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Gaza, nel 2017 morti 15 malati per il blocco israeliano

Salvo Ardizzone on 4 settembre 2017 - 04:46 in Palestina, Primo Piano

Dall’inizio del 2017, 15 pazienti di Gaza sono morti dopo che le autorità di occupazione israeliane (Ioa) hanno rifiutato di rilasciare i permessi necessari per il trattamento medico fuori dalla Striscia; a rivelarlo, martedì scorso, è stato il Centro Al-Mezan sui Diritti Umani.

Foto di Federica Iezzi (Nena News)

Al-Mezan ha riferito che le misure illegali israeliane contro i pazienti palestinesi nella Striscia di Gaza hanno causato il deterioramento delle loro condizioni sanitarie; i malati che hanno bisogno di viaggiare in Cisgiordania, a Gerusalemme o nei Territori occupati nel 1948 (Israele) devono presentare domanda per ricevere le autorizzazioni dall’Ioa.

Tali permessi sono spesso negati o oggetto di ricatto; Al-Mezan ha sottolineato che il numero di decessi tra i pazienti di Gaza è salito a 15 dopo che l’Ioa ha privato due donne dei permessi per trattamenti fuori dalla Striscia di Gaza. Il Centro ha affermato che Kaenat Ja’rour, 42 anni, una paziente affetta da tumore uterino, e Faten Ahmad, 26 anni, con un tumore al cervello, sono morte dopo che l’Ioa ha respinto le loro richieste di permessi per cure fuori dalla Striscia di Gaza. Inoltre, secondo il centro dei diritti umani quattro pazienti e i loro parenti accompagnatori sono stati arrestati dall’IOA al valico di Beit Hanoun (Erez), nonostante avessero i permessi di transito.

Al-Mezan ha invitato la comunità internazionale ad agire con urgenza per fermare le violazioni israeliane in corso, fare pressione su Israele per sollevare il blocco imposto a Gaza e lasciare che i malati possano viaggiare per le cure mediche.

La situazione nella striscia di Gaza è ignobile: ci sono due milioni di residenti che lottano per sopravvivere con un massimo di quattro ore di elettricità al giorno ed il 40% dei farmaci necessari non sono disponibili o saranno esauriti entro un mese.

Nella Striscia le cose sono peggiorate immensamente da quando Israele e l’Autorità Palestinese hanno ridotto la disponibilità di acqua ed elettricità, ma è un’intera generazione che è cresciuta senza avere mai avuto la normale disponibilità di elettricità, la crisi non è una novità.

Oltre ai liquami che vengono costantemente scaricati in mare senza depurazione e ai macchinari nelle sale di emergenza degli ospedali che devono essere alimentati da benzina, la mancanza di elettricità ha conseguenze disastrose sulla vita quotidiana delle famiglie.

Israele ha ritirato le truppe dalla Striscia poco più di dieci anni fa, ma il suo esercito mantiene il controllo severo su tanti aspetti della vita in questa piccola enclave costiera; I militari israeliani controllano la zona costiera e i suoi confini, decidono chi esce e chi entra, bloccano l’uso anche di semplice tecnologia come l’installazione di un ripetitore cellulare.

Shaheen, che è il direttore di Economic and Social Rights Unit al Palestinian Center for Human Rights (PCHR), uno dei più importanti gruppi per la difesa dei diritti umani, segue l’impatto di Israele e dell’Autorità Palestinese sulla qualità della vita nella Striscia. “Ho paura che con la presente situazione, Gaza non sarà più abitabile per la fine del 2018”.

Gaza è una zona isolata, sotto occupazione, dove la gente non può entrare o uscire. C’è una crisi di energia elettrica che lascia milioni di persone senza elettricità per ore ogni giorno, dove il 97% dell’acqua non è potabile, dove la mancanza di elettricità impedisce di prendersi cura anche dei minimi bisogni; è una situazione catastrofica. L’impatto dell’occupazione israeliana si manifesta in ogni aspetto della vita giornaliera. Questo è valido non solo per le 3 guerre contro la Striscia e l’attuale occupazione, ma anche con la politica che tende a separarla dalla Cisgiordania (che include Gerusalemme).

di Sebastiano Lo Monaco

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