell’interesse partitico e personale, aiutata da una popolazione pronta a vendersi al miglior offerente, o rimasta a casa (oltre la metà) perché disgustata da un’offerta politica indecente. Un arroccamento dato dal timore d’essere spazzati via definitivamente ha portato all’elezione di gente come Cateno De Luca e Luigi Genovese e altri 26 impresentabili che metteranno piede a Palazzo dei Normanni.

di Sebastiano Lo Monaco

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