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Gaza sarà invivibile nel 2020, a dirlo è l’Onu

Salvo Ardizzone on 1 agosto 2017 - 04:27 in Palestina, Primo Piano

Le Nazioni Unite hanno confermato che la situazione nel territorio di Gaza si sta deteriorando più velocemente di quanto precedentemente previsto.

Un decennio dopo il blocco israeliano imposto a Gaza dopo la vittoria di Hamas nelle legislative del 2006, la Striscia diventa ogni giorno più invivibile: redditi sempre più bassi, educazione difficile, igiene precaria e scarsità di elettricità ed acqua potabile.

“Dall’esterno dei confini stiamo osservando questo processo di recessione in slow motion”, ha affermato Robert Piper coordinatore ONU per le attività umanitarie e dello sviluppo. “Ogni indicatore, dalla salute all’accesso all’acqua potabile, dalla povertà all’educazione, è in declino. Gli abitanti di Gaza stanno vivendo un continuo peggioramento della situazione da una decade”.

Subito dopo la vittoria di Hamas, Israele ha isolato il territorio con un blocco terrestre, aereo e marittimo, a cominciare dalla limitazione di approvvigionamenti per i cittadini e impedendo l’accesso al mare, bloccando anche la pesca. In tutto questo, l’aiuto dell’Egitto è stato essenziale per la costruzione e il mantenimento del blocco.

Al contempo, l’Autorità Palestinese presieduta da Mamhud Abbas, per tentare di mettere in difficoltà Hamas, ha limitato i trasferimenti finanziari a Gaza e, nelle ultime settimane, è giunta a chiedere a Israele di ridurre i rifornimenti di energia elettrica alla Striscia.

Iniziative inumane e ingiuste che colpiscono i circa due milioni di civili che attualmente risiedono a Gaza i condizioni indescrivibili e che non hanno nessuna colpa.

L’attuale approvvigionamento energetico della Striscia è di 90 megawatt invece dei 450 necessari; secondo le stime entro il 2020 Gaza avrà bisogno di 850 MW al giorno, ma già da adesso si ritiene che sarà difficile che le forniture arrivino ai 360 MW.

Al momento si ipotizza che la popolazione crescerà del 10% nei prossimi 3 anni, aggravando i già pesantissimi problemi; Piper ritiene che le condizioni nella Striscia potrebbero essere rapidamente migliorate senza un rischio significativo per la sicurezza di Israele, inclusa l’espansione della zona di pesca al largo delle coste di Gaza, portandola a 20 miglia nautiche dalle 6 attuali. Un flusso più libero di merci, comprese le pompe dell’acqua, gli ascensori, il legno, l’acciaio, i cavi e altre apparecchiature elettriche, sarebbe di grande aiuto per la gente.

Inoltre, risolvere la crisi tra Hamas e l’Autorità Palestinese è importante nel lungo termine, ma per Piper migliorare la vita degli abitanti di Gaza gioverebbe anche ad Israele.

di Carolina Lambiase

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