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Fratelli Musulmani, nessun ruolo per loro nel futuro della Siria

Salvo Ardizzone on 22 maggio 2017 - 04:00 in Focus, Primo Piano

Divenuti strumento di potenze straniere, i Fratelli Musulmani hanno rinnegato principi e base sociale. Improbabile un loro ruolo nel futuro della Siria.

I Fratelli Musulmani sono nati in Siria come un movimento riformista, accettando la vicinanza con gli altri rami dell’Islam e rifiutando l’estremismo takfiro. Prova ne sia che nel 1980 essi elogiavano la Rivoluzione Islamica come rivoluzione di tutti i movimenti islamici.

Pur essendo da sempre all’opposizione del Governo siriano, nel passato i Fratelli Musulmani hanno goduto di un radicamento nel Paese grazie ai loro ramificati programmi sociali ed alla capillare istruzione religiosa. Inoltre, un loro punto di forza, allo loro nascita, è stata la leadership carismatica di Mustafa al-Siba’i, che andava ben oltre la Siria; un carisma, tuttavia, non raccolto dai suoi successori.

Allo scoppiare della crisi del 2011, i Fratelli Musulmani erano riconosciuti come il gruppo di opposizione al Governo di Damasco più influente; tuttavia, i loro leader, pur di assumere posizioni di prestigio nel Consiglio Nazionale Siriano (Snc), l’entità che riuniva le sigle “ribelli”, rinunciarono alla propria caratterizzazione islamica e a molti dei principi che li caratterizzavano, spezzando così buona parte dei legami con la propria base sociale.

Questa progressiva deviazione dai principi, in nome del pragmatismo, ha provocato numerose fratture nella leadership e fra i militanti, che una dirigenza debole non ha saputo comporre determinando l’indebolimento del movimento e del suo radicamento.

È avvenuto così che i Fratelli Musulmani non siano stati capaci di presentarsi come un’entità unitaria, determinante, ma, dinanzi al progredire della crisi, si siano appoggiati a potenze straniere fino a divenirne strumento, facendosi dettare programmi ed obiettivi.

I loro leader, rinnegando l’antico ripudio della lotta armata, hanno finito per confluire in gruppi terroristici come al-Nusra o Ahrar al-Sham su spinta dei loro finanziatori, determinando il disorientamento di molti militanti e il reclutamento degli altri fra i gruppi del terrore.

La necessità di aderire alle esigenze politiche delle potenze straniere, ha finito per snaturare profondamente il messaggio politico del movimento, anche su temi della massima rilevanza. In tutto il Medio Oriente, e per tutte le popolazioni arabe e islamiche, la causa palestinese e la lotta contro l’entità sionista per la liberazione di Gerusalemme è considerata focale. A maggior ragione per la Siria, che non solo confina con la Palestina, ma ha vivo il problema del Golan occupato da Israele.

Ebbene, mentre in passato i Fratelli Musulmani siriani hanno avuto posizioni dure verso Tel Aviv, vedendo nella lotta armata l’unica possibilità di soluzione, quando ad aprile Netanyahu ha detto che il Golan non sarebbe mai più tornato alla Siria, il portavoce del movimento, Zahir Salem, ha dichiarato di auspicare pacifiche trattative in merito al territorio occupato. Una dichiarazione che dimostra come la lotta armata contro l’entità sionista e la liberazione di Gerusalemme non rappresentino più una priorità a causa delle pressioni delle petromonarchie del Golfo, attuali alleate di Israele contro l’asse della Resistenza.

Questo radicale scollamento dal sentire profondo della popolazione siriana, l’abbandono delle tradizionali tematiche sociali e politiche del movimento per abbracciare una lotta armata prima ripudiata (e per giunta al fianco di gruppi terroristici), e il conseguente frazionamento della leadership e della base sociale, hanno enormemente indebolito i Fratelli Musulmani, divenuti serbatoio e massa di manovra per i disegni delle potenze straniere.

Inoltre, e non da ultimo, la gestione del colossale flusso di denaro proveniente dall’estero che alimenta la guerra in Siria da parte della leadership del movimento è quantomeno corrotta, contribuendo notevolmente alla già forte delegittimazione del gruppo dirigente e dei Fratelli Musulmani nel suo insieme.

In sintesi, il ripudio dei principi fondanti, la sudditanza a potenze straniere con la conseguente svendita del movimento e dei suoi scopi, il frazionamento di base e dirigenza e pochezza e corruzione della leadership, fanno si che nella Siria del futuro è altamente improbabile che i Fratelli Musulmani possano avere un ruolo di spicco.

di Salvo Ardizzone

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