Il Natale del Sole: una festa interculturale alle radici del Natale Cristiano

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di Cristina Amoroso

Mai come in questo periodo, al calare del sole, il cielo si tinge di un rosso che nessun pittore riuscirà mai a riprodurre in quelle tonalità che accarezzano lo scenario dei monti e si mescolano al verde, al giallo, al rosato  degli alberi. E’ il tempo che precede la nascita del Sole, il solstizio d’inverno, quando nell’emisfero nord, il 21 dicembre il Sole sembra fermarsi in cielo, allora il buio della notte raggiunge la massima estensione e la luce del giorno la minima. Subito dopo il solstizio, la luce del giorno torna gradatamente ad aumentare ed il buio della notte a ridursi fino al solstizio d’estate, a giugno, quando si avrà il giorno più lungo dell’anno e la notte più corta.

Convenzionalmente il solstizio cade il giorno 21, ma per l’inversione apparente del moto solare diventa visibile il terzo/quarto giorno successivo. Ed ecco la data del 25 dicembre, giorno di festa celebrato fin dalla remota antichità in una commistione di culture e religioni provenienti dalla Siria, dall’Egitto, dalla Mesopotamia, dalla Persia, dall’Arabia e dalla stessa antica Roma; è la data di nascita del Dio Horus, del Dio Mitra, è la festa del Sol Invictus, di Helios/Dusares, e il giorno natale di Zarathustra e Khrisna, Dioniso, Adone, Attis e nell’antico Messico del Dio del Sole Huitzilopochtli, mentre nell’emisfero Sud dove il solstizio d’inverno cade in Giugno in Perù e nella regione andina si festeggia ancora oggi la Fiesta del Sol (Inti Raymi – 24 giugno) delle antiche popolazioni incaiche e pre-incaiche: una vera festa interculturale!

Si credeva quindi che il Sole, giunto nella fase più debole come luce e calore, non sprofondava nelle tenebre, ma diventava con la sua vitalità Sol Invictus, ed ecco il Natale del Sole invincibile, un giorno che antiche popolazioni di culture e Paesi molto distanti tra loro, dall’India al Messico, dal Nord Europa all’Etiopia dedicarono al Sole, ben coscienti del fenomeno del solstizio, del Sole Fermo.

Fu nell’anno 330 d.C. che la festa del Sol Invictus del 25 dicembre si trasformò in Festa Cristiana per opera dell’Imperatore Costantino che in precedenza aveva mutato nome anche al primo giorno festivo della settimana, da Dies Solis a giorno del Signore (Dominus), mentre nel centro nord europeo rimase l’antico nome di giorno del Sole tra i Sassoni e Sontag tra i germanici. La Chiesa Cattolica con il Papa Giulio I ufficializzò tale data come Natività di Cristo, riconfermata successivamente da Papa Leone Magno e legalizzata per tutto l’Occidente circa duecento anni dopo dall’imperatore Giustiniano.

Ma il culto delle diverse divinità solari fu lento a declinare se ancora nel 460 San Leone Magno scriveva: “E’ così tanto stimata questa religione del Sole che alcuni cristiani, prima di entrare nella basilica di S. Pietro, dopo aver salito la scalinata, si volgono verso il Sole e piegando la testa si inchinano in onore dell’astro fulgente. Siamo angosciati e ci addoloriamo molto per questo fatto che viene ripetuto per mentalità pagana. I cristiani devono astenersi da ogni apparenza di ossequio a questo culto degli Dei”. E proprio la Basilica di San Pietro fu costruita sopra il tempio del Dio Sole Mitra ed ha tuttora al centro della piazza l’obelisco egiziano di Heliopoli, trasportato a Roma nel I secolo a.C. da Giulio Cesare che introdusse anche il calendario solare egiziano adottato con il nome di Calendario Giuliano di dodici mesi come quello attuale, salvo la correzione apportata da Papa Gregorio nel 1582, che tolse 10 giorni in totale e introdusse l’anno bisestile ogni quattro anni.

Tempo di gioia, tempo di rinascita quello legato al Solstizio d’inverno, come mostra la voce Saturnalia, giorni di festa (dal 17 dicembre) in onore del Dio italico Saturno, mitico re della nostra Saturnia Tellus prima della fondazione di Roma, giorni di libertà, di baldoria, innaffiati dal vino novello, in cui anche gli schiavi erano felici nel ribaltamento dei ruoli sociali; una lezione vuole infatti che il significato originario di Saturno sia “il tempo della svinatura, delle bevute abbondanti”, un lungo periodo che ci ha lasciato usanze conservate fino ad oggi che caratterizzano il nostro modo di festeggiare il Natale di Cristo, “nostro nuovo Sole” come voleva affermare S. Ambrogio: accendere le luci (delle candele prima, elettriche oggi), il banchetto, lo scambio di doni, la celebrazione religiosa, regalarsi i ceri, i datteri, le noci e cibi dolci come il miele, fare i brindisi e gli auguri, la chiusura delle scuole, la lunga festa, la Tombola, considerata il grande gioco di Saturno che assumeva però funzioni oracolari di previsione del futuro.

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