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Guerra alla Droga: diritti umani calpestati a Dacca

Redazione on 4 luglio 2018 - 11:04 in Asia, Primo Piano

La guerra alla droga non conosce regole, spesso ad ignorarle sono sia coloro che con la droga si arricchiscono sia chi cerca di contrastarla. Accade così che in Bangladesh la lotta del governo di Dacca si sia focalizzata sulla Yaba che è un potentissimo stupefacente a basso costo. Il tentativo di porre un freno alla proliferazione del fenomeno ha portato l’Onu, l’Unione Europea e Human Right a denunciare il mancato riconoscimento dei diritti umani sistematicamente violati tramite arresti arbitrari ed esecuzioni sommarie.

diritti umaniLa Yaba, il potente stupefacente che sta facendo muovere il governo di Dacca calpestando qualsiasi diritto umano è un derivato delle metanfetamine e viene tagliato con il materiale di scarto usato per l’eroina; gli effetti su chi ne fa uso sono di euforia, aggressività, allucinazioni e provoca una dipendenza per tre volte superiore a quella dell’ecstasy. E’ una potente droga a basso costo che sta riscuotendo molto successo tra i tossicodipendenti e si calcola che a farne uso siano all’incirca tra i sette e gli otto milioni, principalmente tra le fasce più povere della società. Questa droga, secondo la polizia del Bangladesh, sarebbe la motivazione principale dell’aumento della criminalità.

Dacca si è allora mossa per mettere un freno a questo proliferare e poco meno di due mesi fa il governo presieduto dalla premier Sheikh Hasina ha dichiarato una guerra ai trafficanti ed ai consumatori di Yaba. Per Dacca non c’è differenza tra spacciatori e utilizzatori, sono entrambi da punire; il Dnc (Department of Narcotics Control) ha annunciato una campagna antidroga atta a proteggere le giovani generazioni dalla Yaba: “Abbiamo avuto successo nella campagna militare contro i terroristi, ora dobbiamo occuparci dell’abuso di droghe. Tutti coloro che producono, vendono, trasportano e usano sostanze illegali sono da considerarsi ugualmente colpevoli, di conseguenza, dovranno essere prese misure appropriate”, ha dichiarato Sheikh Hasina.

Dichiarazione per nulla casuale quella di Hashina in quanto avviene durante le celebrazioni del 3 Maggio in occasione del 14esimo anniversario del Rab, il Rapid Action Battalion, che fa il verso al tanto famigerato Bopa Brasiliano, salito alle cronache per la famigerata brutalità nel trattare la questione degli stupefacenti dalla quale hanno tratto anche un film di successo. Dichiarazioni non casuale appunto, da quel giorno una vera e propria strage con più di 100 persone uccise e 12mila arresti processati in tribunali speciali.

Le morti sono avvenute durante i raid del Rab che ha ricevuto i complimenti del ministero dell’Interno che, nelle roboanti dichiarazioni, ha rilanciato affermando che la guerra agli stupefacenti avverrà sino a quando lo Stato non avrà il pieno controllo della situazione. La violenta repressione ha scatenato i critici che hanno paragonato l’operato del governo di Dacca con quello messo in atto da Rodrigo Duerte nelle Filippine e sono in molti a sospettare di esecuzioni sommarie.

Proprio queste voci hanno messo in moto l’Onu che, preoccupato da quanto sta avvenendo nel Paese asiatico, si è mossa prendendo posizione contro i metodi molto poco ortodossi del governo del Bangladesh; il documento firmato dall’Alto commissario delle Nazioni Uniti per i diritti umani ha condannato apertamente le esecuzioni sommarie compiute dal Rab e si chiede all’autorità di Dacca di porre un freno a questo modo di fare, parole che finiranno sicuramente al vento visti anche i risultati.

Anche Human Right Watch ha denunciato la deriva violenta ed ha consigliato al governo del Bangladesh di effettuare indagini approfondite, magari con l’ausilio di agenzie indipendenti. Per l’agenzia Human Right l’uso della droga è un problema serio in Bangladesh, ma qualsiasi campagna dovrebbe essere condotta all’interno dello stato di diritto, evitando l’uso di forza non necessaria. Fino a quando questa ondata di uccisioni non sarà investigata in modo indipendente, la campagna dovrebbe essere sospesa, ha dichiarato Brad Adams, direttore dell’organizzazione non governativa per l’Asia.

di Sebastiano Lo Monaco

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