Il conflitto in Siria spacca anche Hamas

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di Giovanni Sorbello

Il conflitto in Siria spacca anche il movimento di resistenza Hamas. Diverse sono le posizioni all’interno del movimento alla luce di un imminente attacco militare alla Siria.

La leadership di Hamas si trova ad affrontare le forti divergenze con l’ala militare delle Brigate “Izz al-Din al-Qassam”, che annuncia di sostenere la Siria in caso di aggressione occidentale, sottolineando la volontà di essere indipendenti dalla leadership del movimento.

La posizione delle “Qassam” è sostenuta anche da alcuni leader di Hamas, tra cui Imad al-Alami e Mahmoud al-Zahar, che hanno una forte influenza all’interno dell’ala militare. Negli ultimi anni i leaders di Hamas, foraggiati anche da una montagna di milioni di dollari arrivati da Qatar e Arabia Saudita, hanno manifestato una posizione ambigua nei confronti della Siria e di quei Paesi come l’Iran, che da sempre hanno sostenuto e finanziato la resistenza palestinese.

Da segnalare anche il comunicato ufficiale giunto ieri dalle fazioni palestinesi in Siria, in cui si afferma: “In un possibile attacco militare contro la Siria da parte degli Stati Uniti, i movimenti palestinesi si sentono in dovere di difendere la nazione siriana, per il sostegno e l’ospitalità che la Siria ha sempre fornito ai profughi palestinesi”.

Altro episodio che evidenzia la confusione che regna all’interno di Hamas, si è registrato poco tempo fa nella Striscia di Gaza. Di fronte alla barriera di separazione con Israele, combattenti di Hamas hanno issato uno striscione scritto in arabo, inglese, persiano ed ebraico in cui si ringraziava Teheran per il supporto dato alla resistenza palestinese. Sono intervenuti alcuni dirigenti del movimento che hanno provato a rimuovere l’enorme striscione, ma l’intervento di elementi delle Brigate Qassam ha impedito che lo striscione venisse rimosso.

Dividere il popolo palestinese nelle sue scelte e nelle sue posizioni soprattutto in ambito regionale, è stata da sempre una prerogativa dei Paesi arabi “amici” del popolo palestinese, sulle cui disgrazie e pene in tanti hanno costruito le proprie fortune.

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