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10 anni fa la Grande Crisi, Wall Street si prepara a ripeterla

Salvo Ardizzone on 10 agosto 2017 - 04:45 in Attualità, Primo Piano

Dieci anni fa iniziava la Grande Crisi innescata dal crac dei mutui subprime, i titoli tossici con cui la finanza ha lucrato somme immense togliendole all’economia reale. Una crisi da cui il mondo non è più uscito perché le storture che l’hanno causata non sono state rimosse, ma solo tamponate; adesso, a dispetto della logica e del buon senso, l’avidità ne sta apparecchiando un’altra che seppellirebbe l’economia che conosciamo.

A distanza di dieci anni è ancora e sempre la finanza che domina il mondo, dopo aver piegato le leggi dell’economia a propri interessi; anzi, lo è più che mai dopo essersi saldata con i colossi delle tecnologie digitali che hanno ormai in mano le chiavi delle nostre esistenze (Facebook, Google, Netflix, Amazon, Apple).

Ma oltre a questa presa rinnovata della finanza sul pianeta, la Grande Crisi ha determinato una svolta politica che ha sterilizzato ogni speranza di profondo cambiamento: i disastri economici che ne sono seguiti hanno provocato un acuto disagio sociale determinato dallo sbriciolamento di intere classi, per tutte lo sfaldamento del ceto medio, in larga parte affondato nelle ristrettezze.

Una crisi nella crisi che ha fatto mergere il confuso ribellismo dei populismi di destra, che hanno in larga parte monopolizzato le proteste a cui una sinistra, che ha smarrito la propria ideologia e i propri principi, non ha saputo offrire alcuna risposta che non suonasse superata ed autoreferenziale.

Ma per tornare all’origine della Grande Crisi, che poi è la crisi del capitalismo che per avidità divora se stesso, anche allora il Sistema era caratterizzato da enormi diseguaglianze che il Liberismo accresceva a dismisura; in assenza di interventi politici, la finanza, attraverso il sistema bancario, è intervenuta speculandoci, ovvero concedendo mutui a prescindere dalla capacità di restituzione e scaricandosi dal rischio (certo) di insolvenza dei clienti addossandolo al mercato (ovvero al resto del mondo) attraverso i “derivati”, usati per mascherare la speculazione.

Una cinica speculazione condotta mentre sullo scenario internazionale covavano molti altri squilibri economici. Il resto è storia: il 9 agosto del 2007 i primi crac di alcuni fondi immobiliari, poi fu la volta di Bears Stearns e l’anno successivo fu Lehman Brothers a dare l’avvio ufficiale alla Grande Crisi, che è stata un macello per le piccole imprese e l’uomo della strada, da un giorno all’altro gettato sul lastrico, mentre Wall Street venne salvata con 800 Mld dei contribuenti.

Un disastro costosissimo (ma non per la finanza, che con le immense iniezioni di liquidità del Quantitative Easing, oltre 4mila Mld, ci ha guadagnato più di prima) che non ha pagato nessuno, perché nessun banchiere è finito dietro le sbarre malgrado comportamenti peggio che ignobili.

E d’altronde, anche se, sulla scia della Grande Crisi, numerosi limiti sono stati finalmente posti alla “disinvolta” gestione di Wall Street, l’avidità è semmai aumentata innescando nuovi scandali e disastri (vedi la manipolazione del Libor di Londra); una tendenza che ha fatto largamente scuola in questi anni in Europa: dalla Deutsche Bank a Montepaschi, e per guardare all’Italia gli esempi non mancano di certo.

Dieci anni dopo l’inizio della Grande Crisi, la narrazione dei media dipinge un quadro idilliaco che parla di ripresa e occupazione; restando agli Usa, dove è cominciata, si celebra l’ottavo anno consecutivo di crescita e il pieno impiego quasi raggiunto. Peccato che la realtà sia tutt’altra cosa, perché l’occupazione offre lavoro precario, sfruttamento, e la crescita sia tale per la truffa del Pil, gonfiato dalla proliferazione di miliardari che ingrassano su masse impoverite e spinte nel disagio.

In tutto questo, il populista Trump, che ha usato la rabbia della classe media per vincere le elezioni, ha dato a Goldman Sachs ed a Wall Street i posti chiave della sua Amministrazione e sta smantellando la legge Dodd-Frank, che dopo la Grande Crisi aveva introdotto alcuni controlli sulla finanza.

Nei fatti, dopo dieci anni la ripresa vantata non convince, è tutt’altra cosa da quella che gli stessi Usa hanno conosciuto fra gli anni Cinquanta e Ottanta; questo perché lo stratosferico fiume di miliardi usato per tamponare il disastro non è stato indirizzato sull’economia reale (quella che produce beni e servizi e che dava pane e companatico alla gente), ma è stato intercettato dalla finanza che ha creato colossali rendite parassitarie, tali da dissanguare l’economia nel suo complesso, quella che tiene in piedi gli Stati.

E questo avviene mentre sull’economia mondiale gravano i rischi (assai più che fondati) delle bolle speculative che minacciano la Cina, delle manovre a tutt’oggi recessive dettate da Berlino alla Ue, della perdurante crisi delle economie emergenti e così via.

In un simile contesto, con la finanza sempre più padrona dell’economia, con l’iperliberismo che detta l’agenda ai Governi e con il lavoro sempre più svilito, la domanda non è se, ma quando avverrà una nuova Grande Crisi, che distruggerà del tutto il mondo che abbiamo conosciuto.

di Salvo Ardizzone

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