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Situazione idrica a Gaza allarmante

Redazione on 29 novembre 2016 - 03:56 in Palestina, Primo Piano

La Banca Mondiale ha denunciato il drammatico peggioramento della crisi idrica nella Striscia di Gaza, definendo la situazione nell’enclave palestinese “allarmante”.

gazawaterIn una dichiarazione rilasciata la scorsa settimana dalla Banca Mondiale, il funzionario dei servizi igienico-sanitari Adnan Ghosheh ha dichiarato che solo il 10 per cento della popolazione di Gaza ha accesso ad acqua potabile sicura.

“Tanta acqua è stata pompata fuori dalla falda acquifera naturale sotto Gaza da quando, alla fine del 1990, l’acqua del mare si è infiltrata rendendola troppo salata per poterla bere”, ha dichiarato Ghosheh. Sono attivi circa 150 operatori che forniscono acqua desalinizzata per renderla accettabile per bere e per cucinare, ma con costi elevati.

La Banca mondiale ha sostenuto progetti con l’Autorità palestinese per costruire un impianto di dissalazione di acqua per affrontare la scarsità di acqua potabile. Tuttavia, molti progetti infrastrutturali finanziati a livello internazionale, comprese le iniziative di dissalazione e di trattamento delle acque reflue, si sono arrestati o significativamente ritardati a causa delle forniture di energia elettrica di gran lunga insufficienti per Gaza.

Ghosheh ha sottolineato che il governo israeliano, dopo tre anni di attesa, ha da poco approvato l’uso di una linea elettrica dedicata per fornire elettricità ad un progetto per un impianto di trattamento delle acque reflue gestito dalla Banca mondiale.

La situazione è stata ulteriormente aggravata dai danni inflitti alle infrastrutture di trattamento dell’acqua, durante le offensive israeliane nell’enclave costiera. Il quasi decennale blocco israeliano ha condannato la popolazione della Striscia di Gaza, più di 1,8 milioni di palestinesi, a condizioni di estrema povertà e tassi di disoccupazione tra i più alti del mondo.

La ricostruzione delle infrastrutture di Gaza dopo l’ultima aggressione israeliana va molto a rilento e talvolta è stagnante, a causa del blocco imposto da Israele che impedisce l’ingresso dei materiali per la ricostruzione. La Striscia di Gaza, secondo un rapporto pubblicato dalle Nazioni Unite, rischia di diventare un territorio inabitabile entro il 2020.

di Giovanni Sorbello

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