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Hamas rimane fedele alla Resistenza

Salvo Ardizzone on 15 novembre 2017 - 05:01 in Asse della Resistenza, Primo Piano

Il 12 ottobre Hamas e Fatah hanno concluso un accordo per superare anni di contrapposizione fra la Striscia di Gaza e la Cisgiodania, aprendo alla costituzione di un Governo palestinese di unità nazionale. L’intesa ha però dato il via a speculazioni sul futuro della lotta per la liberazione della Palestina, e dubbi sul permanere di Hamas sulle posizioni della Resistenza.

Nel corso di un convegno tenutosi in Iran, organizzato dall’agenzia Alwaght, una delegazione di Hamas, guidata da Saleh Al-Aruri, vice capo dell’Ufficio Politico del Movimento, ha messo in chiaro come il gruppo palestinese resti saldamente nell’alveo della Resistenza.

Dopo l’accordo con Fatah, siglato al Cairo, il premier israeliano Netanyahu ha posto tre condizioni per riconoscerlo: Hamas doveva disarmare, cessando ogni ostilità verso Israele, riconoscere l’entità sionista e interrompere le relazioni con l’Iran. La risposta netta di Al-Aruri è che il movimento palestinese non rinuncerà mai alla lotta armata, né cederà le armi, non riconoscerà Israele e non taglierà i rapporti con la Repubblica Islamica.

Rifacendosi alle dichiarazioni di Yahya Sinwar, capo di Hamas a Gaza, il capo delegazione ha affermato che il Movimento non accetterà d’interrompere la lotta perché si è entrati nella fase di annientamento di Israele, non del suo riconoscimento. Per questo il gruppo palestinese crede che le proprie armi siano più che mai essenziali per combattere fino alla scomparsa dell’entità sionista, per questo non le cederà mai e mai abbandonerà i propri principi. Non è un caso che l’accordo di riconciliazione del Cairo abbia lasciato fuori le armi e i principi della Resistenza, su cui Hamas non transige.

Allo stesso modo, la questione palestinese e la liberazione di Gerusalemme sono sempre state centrali per la Repubblica Islamica, che non ha fatto mai mancare il suo sostegno alla causa della liberazione della Palestina; per questo è impensabile una rottura dei rapporti con l’Iran.

Tornando al documento di riconciliazione e al suo contenuto, Al-Aruri ha dichiarato che con l’Olp è stato raggiunto un accordo per la formazione di uno Stato palestinese entro i confini del 1967, ma esso è solo una base per raggiungere l’ideale, che si continua a perseguire, di una Palestina dal Giordano al Mediterraneo dove tutti i profughi palestinesi possano tornare.

Per realizzare questo programma che non cambierà mai, Al-Aruri ha affermato che Hamas manterrà le sue armi e le forze di sicurezza della Resistenza a Gaza continueranno a funzionare e a potenziarsi. Al momento, esse stanno formando nuovi combattenti per continuare la lotta fino alla liberazione di al-Quds.

Nel corso del convegno è intervenuto Osama Hamdan, capo degli affari arabi di Hamas; esso ha evidenziato il piano statunitense per smembrare la regione e dividere il mondo musulmano, di cui Israele è il centro decisionale. Tel Aviv sta cercando di allearsi con alcuni Paesi dell’area, mirando a mantenere i meccanismi di dominio sul Medio Oriente; dinanzi a questo scenario, Hamdan ha sottolineato l’importanza della Resistenza, sostenendo che tre decenni di lotta dimostrano che Hamas rimane legata alla sua scelta di combattere il sionismo, ed è appunto la Resistenza la sua unica strada. Una nuova generazione di combattenti è ora alla testa delle Istituzioni del Movimento, ed essa è assai più ferma della vecchia nel sostenere i suoi ideali.

Nell’ambito dell’incontro si è approfondito il rapporto fra Hamas e la Repubblica Islamica: per il Popolo iraniano ed i suoi leader, la causa palestinese è centrale; nell’ultimo decennio, sono avvenuti radicali cambiamenti in Egitto, Libia, Bahrain, Yemen, Libano, Tunisia, Siria ed anche Iraq, ma la liberazione della Palestina è rimasta di fondamentale importanza per l’Iran.

Il fatto che Hamas, anche se fra alti e bassi, sia rimasto comunque sulla via della Resistenza, ne fa un interlocutore naturale per Teheran, e d’altra parte, che il suo Ufficio politico sia composto in larga maggioranza da elementi che vedono nella Resistenza l’unica via per la liberazione di al-Quds, rende i rapporti ovvi nell’ambito dell’Asse della Resistenza.

Dietro l’accordo del Cairo con Fatah, per Hamas c’è solo una questione d’opportunità ma nulla che intacchi la sostanza, ovvero la lotta armata per la liberazione della Palestina, come ha ben compreso l’entità sionista che cerca garanzie che non potrà avere.

di Salvo Ardizzone

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