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Elezioni tedesche: crollano i partiti di Governo, si afferma AfD

Salvo Ardizzone on 25 settembre 2017 - 05:11 in Europa, Primo Piano

Le elezioni tedesche hanno punito i partiti di Governo, registrando il peggior risultato di sempre per la Cdu e i Socialisti; terzo partito si afferma l’ultradestra nazionalista di AfD, che per la prima volta entrerà al Bundestag con oltre 80 parlamentari; crescono liberali, verdi e la sinistra di Linke.

La Merkel riesce a ottenere il suo quarto mandato, ma a prezzo di un risultato rovinoso che la indebolisce notevolmente e complica la costituzione di un Governo. Ha pagato la lunga permanenza al potere, il suo galleggiare senza voler risolvere i problemi e la nascita di un partito xenofobo e populista alla sua destra, che l’ha condizionata non poco.

La Spd di Martin Schulz sconta la lunga alleanza di Governo con la Merkel, che l’ha appiattita sulle posizioni dei Popolari; incassata la peggiore sconfitta della sua storia, il partito ha dichiarato conclusa l’esperienza della Grosse Koalition scegliendo di andare all’opposizione per non lasciare campo libero agli ultranazionalisti di AfD. Per l’Spd sarà una lunga traversata del deserto per ritrovare le proprie radici ed i consensi perduti nelle stanze del Governo.

Il buon risultato della Linke alle elezioni tedesche (circa il 9%) è la testimonianza della voglia di giustizia sociale, che tuttavia resta fuori dai giochi per la formazione di un Governo.

La fine della Grosse Koalition lascia alla Merkel solo la cosiddetta “coalizione Giamaica” per la formazione di un Governo insieme ai liberali di Fdp e ai Verdi, un’impresa tutt’altro che facile. Si tratta di forze politiche con programmi estremamente diversi (i liberali sono per il massimo rigore economico, i Verdi hanno altre priorità); entrambi i partiti hanno riportato risultati lusinghieri e sarà assai difficile che cedano sulle loro agende.

In realtà, queste elezioni tedesche frantumano l’immagine di diversità fin qui ostentata dalla Germania, e l’avvicinano agli altri Paesi europei per almeno quattro ragioni: i partiti al Governo hanno pagato pesantemente, segnalando un crescente scontento; il partito socialdemocratico si conferma in crisi come avviene nel resto d’Europa, per aver venduto la propria anima al liberismo ed alle sue ricette; le paure troppe volte agitate hanno fatto nascere anche in Germania un partito populista che si connota come xenofobo e di ultradestra; s’incrina il duopolio Cdu-Spd, con l’ingresso di 6 partiti al Bundestag.

Il quadro disegnato dalle elezioni tedesche rende la Merkel assai più debole in Europa: Macron potrà riequilibrare l’asse franco-tedesco, fin qui vistosamente sbilanciato verso Berlino, ma la stessa Cancelliera dovrà rendere conto dei suoi atti ad alleati di Governo male assortiti, e subire una forte opposizione sia da sinistra che da destra, costringendola a spostarsi su posizioni più chiuse, nazionaliste e a guardia del “rigore” per non perdere consensi.

Il quarto mandato di Angela Merkel minaccia di essere il più amaro per la Cancelliera, ed anche per il blocco di potere di cui si è fatta garante per galleggiare e rimanere in sella.

di Salvo Ardizzone

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