Groenlandia nelle mire di Trump

Groenlandia
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Sembrerebbe una boutade estiva, invece la notizia che ha fatto il giro del mondo nonché strappato anche qualche amara risata. Donald Trump ha chiesto se la Groenlandia fosse in vendita, facendo immaginare a un regalo di compleanno per la moglie Melania. Trump ha chiesto davvero se l’isola più grande del mondo fosse in vendita, ma le motivazioni sono molto pratiche e meno “nobili” del regalo di compleanno. Geograficamente molto più vicina agli Stati Uniti che all’Europa, la Groenlandia dipende dal Regno di Danimarca pur avendo delle autonomie politiche all’interno della nazione che sta subendo i disastri del riscaldamento globale. Trump, da affarista spregiudicato, ha fiutato il possibile affare visto che la posizione geopolitica della Groenlandia sta diventando giorno dopo giorno sempre più centrale nelle rotte marittime artiche.

Groenlandia-Trump

La Groenlandia non fa gola solo a Trump ma anche ai cinesi che hanno posato l’attenzione su di essa. il motivo? Nel territorio è presente la miniera di Kvanefjeld che è uno dei più grandi giacimenti di uranio presenti sul pianeta, materia prima sempre più strategica nella sfida con Pechino. Un aiuto sta arrivando dallo scioglimento del permafrost, un terreno perennemente ghiacciato che sta liberando la strada per uno sfruttamento che prevede minori difficoltà di estrazione. In Groenlandia l’estrazione di materiale radioattivo è stata vietata per molti anni per motivi di salvaguardia dell’ambiente, ordine arrivato dalla Danimarca che sulle politiche ambientali possiede una cura maggiore rispetto all’ideologia di Donald Trump che si è sempre opposto alla teoria del riscaldamento globale. Il divieto però è stato abolito nel 2013 visto che nel 2010 la Groenlandia ha richiesto e ottenuto il diritto di decidere liberamente come usare le risorse presenti nel sottosuolo.

A far gola a Mr.President non c’è solo la rotta marittima ma anche petrolio, carbone, piombo, diamanti e gas naturale, oltre le già citate rotte marittime verso “nord-ovest” che fanno gola agli Usa, a Mosca e Pechino. Non sarà un caso il fatto che il colosso danese Maersk Line, leader mondiale del trasporto marittimo, lo scorso anno ha inaugurato rotte artiche a nord della Russia piuttosto che far passare i suoi cargo dal Canale di Suez. Approfondendo quella che poi non si è rivelata essere una boutade, Trump non è stato il primo ad interessarsi alla Groenlandia. Nel 1946, Harry Truman, l’allora presidente, offrì al Regno di Danimarca 100milioni di dollari per comprare l’isola, cosa che era già successa nel 1867 con l’Alaska che apparteneva all’impero russo. Anche nel caso di Truman la Danimarca declinò l’offerta. Donald Trump sarà in Danimarca il prossimo 2 Settembre pronto a mettere sul piatto un’offerta concreta.

Il Regno di Danimarca versa in sussidi alla Groenlandia l’equivalente di 457milioni di euro e Trump potrebbe eliminare il costo che il governo danese ha ogni 12 mesi, ma ciò comporterebbe libertà d’azione per un uomo spregiudicato e del tutto ignaro dei rischi ambientali. Sarebbe richiesta come minimo la libertà di trivellazione, ma non sarebbe il primo caso di un acquisto tra le due nazioni, già nel 1917 gli Usa comprarono dal Regno di Danimarca le Isole Vergini.

La “battaglia” contro Pechino vede gli Usa in forte difficoltà; contrassegnata da una strategia discreta quando non del tutto silente, il governo cinese ha già offerto nel Febbraio del 2019 finanziamenti per la costruzione di nuovi aeroporti in Groenlandia. Gli Usa sono corsi ai ripari effettuando una controproposta nel timore che la Cina potesse utilizzare gli scali a scopo militare, ma il tutto finì in una bolla di sapone visto che a spuntarla fu un contractor danese. La vicenda è sintomatica del nervosismo che aleggia nell’amministrazione Usa viste le continue politiche isolazioniste messe in campo da Trump.

di Sebastiano Lo Monaco

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