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Usa, tra Guerra Sporca e Fiction

Redazione on 11 dicembre 2016 - 09:42 in Medio Oriente, Primo Piano

Definire Guerra Sporca una guerra, dovrebbe essere la regola. Invece appare come un qualcosa di ribelle, da pacifismo estremo, un gioco linguistico. Perchè si parte dall’idea che la Guerra sia Guerra. Che possa essere anche Sporca pare un Calembour per buontemponi. Quello che stiamo per raccontare pare uscito dalla famosa fiction americana “Homeland”, dove si narrano le gesta di un’agente della sicurezza nazionale, una donna, che viene sguinzagliata ovunque vi siano conflitti e questioni da risolvere.

guerra sporcaIl nome di Jeremy Scahill, per la maggioranza degli italiani, sarà completamente sconosciuto. Schaill è l’autore di un bellissimo libro sulla Guerra Sporca, dal titolo: “Dirty Wars, the World is a battlefield”. Il testo non è mai stato tradotto in italiano. In parole semplici il libro tratta delle numerose “guerre segrete” che sono state condotte dagli Usa dopo l’11 Settembre del 2001.

Scritto con piglio giornalistico, il libro è diventato anche un bel documentario, che si può trovare su youtube, sottotitolato in italiano. Da Scahill veniamo a sapere che la “guerra sporca”, numeri alla mano, con l’amministrazione Obama, ha consolidato le politiche dell’amministrazione Bush Jr. Quella del famoso “The world is a battlefield”. Il “premio Nobel” Barack Obama ha continuato sulla stessa linea, ma con una metodologia differente, che difficilmente è stata raccontata. A parte la fiction “Homeland” o adesso da Scahill.

Il racconto della “guerra sporca” sviscera il concetto di America come super potenza attraverso le dinamiche e le evoluzioni del “Comando congiunto per le operazioni speciali”. Per intenderci quello che ha preso parte all’uccisione di Bin Laden. Da lì nasce il mito del “Jsoc”. Da quel momento in poi, i suoi membri, sono i maggiori fautori delle uccisioni dei “nemici della libertà”.

Nel concetto di Guerra sporca, però, non ci sono solo i nemici del Medioriente ma anche cittadini a stelle e strisce. Un nome è quello di Anwar al-Awlaki e del figlio Abdulrahaman. Il nome di Anwar, a noi occidentali dice poco, quasi nulla. Anwar è un nome principale nella “Guerra Sporca” in quanto, Mr. Obama ne ha ordinato la sua uccisione, quindi di un connazionale, senza la richiesta di estradizione e di un processo dinnanzi ad una corte. Cose basilari in qualsiasi nazione degna di questo appellativo ma non nella “democrazia” Americana.

Anwar muore il 30 Settembre del 2011, ucciso da un drone. Date un occhiata ad “Homeland” e vedrete come si svolgono le operazioni. Nemmeno quindici giorni dopo, la “democrazia” colpisce a morte il figlio, Abdulrahman.

Ma chi era al-Awlaki e perchè si ritrova nel mezzo della “guerra sporca”? Al-Awlaki era l’imam della moschea nel Nord Virginia e lo era l’11 Settembre 2001. Egli fu la prima autorità islamica nel territorio americano a prendere una posizione netta contro gli attacchi terroristici. Ben presto divenne un’icona di progressismo e visto come colui che poteva colmare il divario tra l’Islam e gli Usa. Per capire di cosa stiamo parlando basti pensare che venne invitato a parlare al Pentagono, guadagnandosi le prime pagine dei quotidiani.

Con l’inizio del conflitto in Afghanistan e in Iraq, al-Awlaki, però, divenne sempre più contrario e radicale contro la politica dell’amministrazione Bush Jr. Trasferitosi nello Yemen, iniziò a pubblicare video di propaganda anti-Usa.

L’indagine di Scahill si pone una domanda: “Cosa serve affinché un cittadino Usa venga inserito nelle liste della Cia da uccidere?”. Per andare a fondo nell’indagine bisogna leggere il libro e/o vedere il documentario. In parole povere e brevi: al-Awlaki non è stato mai accusato di nessun crimine, nessuna prova è stata presentata a suo carico. La Casa Bianca decide di ammazzarlo ugualmente. Perchè non è stato incriminato? Estradato? Processato? Basta “odiare” una nazione perchè questa si possa arrogare il diritto di sterminare padre e figlio?
Teniamo in considerazione che, nel 2002, al-Awlaki, era stato arrestato nello Yemen e tenuto, sotto indicazione di Washington, 17 mesi in completo isolamento. Se vuoi costruire un terrorista è la strada migliore. Altro che guerra sporca.

La Guerra sporca su cui ha indagato Scahill è un’indagine sul mondo nascosto delle “morti intelligenti”, altro calembour macabro. La Jsoc, che gestisce tutto questo porcile morale ed etico, ha un programma altamente strutturato. Come nella fiction “Homeland”, le operazioni si sono svolte in svariate parti del mondo: Afghanistan, Yemen, Somalia, Perù, Filippine, Pakistan, Georgia, Algeria, Indonesia, Thailandia, Giordania. Manca l’Europa, cosa che invece accade in Homeland, a Berlino.

Il caso di Awlaki è di centrale importanza perchè da un problema se ne tira dietro un altro. In quanto anche la stampa ha optato per la pericolosità dell’Imam senza avere nessuna prova che si fosse realmente radicalizzato.
Attraverso questa storia si scopre un’altra storia, quella dell’arresto del giornalista Abdulelah Haider Shaye, che aveva raccontato della strage dei missili Tomahawk lanciati dagli americani, missili che avevano colpito villaggi dello Yemen, uccidendo 41 civili, tra cui 21 bambini. Shaye venne accusato di terrorismo e condannato a 5 anni di carcere. Obama mise il veto sul suo rilascio.

Guerra sporca e morti intelligenti

L’indagine di Scahill ha fatto luce su quanto abbiamo letto. Homlend ha dato una visibilità anche se solo cinematografica alle azioni scellerate delle amministrazioni americane. Nonostante il libro ed il documentario, la questione è ancora sconosciuta e chi ne parla viene visto come un pazzo. Eppure è tutto lì. Si è persa l’empatia, si è persa l’indignazione, si è persa la curiosità di vedere in modo differente quella che viene passata come vulgata comune. Si segue un sentiero segnato e guai ad uscirne fuori. Succede nella vita di tutti i giorni e succede anche nelle storie che ci sembrano fiction.

di Sebastiano Lo Monaco

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