Telenovela Hariri, Pm rientra a Beirut

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Dopo una telenovela durata quasi un mese, il primo ministro libanese Saad Hariri è finalmente rientrato a Beirut dopo aver annunciato le sue dimissioni dalla capitale saudita Riyadh. 

Hariri è arrivato a Beirut questa mattina dopo una tappa a Cipro per un incontro con il presidente del Paese, Nicos Anastasiades. Nella giornata di ieri, ha fatto una breve visita in Egitto per colloqui con il presidente egiziano Abdel Fattah el-Sisi.

Durante l’incontro, Hariri ha ringraziato Sisi per il suo sostegno, sottolineando che non avrebbe confermato le sue dimissioni fino al suo rientro a Beirut. “Mercoledì avremo il Giorno dell’Indipendenza in Libano, a Dio piacendo per tutti i libanesi, come ho detto a Parigi, la mia posizione politica sarà chiarita in Libano”, ha aggiunto il primo ministro libanese.

Hariri ha annunciato le sue dimissioni durante una dichiarazione teletrasmessa il 4 novembre, motivando la decisione con diverse ragioni, inclusa la situazione della sicurezza in Libano. Ha anche dichiarato di aver percepito un complotto contro la sua vita, ma immediatamente smentito dalle Forze di sicurezza libanesi.

Hariri era divenuto primo ministro nel 2016, dopo l’elezione alla Presidenza di Michel Aoun; le sue dimissioni giungono all’improvviso, ma negli ultimi giorni aveva dato segno di crescente nervosismo, accentuato dopo una prima visita improvvisa in Arabia Saudita, seguita da un incontro in Libano con Ali Akbar Velayati, un’influente personalità iraniana; tornato subito a Riyadh ha dato l’annuncio.

Con ogni probabilità, dietro alle bizzarre dimissioni, annunciate all’improvviso in un altro Stato, vi sono le pressioni fatte da Riyadh (che in questo ha la completa sintonia di Usa e Israele) per mandare in crisi il quadro politico libanese e giocare la carta del caos, dopo che sono falliti tutti gli altri tentativi per riacquistare il controllo del Paese.

Negli sguaiati attacchi all’Iran e a Hezbollah pronunciati da Hariri, come negli asseriti timori per un complotto contro la sua vita diffusi ampiamente da Al-Arabiya, la cassa di risonanza degli interessi del Golfo, echeggiano i peggiori stereotipi della propaganda saudita e sionista.

di Redazione

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