In Libano è guerra aperta

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di Giovanni Sorbello

In Libano l’incremento di attacchi armati e attentati con autobombe avvenuti negli ultimi giorni, hanno assunto le dimensioni di una vera e propria guerra condotta da gruppi armati terroristici presenti in Libano e sul confine siriano.

Nelle ultime 48 ore una trentina di razzi sparati dalla Siria contro le città libanesi situate lungo il confine hanno causato la morte di nove persone, tra cui sei bambini dai tre ai dieci anni, e decine di persone sono rimaste ferite.

Quattro fratelli della famiglia Hujeiri sono stati uccisi da un razzo che ha colpito la loro casa, e un quinto figlio del clan Hujeiri è stato ucciso in un altro attacco missilistico. Ingenti i danni causati dai razzi alle abitazioni e alle autovetture. Il lancio di razzi ha avuto come principale obiettivo le province di Arsal, Hermel e Al-Qasr.

L’esercito ha confermato gli attacchi, dichiarando che oltre venti razzi e diversi colpi di mortaio sono stati sparati dalla Siria contro le città di Ras Baalbek, Kawakh, Buwayda, Hermel, Masharih al-Qaa e Arsal, causando vittime e danni materiali. Contemporaneamente si sono registrati feroci scontri tra gruppi “ribelli” ed esercito siriano nelle città di frontiera siriane di Quseir, Al-Rif e Jousieh.

Quando la notizia dei razzi su Arsal è giunta a Tripoli, decine di uomini del quartiere sunnita di Bab al-Tabbaneh hanno iniziato a sparare contro i loro rivali del quartiere alawita di Jabal Mohsen, elevando le tensioni nella città portuale. Gli scontri armati sono proseguiti fino ad oggi provocando la morte di uno studente e il ferimento di altre cinque persone.

La città di Tripoli, roccaforte dell’estremismo sunnita è al centro di un violento conflitto interno tra la comunità alawita che sostiene il legittimo governo di Assad e la comunità sunnita schierata in buona parte con i “ribelli” siriani. Il terrore dei cittadini libanesi e che questi continui attacchi armati non siano altro che la volontà di certi Paesi regionali di far sprofondare il Libano nel caos e nella violenza.

 

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