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Grecia, aumentano i bambini a rischio povertà

Salvo Ardizzone on 1 dicembre 2017 - 03:06 in Europa, Primo Piano

Nella Grecia che sta tentando di rialzare la testa dopo le vicissitudini degli scorsi anni, sta venendo fuori una piaga terribile, quella che coinvolge i bambini a rischio povertà; un numero in continua crescita che ha già raggiunto la percentuale del 38% posizionandosi tra le più alte dell’Eurozona e la terza nell’Unione Europea.

Questo è quanto si può riscontrare nel sito Keep Talking Greece, che riporta i dati Eurostat; a dare un ulteriore spinta alla crescita del dato c’è la terribile crisi che ha colpito la nazione ellenica: il tasso è cresciuto del 9% tra il 2010 ed il 2016, mentre manca un intervento dell’Europa che ha lasciato la Grecia in una situazione devastante. Nel resto della Ue, negli anni in cui la crisi metteva in ginocchio la Grecia, il numero dei bambini a rischio povertà ha subito una lieve diminuzione passando dal 28% al 26%.

In Grecia, dal 2010 in poi il numero dei bambini che si trovano a rischio povertà o esclusione sociale è in continuo aumento: quattro bambini su dieci sino all’età di 17 anni sono a rischio povertà; numeri che si collocano dietro a Nazioni come Romania (49,5%) e Bulgaria (45,6%) che scontano antiche deficienze strutturali mai risolte. Se poi si legge la classifica nelle prime posizioni si trovano, come sempre, i paesi del Nord Europa, con numeri drasticamente inferiori: Danimarca con il 13,8% e la Finlandia con il 14,7%, numeri che danno ancora una volta l’idea di un Europa nettamente divisa in due con i Paesi del Nord a guidare le classifiche dei migliori aspetti sociali e quelli del sud a chiudere.

I numeri dicono che la Grecia ha registrato il più alto aumento dei bambini a rischio nel periodo tra il 2010 e il 2016, con un aumento dell’8,8% rispetto al livello precedente alla crisi (28,7%); anche Cipro ha visto un aumento del 7,8%, seguita da Svezia (5,4%) e Italia (1,1%). Complessivamente nel 2016 sono stati 24 milioni di minori a essere a rischio povertà; ciò significa che ci si trova dinnanzi a bambini che vivono in famiglie che si trovano in una di queste tre condizioni: a rischio povertà dopo trasferimenti sociali (povertà di reddito), materialmente svantaggiati in modo grave o con bassissima intensità di lavoro.

Stando ai dati di Eurostat, si dimostra come le politiche europee siano miopi dinnanzi ai bisogni veri della gente, disegnando un’Europa che mira solo al rigore, all’austerità, ai bilanci, che agisce come una banca che guarda esclusivamente ai numeri, al denaro.

Un Europa che marcia a due velocità con gli Stati del Nord che badano a consolidare il proprio benessere, e quelli del Sud che arrancano dietro; eppure è la situazione che molti, troppi, politicanti hanno permesso, peggio, voluto. L’Europa guarda con distacco le tragedie del Mediterraneo, ma guarda anche con altrettanto distacco le tragedie ed i razzismi interni ad essa. Una comunità che appare sempre di più esistente solo sulla carta e sempre meno presente nella vita della sua gente.

di Sebastiano Lo Monaco

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