Il dilemma dell’Italia tra Brexit e Brics

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di Cinzia Palmacci

Nonostante le mistificazioni di certa stampa sugli effetti futuri del Brexit, oggi molti in centro Europa sono nel panico: il Brexit può significare la fine del benessere per “qualcuno in particolare” in Ue. Ma non finisce qui, anzi è solo l’inizio. Un Brexit significherà inevitabilmente che altri Paesi vorranno fare lo stesso, a maggior ragione dopo aver realizzato nei fatti un rinnovato vigore economico britannico a spese di minori importazioni/consumi esteri (principalmente tedeschi) nell’arco di meno di anno. Ossia con Londra fuori dall’Ue, e che svaluta fortemente la sterlina facendo ripartire la propria economia, tutti capiranno l’imbroglio ossia che la moneta unica serve solo a Berlino che grazie alla sola presenza dei Paesi eurodeboli nella compagine permette alle sue esportazioni di essere competitive, per altro spiazzando i competitor partner nell’euro ad esempio l’Italia. Uniamo a tutto questo che proprio l’Italia è il maggior alleato anglosassone nell’Europa continentale oltre che il maggior competitor manifatturiero tedesco. Letta in altro modo, comunque vada, aspettiamoci una destabilizzazione italica post-Brexit. Non solo. Un nuovo ostacolo sembra affacciarsi all’orizzonte per l’Italia: la rimonta del movimento 5 stelle nelle ultime amministrative che, da servi “telecomandati” dall’establishment made in Usa-Nwo, potrebbero presto scalare il potere verso Palazzo Chigi e porsi di traverso a qualunque soluzione anti-Usa, essendo notoriamente contrari all’uscita dell’Italia dall’eurozona. Forti della recente rimonta elettorale, hanno già dichiarato guerra a chi esprime liberamente e democraticamente la propria opinione politica contro il loro movimento.

Dopo il Brexit i Brics?

Da quando i Brics (Brasile, Russia, India, Cina e Sud Africa) hanno espresso la loro unanimità attraverso la formazione di una Banca di sviluppo congiunto a Durban, Sud Africa il 27 Marzo 2013, il califfato sionista-anglosassone ha tentato di dividerli. Stessa strategia “da panico” (il loro) usata con il Brexit. I Brics costituiscono circa il 45% della popolazione mondiale e quasi il 30% del Pil mondiale. L’idea dei Brics è di emettere una moneta alternativa congiunta, completamente indipendente dal dollaro statunitense e la sua economia di avidità. Nel frattempo, un certo numero di altri Paesi vorrebbe unirsi ai Brics, tra cui Argentina, Venezuela, Iran, Mongolia, Malesia e altri, il che porterebbe a circa un terzo della produzione economica mondiale e alla metà degli abitanti del globo. Questo dà ai Brics un profilo di forza superiore a quello degli Stati Uniti e dell’Europa messi insieme. La Cina da sola non solo è già la più grande economia del mondo, ma domina anche il mercato asiatico di circa 4,2 miliardi di persone, il 60% della popolazione mondiale e un Pil combinato di circa 20 miliardi di dollari, pari a circa 25 miliardi di dollari quando si confronta il suo potere d’acquisto con quello dell’economia basata sul dollaro Usa, di circa 17 miliardi di dollari.

L’Asia ha registrato un tasso di crescita medio di quasi l’8% nel corso degli ultimi anni, rispetto a quello del mondo occidentale, che si aggira intorno all’1%. I Brics non devono aver paura di interferenze americane, divide et impera, se sono in grado di consolidare la loro unione con la solidarietà, politica e monetaria, così come politiche commerciali comuni, e se hanno la volontà politica di separare le loro economie dal dollaro, cosa che è la chiave per il successo dei Brics. Sir Obama, chiamato anche il califfo occidentale, ha diverse capacità auto-concepite. Egli crea nuovi califfati al suo servizio, come l’Isis, lo Stato islamico dell’Iraq e del Levante (Siria); poi li bombarda, facendo credere al mondo che siano nemici, tollera la decapitazione di giornalisti occidentali e finanzia clandestinamente la loro crociata nel Medio Oriente per l’energia e il dominio mondiale, una crociata che l’Isis sta portando avanti per il califfato supremo della Casa Bianca. Il califfato di Washington ha anche un piccolo esercito di nazioni martiri che combattono per lui, come i 28 membri dell’Unione Europea, guidata da un gruppo di sodali sottomessi a Washington. Questi fanno quello che dice Washington. Per la maggior parte sono anche membri pro-forma della macchina da guerra mondiale del califfato guidato Casa Bianca, chiamata Nato. Naturalmente, il califfato è sempre pronto con sanzioni per coloro che non si comportano bene, in particolare sanzioni che poi si ritorcono contro altri, vedi l’Italia con miliardi di fatturato in fumo. Le ultime sanzioni contro la Russia seguono una serie di propaganda multi-miliardaria di menzogne e falsità, che ha demonizzato Vladimir Putin e la Russia. È interessante notare che le “sanzioni” imposte sulla Russia dal supremo guerriero di Washington, e sommessamente portate avanti dai suoi servi europei, hanno provocato la contromossa della Russia, che ha bloccato la maggior parte del commercio agricolo con l’Europa, lasciando gli agricoltori europei con frutta e verdura marce, miliardi di dollari di perdita, stimata pari a un multiplo dei costi delle “sanzioni” contro la Russia.

