Il Pentagono: geostrategia al servizio dell’imperialismo

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Il Pentagono è un attore primario nel tracciare la geopolitica degli Usa, che non si limita affatto ad eseguire le direttive della Presidenza e del Congresso, ma influenza profondamente le politiche di Washington e, in alcuni periodi come l’attuale, con una Casa Bianca in stato confusionale, gestisce in autonomia sempre più dossier.

A conferirgli tali capacità, c’è fra l’altro la mostruosa dimensione che ha raggiunto: è in assoluto la più grande struttura a livello mondiale, che gestisce praticamente in proprio enormi sistemi di alleanze, formali, come la Nato (che ha la Russia nel mirino) o informali, come nell’Asia – Pacifico (con la Cina come “target”).

In entrambi i casi il Pentagono mira a un duplice obiettivo essenziale per l’imperialismo Usa: mantenere l’egemonia sui mari, cuore della talassocrazia a Stelle e Strisce; impedire che sorga una potenza egemone nell’Eurasia, decisiva per il controllo del pianeta e delle sue risorse.

Per oltre settant’anni, ovvero dalla fine della II Guerra Mondiale, il Pentagono si è votato a questa missione definendo una strategia propria, basata sulla capacità di muovere truppe e mezzi, proiettare la propria potenza, acquisire basi nei luoghi nevralgici e mantenere una superiorità tecnologica, in modo da continuare a controllare il globo.

E lo ha fatto spesso a prescindere delle Amministrazioni che si sono succedute alla Casa Bianca, considerate in ogni caso inquilini temporanei con cui si può essere in sintonia se condividono strategia e obiettivi, o in dissenso, in questo caso opponendo tutta la resistenza di cui è capace un enorme corpo burocratico, straordinariamente stratificato nei gangli decisionali di Washington.

Il Pentagono ha sviluppato infatti una propria visione del mondo, definendo nemici ed alleati/sudditi, e influenzando in tal senso le decisioni prese dal Consiglio di Sicurezza Nazionale e la complessiva geopolitica degli Usa.

In tale contesto, gli avversari capaci di confrontarsi con le pretese di dominio globale degli Stati Uniti sono due, sia pur a titolo diverso: Russia e Cina; entrambe, peggio se in qualche modo alleate, possono aspirare a un’egemonia sull’Eurasia o vasta parte di essa, una sciagura da impedire a qualsiasi costo per il Pentagono.

Una simile impostazione, come detto, è destinata a proiettarsi nel tempo a dispetto di qualsiasi Amministrazione, perché frutto di culture burocratiche ormai fortemente strutturate, e soprattutto di interessi radicati. Il complesso militare-industriale di cui il Pentagono è la naturale espressione, tenderà a enfatizzare (o inventare) i pericoli per giustificare sia il proprio crescente potere, sia gli enormi stanziamenti destinati ad alimentare una spesa militare semplicemente mostruosa.

In poche parole, il Pentagono non è uno strumento posto al servizio degli Stati Uniti, quanto la punta di lancia militare dell’imperialismo, funzionale ai centri di potere egemoni che usano l’impianto amministrativo che regge gli Usa per i propri interessi.

di Salvo Ardizzone

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