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Guerra in Siria: vicina la vittoria per la Resistenza

Salvo Ardizzone on 20 agosto 2017 - 04:37 in Asse della Resistenza, Primo Piano

La guerra in Siria corre verso il suo epilogo e la Resistenza intravede ormai la vittoria; singolare come i media internazionali, a suo tempo impegnati allo spasimo nel dare copertura alle gesta dei mercenari di Washington e del Golfo, adesso, nel momento del loro tracollo, li abbiano fatti sparire da notiziari e giornali. Piaccia o no, il fronte di sedicenti “ribelli” e takfiri si sta squagliando, con buona pace di quanti continuavano a profetizzare la spartizione della Siria.

Gli Usa, che fino a due mesi fa sostenevano un pugno di milizie mercenarie nel sudest siriano, in condominio con l’alleato/suddito giordano, hanno archiviato da qualche tempo l’irrealistica possibilità di ostacolare l’avanzata dell’Asse della Resistenza e dei suoi alleati verso il confine iracheno (già abbondantemente raggiunto) e Deir Ezzor. Qualche giorno fa, l’annuncio ufficiale del Pentagono (e tramite i suoi canali della Cia) della fine dei programmi d’addestramento e assistenza dei vari mercenari anti Assad, hanno sancito una smobilitazione che era nei fatti da settimane.

La stessa Jaysh al-Islam, la principale milizia pagata dai sauditi, ha annunciato il suo scioglimento; dopo anni di sangue, ruberie e violenze protrattesi per tutta la durata della guerra in Siria, il Ghuta damasceno ne viene finalmente liberato. Al contempo, i qaedisti di al-Nusra della regione di Arsal-Qalamun si sono arresi, e stanno migrando verso Idlib.

In quella enclave, che secondo gli accordi di Astana sarebbe stata assegnata al controllo turco per la creazione di un’area di de-escalation, sono riuniti tutti i terroristi e “ribelli” sconfitti e arresisi a Damasco e ai suoi alleati. Una coabitazione impossibile fra i vari gruppi in lotta per le scarse risorse, che è sfociata in scontri sanguinosi che hanno visto la vittoria Ha’yat Tharir al-Sham (Hts), un’alleanza guidata da al-Nusra, che ha sconfitto i rivali di Ahrar al-Sham e controlla ora il territorio.

Uno strapotere dei qaedisti che complica assai il compito di Ankara e la possibilità di creare la zona di de-escalation, aprendo nei fatti la possibilità di un’offensiva finale che liquidi le mele marce alla fine riunite in un unico paniere.

Anche il Fronte Meridionale è ormai collassato, e ribelli e takfiri della zona di Quneytra e Daraa hanno accettato la creazione di un’altra zona di de-escalation, con la polizia militare russa già dispiegata, come attorno al Ghuta damasceno.

Nella dinamica della guerra in Siria, il fronte di “ribelli” e takfiri, pedine e strumento di altre potenze, è ormai in agonia; restano le residue resistenze dell’Isis, che stanno franando dinanzi alle offensive dell’Asse della Resistenza e dei suoi alleati; al momento queste forze proseguono l’avanzata verso l’Est del Paese e sono giunte ad al-Sukhna, l’ultimo bastione sulla strada di Deir Ezzor, circondato da rilevanti giacimenti di gas preziosi per l’economia siriana.

L’avanzata della Resistenza verso Deir Ezzor, la città assediata da anni dall’Isis nel più completo disinteresse dei media, avviene al momento su tre direttrici: da al-Sukhna, dal sudest di Raqqa e da Salamiya. La liberazione della città sarà il sugello definitivo della campagna, oltre a ridare a Damasco il controllo su vasti giacimenti di idrocarburi da cui, a tutt’oggi, l’Isis trae risorse per il suo sostentamento.

È ovvio che la guerra in Siria non è finita, e che molti sono ancora i nodi da sciogliere, primo fra tutti quello dei curdi che sfruttando gli appoggi internazionali (degli Usa in primis) hanno attuato una politica espansionistica nel nord del Paese, utilizzando ampiamente la pulizia etnica nei confronti delle popolazioni arabe.

La prossima implosione dell’Isis e la liquidazione di “ribelli” e takfiri sta rapidamente conducendo all’epilogo della guerra in Siria, e metterà la Resistenza e i suoi alleati dinanzi a chi ha sfruttato il conflitto per espandere i propri interessi (i curdi) e chi li manovra per continuare a destabilizzare l’area (gli Usa).

Un confronto finale che, piaccia o no a media e Cancellerie internazionali, non potrà rinnegare i rapporti di forza conquistati sul campo e gli stravolti equilibri di un Medio Oriente ormai radicalmente cambiato a tutto vantaggio dell’Asse della Resistenza, il vincitore indiscusso della guerra in Siria.

di Salvo Ardizzone

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