In realtà, la marea sta cambiando, questo è il rivestimento d’argento della nube scura riversata dalla mostruosa, micidiale macchina da guerra occidentale. I più grandi dei servi europei, Germania e Francia, e alcuni di quelli più recenti, Polonia, Ungheria e Repubblica ceca, per citarne solo alcuni, diventano dubbiosi ed esitanti sulla via delle sanzioni. Cominciano a sentire il dolore. Il califfato sionista anglo-sassone ha bisogno di conflitti e guerre per sopravvivere. La sua economia si basa sulla produzione di armi e sulla distruzione. La pace mondiale lo farebbe crollare. Per raggiungere il loro obiettivo, il califfato occidentale sta usando una saggezza millenaria – dividere per soggiogare. Con una campagna mondiale di propaganda e menzogne finanziata con molti miliardi di dollari, Obama e i suoi servi europei prima confondono le popolazioni di nazioni e continenti interi, distorcono il loro buon senso, scavano un cuneo tra di loro, tra alleati, vicini di casa, culture comuni, famiglie, trasformando gli amici in nemici. Ricordate, il dollaro è una moneta virtuale, non vale la carta su cui è stampato. Viene prodotto a volontà e si chiama Quantitative Easing (QE), un eufemismo conveniente confuso per la creazione di debiti mantenuti come riserve monetarie dei tesori delle nazioni di tutto il mondo. Lo stesso accade con il finanziamento dell’eterna macchina da guerra. Stampare moneta a volontà è diventato un passatempo per giustificare guerre e uccisioni di massa, per conquistare le risorse e i popoli del mondo. Durerà finché il resto del mondo lo permette. È già un fenomeno che sta appassendo. Dieci o quindici anni fa, quasi il 90% delle riserve mondiali era denominato in dollari Usa. Oggi questa cifra si è ridotta a circa il 60%.

Dividere per sottomettere è proprio ciò che il califfato occidentale intende fare con i Brics. A partire dal Brasile, Washington tenta attraverso una brutta campagna diffamatoria di calunniare il leader del Brasile, Dilma Rousseff e di diffamare l’economia del Paese. I Brics perderanno il Brasile? La Rousseff è accusata di corruzione e nepotismo, mentre l’economia del Brasile è ammonita per un galoppante debito privato che presumibilmente si attesta sull’80% del Pil. Tuttavia, i diffamatori non spiegano che grazie all’aumento del debito privato il Pil del Brasile è cresciuto del 30% negli ultimi dieci anni. Non spiegano nemmeno che il debito estero del Brasile in rapporto al Pil è inferiore al 57% rispetto a quello degli Stati Uniti, che è di quasi il 101,5%, e rispetto a quello della Germania, dell’82%. In breve, il Brasile sta andando bene. Ma i maestri di propaganda dei media sono riusciti ad abbassare la popolarità della presidente Rousseff fino a farle perdere la poltrona in favore di Michel Temer. Precisamente quel che voleva il califfato di Washington. Immaginate una vera e propria gara basata sull’economia tra il califfato occidentale e i Brics. Con un Pil di circa il 30% della produzione economica mondiale, che copre quasi il 50% della popolazione del mondo, i Paesi dei Brics hanno un debito medio in rapporto al Pil inferiore al 45% (stima del 2014), Brasile (56,8%), Russia (13,4%), India (67,7%), Cina (22,4%), Sud Africa (46,1%), rispetto a quello degli Stati Uniti (101,5%) e della zona euro (92,6%).

