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Homs: i takfiri sgombrano i sobborghi

Salvo Ardizzone on 15 marzo 2017 - 04:51 in Medio Oriente, Primo Piano

A Homs, la mediazione dei Russi ha condotto ad un accordo per la cessazione delle ostilità e lo sgombro dei takfiri dai sobborghi a nord ovest.

Homs i takfiri sgombrano i sobborghi

La terza città della Siria è stata martirizzata da 6 anni di guerra; nel 2014 era tornata sotto il controllo del legittimo Governo di Damasco, ma l’area di al-Waer, tra la Ring Road e l’autostrada per Tartus, era rimasta un campo di battaglia. L’accordo raggiunto con i terroristi, in cambio dell’immunità e della consegna delle armi, restituisce ad Homs la pace e garantisce il consolidamento del quadrante centro occidentale siriano.

I “ribelli” che rinunceranno alla violenza potranno rimanere nella città e beneficeranno dell’amnistia decretata dal presidente al-Assad; gli altri verranno sgombrati nel corso delle prossime settimane. Secondo stime di Homs Media Center, saranno fra le 10 e le 15mila persone a lasciare l’area; il primo gruppo di 1500 dovrebbe partire già nei prossimi giorni.

Stando alle dichiarazioni dell’Osservatorio siriano per i diritti umani, nella zona ora pacificata vi erano oltre 2500 takfiri, che nella gran parte lasceranno Homs insieme alle loro famiglie. A sovrintendere all’evacuazione, sarà la Polizia Militare e la Mezzaluna Rossa.

Destinazione dei “ribelli” sarebbe l’area di Jarablus, controllata da Ankara e dai gruppi terroristici sponsorizzati dalla Turchia, e la tradizionale destinazione di Idlib, ove sono stati avviati la gran parte dei takfiri che hanno sin qui deposto le armi, spegnendo focolai di guerra in molte parti della Siria.

Pacificata Homs, il concentramento dei terroristi nell’area di Idlib permette a Damasco ed ai suoi alleati di pianificare un’offensiva decisiva nel nord ovest del Paese: si parla di circa 25mila effettivi dell’Esercito siriano affiancati dalla massiccia presenza di Hezbollah e di combattenti sciiti.

Nel frattempo, l’attenzione dei media è concentrata (e non è un caso) su Raqqa; laggiù gli Usa hanno messo ufficialmente gli “scarponi sul campo”, schierando accanto ai 500 elementi già presenti altri 400 uomini appartenenti a un battaglione di artiglieria dei Marines e ad elementi di appoggio del 75° Ranger.

Con il dispiegamento a sostegno delle Syrian Democratic Forces (le formazioni egemonizzate dai curdi) che stanno investendo Raqqa, Washington intende affermare dinanzi alla comunità internazionale che sta facendo la sua parte contro il Daesh, tentando di riacquistare voce in capitolo in uno scenario in cui rischia di non pesare più nulla.

di Salvo Ardizzone

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