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Elezioni a Praga: vincono populisti e xenofobi

Salvo Ardizzone on 23 ottobre 2017 - 05:13 in Europa, Primo Piano

Anche le elezioni a Praga hanno visto la vittoria di populisti e xenofobi, segnando l’ennesima svolta a destra nel centro-est europeo; a trionfare è stato il miliardario Andrej Babis, sopranominato “Babisconi” o il “Trump Ceco” per le sue attività; il suo partito ha ottenuto il 29,7% dei voti con 78 seggi sui 200 della Camera Bassa. Secondo il centrodestra di Ods con l’11,3%, davanti al Partito dei Pirati che con il 10,8% entra per la prima volta in Parlamento; quarto si afferma con il 10,7% l’Spd, una formazione fortemente xenofoba. I socialdemocratici del premier uscente Sobotka sono crollati al 7,5%, di gran lunga il loro peggiore risultato in assoluto, dinanzi a loro i Comunisti col 7,8.

Dopo la vittoria, Babis dovrà formare una coalizione per governare, la cui composizione è al momento tutt’altro che scontata; con un patrimonio di oltre 4 Mld di dollari, è il secondo più ricco della Repubblica Ceca, coinvolto in diverse inchieste e in torbide storie del tempo della Guerra Fredda, quando Cechia e Slovacchia erano un solo Stato.

L’ennesimo slittamento a destra registrato con le elezioni a Praga, avviene malgrado gli indiscussi successi economici del Paese, che vanta una crescita robusta con una disoccupazione fra le più basse della Ue, appena il 2,9%. Né la Repubblica Ceca è coinvolta in problemi d’accoglienza di una presenza massiccia di migranti, in essa trascurabile, anche se oltremodo temuta.

Ciò che ha fatto crollare i partiti tradizionali e stimolato la voglia dell’uomo forte è la paura di perdere la propria identità, messa in pericolo sia dai meccanismi della globalizzazione che dalla crisi demografica che attanaglia da tempo le società del centro-est dell’Europa.

Alle elezioni a Praga hanno vinto per l’ennesima volta la paura di un futuro che non si comprende, il rigetto dei pseudo valori di Bruxelles, la voglia di potersi aggrappare a qualcosa, per bugiarda che sia come la paura di migranti che non ci sono, la voglia vecchia di affidarsi a qualcuno che affronti i problemi che non si ha il coraggio di guardare in faccia, l’ennesimo “uomo del destino” di cui Babis è solo l’ultimo esempio.

Le elezioni a Praga non sono che una tappa della deriva che, pezzo a pezzo, sta distruggendo una Ue priva di valori, con la prospettiva di sostituire all’Europa dei burocrati e degli establishment quella degli egoismi e degli oligarchi che si ergono a capipopolo. Di valori degni del nome, ormai, nessuno sa più parlare.

di Salvo Ardizzone

 

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