È chiaro che i Paesi dei Brics non hanno nulla da temere dal califfato occidentale e dalla sua possibile sfilza di sanzioni. Tuttavia, l’impero occidentale sionista-anglo-sassone controlla l’attuale sistema monetario occidentale. La Fed, Wall Street, la Banca centrale europea e il Fondo Monetario Internazionale, che è un’estensione del Tesoro Usa e della Fed, così come la Banca dei Regolamenti Internazionali (Bri), la banca centrale delle banche centrali, il capo manipolatore (di proprietà privata) di oro e valute, tengono in ostaggio le economie occidentali. Sono loro a finanziare la macchina da guerra Usa/Nato. Il sistema finanziario occidentale a controllo sionista-anglo-sassone ha lo stesso obiettivo di dominio a spettro completo del califfato suprema e dell’assassino-in-capo, Obama, che attualmente serve la manifattura di produzione di armi e l’oligarchia bancaria occidentale. È quindi giunto il momento che i Paesi Brics entrino in azione con la loro moneta alternativa, completamente staccata dal dollaro e dal sistema di compensazione di Wall Street. La fattibilità economica di un tale sistema alternativo è circa da 2 a 3 volte superiore a quella del dollaro Usa. Può essere necessario un provvedimento d’urgenza per fermare il bulldozer occidentale. Russia e Cina e una serie di altri Paesi hanno già accettato di commerciare nelle rispettive valute e, in particolare, di commerciare idrocarburi in denaro non denominato in dollari, una misura che farà scendere notevolmente la domanda di dollari, e quindi abbasserà ulteriormente vitalità del dollaro come valuta di riserva. Russia e Cina sono pronti a emettere una moneta comune, un paniere di valute che possono essere unite a quelle altri Paesi disposti a staccarsi dalle zanne del califfato monetario occidentale abusivo.

