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Gaza, i crimini sionisti non fermano i pescatori

Redazione on 31 agosto 2018 - 07:56 in Palestina, Primo Piano

Striscia di Gaza – Come insegna la storia, i crimini israeliani non hanno mai fermato il coraggio e la volontà del popolo palestinese. A testimonianza di tutto ciò, sulle spiagge di Gaza sono apparse piccole barche di pescatori costruite con bottiglie di plastica. Per costruire ogni barca necessitano ben 700 bottiglie di plastica. Che dire, la fantasia vince sul terrorismo. Questa necessità nasce dal fatto che la marina militare israeliana colpisce e danneggia sistematicamente i pescherecci palestinesi.

Gaza-pescatoriPescatori di Gaza: storia di quotidiana Resistenza

I pescatori gazawi non possono superare il limite delle sei miglia nautiche, anche se le acque a sovranità palestinese vanno ben oltre. Ma già se si allontano oltre le tre miglia dalla costa, le navi da guerra israeliane cominciano a mitragliare i pescherecci causando quotidianamente morti e feriti.

Questo limite illegale è stato imposto dalle Autorità israeliane, nonostante gli accordi di Oslo abbiano fissato a circa 20 miglia dalla linea costiera il limite massimo di allontanamento e nonostante le 12 miglia sancite dall’Accordo Bertini, stipulato nell’Agosto 2002 tra le Nazioni Unite e Israele. A novembre del 2012, con la mediazione egiziana, è stato firmato un “cessate il fuoco” che riportava il limite di distanza da Gaza a sei miglia nautiche, ma Israele, firmatario dell’accordo, si rifiuta di rispettarlo e ci sono state da quella data più di 265 violazioni da parte israeliana.

In conseguenza di ciò, i pescatori vengono quotidianamente arrestati, vengono loro confiscate le barche e le attrezzature, vengono feriti e uccisi. E’ importante notare che i pescatori si ritrovano a essere costretti a sfidare il limite imposto da Israele ogni giorno, dal momento che lo sfruttamento e l’inquinamento delle acque lungo la costa rende il mare poco pescoso. Inoltre, in alcuni periodi, attivisti internazionali accompagnano i pescatori nelle loro uscite in mare, nella speranza di fungere da deterrente per gli attacchi dei militari israeliani.

di Redazione

 

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