Gli sciacalli dichiarano guerra al Libano

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di Giovanni Sorbello

Il clima di paura e di terrore che si viveva in Libano durante gli anni della guerra civile, ritorna ad inquietare la quotidianità del popolo libanese. Nell’ultimo anno episodi di violenza ed attentati sono aumentati in maniera esponenziale in tutto il Paese, a causa anche del vicino conflitto siriano che influenza e coinvolge sempre di più il Libano. Il confine siriano è diventato zona di guerra a tutti gli effetti, ogni giorno razzi lanciati dai “ribelli” siriani colpiscono le città e i villaggi libanesi lungo il confine; attacchi che già hanno provocato decine di morti e centinaia di feriti. La città di Tripoli, roccaforte degli estremisti sunniti e salafiti, è teatro di continui scontri a fuoco tra miliziani del quartiere di Bab al-Tabbaneh vicini ai “ribelli” siriani, e gli abitanti alawiti di Jabal Mohsen, fedeli al legittimo governo siriano e alla resistenza libanese.

Altro punto caldo è la città costiera di Sidone, da anni in balia delle violenze dei miliziani salafiti legati allo sceicco Ahmad al-Assir, anche lui vicino ai salafiti del Fronte al-Nusra, che attaccano gli abitanti sciiti della città. Proprio poche settimana fa un attacco da parte dei gruppi salafiti contro una postazione dell’esercito, ha scatenato un conflitto che ha provocato la morte di 18 militari e 28 terroristi. Da diversi mesi la resistenza libanese di Hezbollah è costantemente minacciata da queste bande di terroristi, finanziati e sostenute da diversi Paesi stranieri. L’interesse strategico che molte potenze estere – Israele, Stati Uniti, Qatar ed Arabia Saudita su tutte – hanno sulla regione medio orientale, rappresentano la vera minaccia per la stabilità e la sicurezza del Libano. Il fallimento militare che questi Paesi stanno riscontrando in Siria, nonostante la pioggia di miliardi di dollari investiti, potrebbe essere tra le cause del cambio di strategia che vede il Libano, roccaforte dei nemici sciiti di Hezbollah, il nuovo campo di battaglia dell’internazionale del terrore.

Questa mattina i pochi dubbi in merito sono stati spazzati via dal vile attentato commesso nel quartiere sciita di Beir Al-Abed, nel sobborgo meridionale di Beirut. L’esplosione è stata causata da un’autobomba situata nel parcheggio vicino il centro della cooperazione islamica, procurando il ferimento di 53 civili e gravi danni all’edificio. Quindi, un preciso attacco al cuore della resistenza libanese, un salto di qualità, se così vogliamo definire un atto criminale e sconsiderato, che suona come l’ennesimo messaggio di sfida al movimento di Hezbollah. Nessuno è rimasto particolarmente sorpreso, in tanti si aspettavano un innalzamento della tensione e quindi, la probabilità di attentati nelle zone sciite di Beirut. Il luogo dell’attentato è stato totalmente circoscritto dalla sicurezza del Partito di Dio, in collaborazione con l’esercito libanese, provvedendo anche al fermo di almeno un sospetto. Da registrare momenti di tensione all’arrivo sul luogo dell’attentato del ministro degli interni Charbel, fortemente contestato dai cittadini presenti che lo accusano di non voler affrontare con determinazione, i continui attacchi contro la comunità sciita libanese.

L’attacco di oggi ufficializza di fatto ciò che in tanti temevano e prevedevano, e cioè uno scontro aperto che coinvolgerà tutto il Paese, e che vedrà da una parte le milizie di mercenari al soldo dei già citati Paesi, e dall’altra parte il popolo e la resistenza libanese. Il Libano, ma soprattutto Hezbollah, rappresentano l’obiettivo principale e finale da parte di quelle potenze straniere, che vedono nel partito di Dio la vera ed unica minaccia per i loro propositi criminali in Medio Oriente.

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