Europa: “Unione” a quale prezzo?

Visualizzazioni : 20

di Roberta Barone

Doveva essere un’Europa dei popoli, il punto di incontro dell’intrecciarsi di storie molto diverse che, dalle loro antiche monarchie, hanno ereditato leggi e tradizioni ancor oggi in parte vigenti e diverse. Un’Unione che però oggi si presenta come una grande mano al di sopra di tutti e che, più che unirci, ci divide.

Gli europei sanno bene cosa significhi “dittatura”, lo hanno sperimentato sulla propria pelle e nello stesso momento, durante i conflitti mondiali, ne hanno vissuto il terrore delle esplosioni, delle bombe… quelle vere. Oggi invece sono le bombe della crisi a scoppiare, guerre combattute a colpi di impulsi elettronici e sottrazioni implicite di denaro e di democrazia: potremmo chiamarla “dittatura non dichiarata”?

In una società in cui siamo maggiormente attenti alle mancanze del prossimo piuttosto che ai suoi doni, allo stesso modo non avviene quando ci sottraggono, gradualmente, anche la capacità di pensare, la sovranità di decidere, insomma tutto ciò che nulla ha di tangibile.

Se in democrazia principio fondamentale dovrebbe essere quello della condivisione delle responsabilità, al giorno d’oggi è anche vero che non esiste nessuna responsabilità per la firma di trattati così importanti da decidere le sorti di un popolo intero. Trattati che entrano negli edifici delle istituzioni senza incontrare alcuna difficoltà e che poi escono col peso trascurabile di una firma che non corrisponde ad una effettiva analisi del contenuto riportato. Quando, per esempio, fu posta ad Antonio Di Pietro (Idv) una domanda sull’ESM (Mes in italiano), il famoso meccanismo di stabilità europeo, questi dimostrò di non conoscere il contenuto di un trattato per il quale era in corso, anche in Italia, una ratifica fondamentale ovvero la modifica dell’art. 136 del trattato sul funzionamento dell’Unione Europea. A denunciarlo, nel totale silenzio dei media e della politica, furono in pochissimi e prima ancora l’economista siciliana Lidia Undiemi, la stessa che ultimamente nella trasmissione televisiva “Ballarò” ha evidenziato la grande complicità di Pd e Pdl nell’approvazione di trattati che hanno deciso la partecipazione dell’Italia, da qua a vent’anni, in un fondo Salva Stati che non esiste nemmeno.

“Si tratta in realtà dell’istituzione di un’organizzazione finanziaria che chiede all’Italia un versamento, per cui i partiti ci hanno impegnato, di altri 125 miliardi di euro – spiega l’economista su rai 3 – Quindi l’attuale legislatura e quelle che verranno sono all’insegna dell’austerità, un’austerità che è stata chiesta dall’Europa mediante il governo tecnico (Mario Monti) e che il Parlamento ha approvato per i prossimi vent’anni”.

E sempre nell’ottica di questo disegno un ruolo altrettanto importante è rappresentato dalla legge di attuazione del pareggio di bilancio risalente al 24 Dicembre dello scorso anno e dal Fiscal Compact che all’articolo 3, introduce l’obbligo, per gli Stati, di mantenere “in pareggio o in avanzo” la posizione di bilancio della pubblica amministrazione. Ma c’è chi definisce quest’ultimo illegale proprio perché viola il Trattato di Lisbona che ammette il debito pubblico anche se limitato al 3% del Pil.

E se parliamo poi del caso Cipro ci rendiamo conto dei metodi con cui l’Europa continua ad operare: i prelievi di contante sono limitati adesso a 300 euro al giorno a persona, mentre i trasferimenti all’estero non possono superare i 5mila euro al mese e chi deve andare all’estero non può portare con sé oltre mille euro in contanti, altrimenti subirà il sequestro della somma in eccesso.

A cosa servono dunque le lotte mediatiche tra destra, sinistra e M5S se poi, ubbidienti ad un piano sovranazionale, non si lotta tutti insieme contro un controllo poco definito derivante da Bruxelles?

Vorrei ricordare le parole di Giorgio Cremaschi, durante la campagna elettorale, al magistrato antimafia Antonio Ingroia: “…l’antimafia non basta: perché oggi il vero nemico che ci minaccia è molto più pericoloso del potere delle cosche, persino di quelle che si infiltrano nell’economia fino ad avvelenarla. Deve cadere il Muro di Bruxelles, quello che ricatta i popoli dell’Eurozona sulla base dei diktat emanati dalle oligarchie finanziarie, ordini firmati da tecnocrati non eletti da nessuno”.

Per quanto riguarda poi la sovranità di ogni Stato membro dell’Ue è importante sottolineare come il peccato originale sta proprio nel ricatto economico conseguente alla crisi: il paese in difficoltà, una volta entrato a far parte di un meccanismo che le presta una moneta non sua, è costretto a richiedere ulteriore aiuto economico e, per riceverlo, deve concedere parte della sua sovranità sotto delle vere e proprie pillole amare. Ed a prescrivere queste pillole sono proprio quei dottori pagati dalle lobby attraverso sconosciuti finanziamenti.

Dice Sergio Rizzitiello sul blog di informazione Qelsi.it che diverse volte ha denunciato le lacune di questa Europa delle banche: “Finché non si risolverà totalmente tale questione, la UE sarà sempre più oppressiva e gli Stati nazionali sempre più ciechi sulle proprie reali libertà perdute”.

Quale differenza allora tra una dittatura dichiarata ed una implicita? Oggi le guerre dei mercati, delle borse, delle agenzie di rating e delle liberalizzazioni contano forse meno vittime?

lascia un commento

IlFaroSulMondo.it usa i cookies, anche di terze parti. Ti invitiamo a dare il consenso così da proseguire al meglio con una navigazione ottimizzata. maggiori informazioni

Le attuali impostazioni permettono l'utilizzo dei cookies al fine di fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Se continui ad utilizzare questo sito web senza cambiare le tue impostazioni dei cookies o cliccando "OK, accetto" nel banner in basso ne acconsenterai l'utilizzo.

Chiudi