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Forze dell’Ordine, una riforma che tarda ad arrivare

Redazione on 26 ottobre 2018 - 07:30 in Cronaca

Per le forze dell’ordine non è il migliore dei momenti, tra le svolte del processo Cucchi, la condanna del Carabiniere che violentò la giovane studentessa americana a Firenze e altri casi noti e meno noti è tornata alla ribalta la tanto declamata Riforma che dovrebbe riguardare le forze di Polizia; ad oggi però il tutto è rimasto lettera morta.

Riforma-poliziaNon è facile addentrarsi nel mondo chiuso ed autoreferenziale delle forze dell’ordine, contraddistinto da un forte spirito di corpo che in molti casi sfocia in vera e propria omertà, come è emerso in molti tristi casi. Viene da ripensare al capolavoro “Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto” interpretato da un Gian Maria Volontè monumentale che donò al cinema ed all’immaginario collettivo il personaggio del commissario preda delle sue nevrosi esistenziali che non esitò a sfidare la legge per vedere se ne fosse riuscito ad uscirne indenne; altri film hanno raccontato o tentato di farlo delle dinamiche interne ultimo in ordine di tempo A.C.A.B. di Stefano Sollima che ha raccontato le vicende narrate nel libro di Bonini di un gruppo di celerini.

A farla da padrona in ambedue i casi citati, fatte le debite differenze, è l’impunità che caratterizza l’operato degli appartenenti alle forze dell’ordine che vivono in un contesto totalmente distaccato dalla realtà e quando essa si incontra con il loro operato, spesso ne rimane vittima. A farne le spese sono cittadini inermi quando addirittura onesti ed incensurati; non è un caso che l’argomento della riforma culturale delle forze dell’ordine sia tornata alla ribalta in queste giornate nefaste per la divisa. Tremila carabinieri tra un paio di giorni saranno a contatto con i cittadini, fuoriusciti dalla scuola allievi saranno coloro che si interfacceranno con la popolazione e per la prima volta tra il monte ore studi vi sono state 60 ore dedicate all’etica del comportamento la domanda è: basteranno?

Ai cittadini l’ardua sentenza verrebbe da dire visto che il punto centrale è il rapporto con le persone ed in particolar modo di coloro che per vari motivi si trovano ad avere contatti con le forze dell’ordine. Michele Sirimarco è il generale che dal primo settembre dirige la legione allievi ufficiali dei carabinieri di Roma, incarico tanto delicato quanto di prestigio.

E’ il generale Sirimiarco ad affermare che, dinnanzi ad un ordine che viola i diritti costituzionali, l’agente o il carabiniere ha l’obbligo di denunciare quanto accaduto, ed è stato in questo ambito che alcune lezioni della scuola ufficiali si siano soffermati sulla vicenda di Stefano Cucchi che sta scoperchiando un vaso di pandora composto da omertà inquietante, ma anche altre vicende sono state toccate come quella del G8 di Genova dove si è compiuto uno dei tanti  insabbiamenti italiani che solo grazie alla forza di alcuni sopravvissuti alla “macelleria messicana” è venuto alla luce; eppure dal 2001 anno del pestaggio della Diaz nulla è cambiato.

Tornando all’interpretazione di Volontè è lui che fa dire al suo personaggio, che rimane senza nome per tutta la durata del film: “Si nega l’evidenza come una malattia contratta durante l’uso permanente e prolungato del potere, una malattia professionale comune a molte persone che hanno in pugno le redini della nostra società”.

Ed è nella società che agenti e carabinieri operano e se è vero che noi, in quanto cittadini rinunciamo ad una parte dei nostri diritti per poter essere protetti dalle forze dell’ordine, è anche vero che dall’altra parte vi sono molti doveri che contraddistinguono il corretto operato delle forze di polizia, ma se questi doveri vengono a mancare o vengono ignorati nascono i casi Cucchi, Aldrovandi, Uva; gente inerme nelle mani dello Stato, nelle mani di chi dovrebbe proteggerti e garantirti, ma in realtà commette abusi e crimini che fanno perdere legittimità a tutte le istituzioni.

Difficile percorso quello della riforma culturale delle forze dell’ordine italiane dove ancora oggi, nel 2018, viene considerato traditore colui che denuncia un collega che ha abusato della sua posizione, e prima di parlare di modelli scandinavi ed anglosassoni bisognerebbe partire dalle basi, ossia cancellare l’omertà che come non è giusta per il cittadino che non denuncia è ancora peggio per coloro che indossano una divisa; altro passo da compiere è quello di abbattere i depistaggi che avvengono all’interno, anche sein una delle nazioni dove sono state compiute le peggiori nefandezze è difficile sradicare tale atteggiamento che il più delle volte viene nascosto da un granitico spirito di corpo.

di Sebastiano Lo Monaco

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