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Farc, in Colombia nasce il partito politico

Salvo Ardizzone on 13 ottobre 2017 - 05:15 in America, Primo Piano

Le Farc starebbero per costituirsi in partito politico e potrebbero presentare un proprio candidato alle presidenziali; per le Farc si tratterebbe di una istituzionalizzazione, secondo un percorso già previsto negli accordi di pace.

Il nome del nuovo soggetto politico, stando alle dichiarazioni di Ivan Marquez, uno dei leader del movimento, dovrebbe essere “Fuerza Alternativa Revolucionaria por el Comunismo”; Marquez non ha escluso che qualcuno degli ex leader della guerriglia possa concorrere alle elezioni presidenziali.

Le Farc furono costituite nel 1964, come ala militare del partito comunista della Colombia; erano una formazione d’ispirazione marxista-leninista, nata per proteggere gli interessi dei poveri e dei contadini dell’entroterra colombiano contro le classi ricche; la loro lotta era opporsi all’ingerenza degli Stati Uniti negli affari interni della Colombia, alla privatizzazione delle risorse naturali, alle multinazionali e alla violenza delle organizzazioni paramilitari. Il conflitto, durato fra alti e bassi fino ai giorni nostri, ha causato oltre 260mila vittime, di cui l’80% costituito da civili, oltre a decine di migliaia di desaparecidos.

Nel novembre 2016, dopo cinquant’anni di guerra, il governo colombiano ha firmato un accordo di pace con le Farc che hanno accettato di deporre le armi a fronte della trasformazione in movimento politico e della concessione dell’amnistia. Il processo di istituzionalizzazione è dunque da leggere nell’ottica degli accordi intercorsi.

Secondo Ivan Marquez, le Farc, trasformandosi in forza politica alternativa, daranno il potere al Popolo, così da consentirgli di dirigere il cambiamento; la triste pagina della guerra, con il suo carico di dolore e lutto è ormai chiusa, adesso il movimento deve occuparsi di riconciliare la popolazione colombiana.

L’accordo raggiunto a Cuba dopo anni di trattative tra il governo di Bogotà e le Farc, non prevede solo la fine del conflitto, c’è anche l’introduzione di una riforma agraria che si dovrebbe attuare nel rispetto delle popolazioni e dell’ambiente, la partecipazione degli ex guerriglieri alla vita politica (eleggeranno 5 deputati e 5 senatori) e lo stop alla produzione della droga (che serviva ad autofinanziare la guerriglia) con una riconversione delle coltivazioni in prodotti agricoli.

A mettersi di traverso a tali processi è stata l’opposizione di centrodestra con a capo Alvaro Uribe, ex presidente che ha dimostrato sempre ostilità agli accordi, definendoli accordi-tradimento finalizzati a garantire l’impunità a delinquenti che per anni si sono dedicati a crimini di vario tipo come traffico di droga, sequestri, stupri e reclutamento di minori.  L’accordo con le Farc era stato bocciato da un referendum popolare ma fu riproposto e in parte modificato successivamente.

Le Farc, dopo aver combattuto strenuamente il sistema, ora provano a entrare in esso per cambiarlo; il loro leader Rodrigo Londono, che ha ormai abbandonato il nome di battaglia “Timochenko”, ha dichiarato che “davanti al movimento ci sono tante sfide e grandi difficoltà; nel mondo della politica non c’è nulla di facile, tanto meno nell’attività rivoluzionaria; il sistema colombiano non è fatto per noi, ma ci siamo dentro e siamo qui per cambiarlo”. Queste sarebbero le intenzioni, il tempo dirà se seguiranno i fatti.

di Sebastiano Lo Monaco

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