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Il Front National vola nei sondaggi: che ne dice la massoneria francese?

Redazione on 10 ottobre 2013 - 12:37 in Europa, Primo Piano

di Federico Cenci

Nel giorno del suo 41esimo compleanno, il Front National riceve dai sondaggi un delizioso regalo. Per la prima volta, infatti, risulta che quello di Marine Le Pen è il primo partito di Francia. Lo rivela l’agenzia Ifop (per la rivista Le Nouvel Observateur): il Front National avrebbe raggiunto il 24% delle preferenze, seguito dal partito di centrodestra dell’Ump (22%) e, a ben cinque punti percentuali di distanza, dai socialisti del presidente François Hollande (19%).

I sondaggi premiano dunque l’unico partito che ha saputo farsi interprete dell’insofferenza dei cittadini francesi rispetto a due preminenti questioni di attualità: il progressismo estremo dell’attuale governo socialista e l’austerità imposta da Bruxelles. Nessun altro partito, a parte il Front National, ha pubblicamente appoggiato Manif pour tous, l’ampio movimento di protesta contro la legge che consente agli omosessuali di sposarsi e di adottare bambini. Fin da prima dell’approvazione di questa contestatissima legge, invece, Marine Le Pen affermava: «Tra le regole della nostra società, il matrimonio è tra un uomo e una donna». E ancora: «Non penso che sia positivo cambiare questa regola, se partiamo da questo principio, possiamo spingerci molto lontano nella modifica della nostra civiltà».

Così come sul modo arbitrario di Hollande di affrontare i temi etici, anche sull’Unione europea l’opinione della carismatica leader coincide con quella di gran parte dei suoi connazionali. Il consenso nei suoi confronti, infatti, si è impennato l’estate scorsa, dopo che Marine Le Pen ha affermato che laddove si trovasse a governare la Francia, per prima cosa rimetterebbe in discussione le politiche imposte da Bruxelles agli Stati nazionali. L’Europa di oggi, ha spiegato, «è solo un grande bluff. Da un lato c’è l’immenso potere dei popoli sovrani e dall’altro lato solo alcuni tecnocrati». Parole che hanno scaldato il vecchio cuore nazionalista francese, che oggi più che mai si sente vessato da un’Unione che – come in molti ritengono – interferendo sulle legislazioni nazionali rischia di schiacciare l’identità dei popoli.

Già in un suo libro autobiografico uscito nel 2011, Le Pen ebbe modo di chiarire la sua posizione: «Sia ben inteso, io non combatto l’Europa, ma la Ue, le sue politiche, la sua architettura, il suo Dna, i suoi progetti. L’Europa, al contrario, come io la vedo, è una civiltà, un territorio, una tradizione. Io sono europea, mi sento francese ed europea, ma la Ue è una struttura che considero totalitaria» (Controcorrente, ed. Pagine, 2011). Pensieri e parole che ora la premiano, lanciando il suo partito in testa ai sondaggi.

A questo punto, tuttavia, si pone un interrogativo tutt’altro che banale. Può vincere le elezioni, in un Paese dalla robusta tradizione massonica come la Francia, un partito fortemente stigmatizzato all’interno delle logge? Prima delle presidenziali dell’aprile 2012, Le Nouvel Observateur aveva dedicato un’approfondita inchiesta all’influenza esercitata dai “grembiulini” sull’esito delle elezioni. «L’esperienza delle ultime presidenziali – scriveva il giornalista François Bazin – insegna che non si vince senza un’etichetta massonica». Il candidato non deve essere necessariamente iscritto a una loggia – spiegava Bazin – ma rendersi disponibile ad assecondarne le richieste. Ebbene, mentre Le Nouvel Observateur usciva con questo articolo, come a volerlo avallare, Guy Arcinet, gran maestro del Grande Oriente di Francia, affermava gongolante che molti politici, durante la campagna elettorale, avevano fatto la fila per parlare nei templi massonici. Tra loro, l’attuale presidente Hollande, il vetero-comunista Mélenchon, il moderato “cattolico” Bayrou, l’ex presidente Sarkozy. All’appello mancava l’altra grande candidata Marine Le Pen, in quanto ritenuta indesiderata dai padroni di loggia.

In una pubblica scomunica nei confronti del Front National si era esibito negli stessi giorni anche Jean-Michel Quillardet, altro gran maestro del Grande Oriente, il quale aveva definito il partito di Le Pen agli antipodi da quei principi di fratellanza universale di cui i massoni si dicono alfieri. «Per il senso del vivere insieme, gli individui non devono essere ridotti alla loro professione, al colore della loro pelle, alla loro etnia o alle loro convinzioni religiose», aveva affermato Quillardet nell’atto di prendere le distanze dal Front National.

L’idiosincrasia massonica verso il Front National è stata confermata anche dal fondatore del partito nazionalista francese, Jean-Marie Le Pen. L’anziano padre di Marine, in occasione dei quarant’anni del partito, giusto un anno fa, accusò l’Ump di essersi impegnato a non allearsi mai con il Front National. Jean-Marie Le Pen aggiunse che fu il B’nai B’rith, una sorta di massoneria ebraica, ad imporre questa condizione ai vertici del centrodestra francese. «Del resto – disse Le Pen al settimanale Minute – credo che alcuni rappresentati del vecchio Rpr (Rassemblement pour la Republique, Raggruppamento per la Repubblica, ndr) si sarebbero vantati di questo patto, che sarebbe stato firmato dall’abominevole Chirac». Un patto che Jean-Marie Le Pen evocò già nel lontano 1997: «Chirac e il Rpr hanno preso un impegno con il B’nai B’rith e altre organizzazioni straniere: mai allearsi con il Front National, anche se ce n’è bisogno per raggiungere la maggioranza», aveva dichiarato in un’intervista a L’Express.

È bene chiarire. Non tutte le obbedienze francesi condividono un tale ostracismo verso il Front National. Altrimenti non si spiegherebbe la presenza, all’interno della squadra di stretti collaboratori di Marine Le Pen, dell’avvocato Gilbert Collard, iniziato in giovane età nella Gran Loggia di Francia e passato poi alla Gran Loggia Nazionale Francese, storicamente vicina alla massoneria inglese e di tendenza conservatrice.

Nella gran parte delle logge francesi, tuttavia, l’aria che si respira è satura di progressismo e ripugnanza verso i movimenti identitari ed euroscettici. E se è vero che l’influenza della massoneria, in Francia, spira più che altrove e riesce a condizionare i risultati delle elezioni, occorre che Marine Le Pen stia accorta. Una longa manus potrebbe arrestare il cammino del suo partito. Che, almeno ad oggi, appare trionfale.

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