La Russia e la Cina non sono Paesi imperialisti

Con la Russia invitata dal governo siriano ad intensificare l’aiuto per contrastare e sconfiggere gli squadroni della morte di Gran Bretagna, Francia e Usa nel Paese, nella relativa impennata nella difesa della Siria che resiste all’attacco imperialista globale combinata da oltre 4 anni, sentiamo riecheggiare le principali potenze della Nato nell’indicare la Russia quale Paese ‘imperialista’, o di “militarismo russo”, per citare un noto capo del momento della sinistra inglese. Nulla del genere. Il capitalismo europeo moderno ha molte caratteristiche specifiche, uniche di per sé e che non possono risalire agli antichi imperi né possono essere attribuite a Paesi come la Russia. Lenin definisce cinque caratteristiche dell’imperialismo moderno, e per imperialismo intende i moderni grandi Paesi capitalisti-colonialisti. Vediamo punto per punto come ciò non sia rilevante per la Russia e gli altri Paesi che vengono tacciati di “imperialismo”:
1) “Concentrazione di produzione e capitale, creazione di monopoli che svolgono un ruolo decisivo nella vita economica”;
Lo Stato in Russia, continuazione dell’élite della sicurezza (Kgb) e militare (Armata Rossa) del periodo sovietico (1917-1991) è in ultima analisi responsabile della vita economica e politica del Paese, non i monopoli. Questa élite è intrisa di una concezione del mondo e politica ostile all’imperialismo;
2) “Fusione del capitale bancario con quello industriale, e creazione, su tale base del “capitale finanziario” e di un’”oligarchia finanziaria”;
Vi è una limitata oligarchia finanziaria, ma non come oligarchia con qualche ruolo di primo piano nella vita russa; no, sono le classi della sicurezza e militari che guidano la Russia. L’ascesa di Putin per l’élite e la leadership russa segnò la fine dell’imperialismo occidentale che imponeva il saccheggio dei beni dello Stato e l’avvento al potere di una élite economica totalmente anti-russa che stava spezzando il Paese. Putin le ha imposto il terrore politico e l’epurazione.
3) “L’esportazione di capitale distinta dall’esportazione di materie prime, acquista un’importanza eccezionale”;
Una premessa fondamentale è che la Russia non ha ‘capitale’, nel senso che non esiste il ‘capitale’ dell’Europa occidentale, Nord America (e Australia), avendo natura completamente diversa dalla concettualizzazione mondiale del colonialismo moderno.
4) “Formazione di associazioni internazionali monopoliste capitalistiche che si spartiscono il mondo”;
La Russia non è e non è mai stata assieme a Nato ed imperialisti, dove gli imperialisti non accettano affatto il ruolo della Russia sulla scena mondiale; piuttosto gli imperialisti hanno sempre seguito e continuano a sviluppare una politica di guerra aperta contro la Russia, circondandola militarmente e cercando di degradarne gli alleati mondiali. Tale politica non funziona per nulla!
5) “Completa divisione territoriale del mondo tra le più grandi potenze capitaliste”;
La Russia resiste in partnership con il Sud del mondo a tale divisione del mondo da parte delle potenze imperialiste. Alcuni esempi sono il sostegno politico e militare della Russia alle nazioni latino-americane come Venezuela e Cuba. I russi compivano un’esercitazione navale militare congiunta con i venezuelani nel 2007 nelle acque dei Caraibi, una grande vittoria storica del movimento antimperialista mondiale, tanto è vero che i media imperialisti non volevano farlo sapere mantenendo uno stretto silenzio.
Lenin ha anche sviluppato il concetto delle tre contraddizioni dell’imperialismo:
1. Tra lavoro e capitale (imperialisti capitalisti globali/imperialisti/neo-colonialisti globalisti). Nella ‘guerra di classe globale’, la Russia si trova in prima linea nella difesa del primo interesse della classe operaia globale a non essere distrutta dall’imperialismo. 
2. Tra gli stessi Paesi imperialisti
La Russia come ogni altro Paese del Sud del mondo cerca di sfruttare le tensioni tra gli imperialisti a proprio vantaggio, e la Russia così come la Cina lo fa in genere molto bene.
3. Tra nazioni imperialiste/che opprimono e nazioni oppresse o ciò che alcuni chiamano ‘Sud Globale’ o ‘Terzo Mondo’.
In questa contraddizione, la Russia è chiaramente dalla parte delle “nazioni oppresse”. Tuttavia, questo non basta ad esplorare e identificare la natura dell’imperialismo, e se la Russia vi si adatti. Perché l’imperialismo è molto di più tali cinque caratteristiche e tre contraddizioni. Qui vediamo quanto irrilevanti siano le etichette imperialiste su Russia, Cina e altri. Il capitalismo esiste in Russia e in Cina e francamente esiste in varia misura in tutti i Paesi del mondo. In conclusione: se si ha mente acuta e si osserva la natura del moderno colonialismo-capitalismo-imperialismo, si vede chiaramente come inapplicabile sia verso Russia e Cina, ecc. Purtroppo la sinistra imperialista/occidentale e occidentalizzata resta sempre alla coda degli imperialisti, quasi sempre riecheggiando concetti e realtà politiche dell’oppressione imperialista nel mondo. Considerano la Russia pari all’imperialismo, di conseguenza sostengono che sia ‘militarista e imperialista’. Così l’imperialismo cerca sempre di ‘razzializzare’, o escludere dall’umanità tutti i popoli che vuole attaccare e distruggere, e gli assalti razzializzati più feroci ricadono sui popoli più scuri, ma anche i popoli dalla pelle assai meno scura possono sempre finire nello stato di disumanizzato pronto per la distruzione, come alcuni ‘bianchi’ o anche ‘biondi’ parte costituente dei popoli di Afghanistan, Libia, Palestina, Iraq, Ucraina orientale e anche i russi, come apertamente indica il metodo disumanizzato della supremazia bianca imperialista.

Il rinnovato impegno della Russia nella difesa della Siria contro il progetto di distruzione degli squadroni della morte imperialisti, in alleanza con Iraq e Iran, è un importante sviluppo per l’esistenza e la liberazione delle nostre Patrie. Abbiamo bisogno di altri patti militari difensivi tra i nostri Paesi, abbiamo bisogno di alleanze militari più strategiche tra i nostri Paesi per respingere e sconfiggere una volta per tutte tale sistema genocida suprematista. La Russia e altri non sono imperialisti, sono l’avanguardia della nostra difesa dai veri perpetratori delle peggiori violenze mai visite dall’umanità in questi ultimi 500 anni. Tali oppressori devono essere sconfitti e lo saranno solo dalla Russia e altri stretti nostri alleati, e il nostro compito è difendere le alleanze positive nell’unità o nella costruzione di una maggiore unità. Riguardo all’Italia, diciamo che per ora non resta che aspettare e vedere cosa succederà dopo l’eventuale uscita della Gran Bretagna dall’Ue, dopodiché potrebbe valutare l’opportunità di un doppio referendum sull’uscita dall’Unione Europea e sull’adesione ai Brics, o comunque una forma di alleanza economica alternativa all’attuale sistema diktatoriale europeo.

La paura è sempre stata lo strumento più efficace degli oppressori per continuare ad opprimere indisturbati, ma questa volta sono loro ad essere finiti in preda al panico.

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