Egitto senza pace

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di Giovanni Sorbello

Nuovi scontri tra polizia e manifestanti sono scoppiati oggi nella città egiziana di Port Said, teatro da cinque giorni di violenti disordini tra polizia e manifestanti, molti dei quali intossicati dai lacrimogeni sparati dai militari.  

Epicentro degli scontri è stato il quartier generale della polizia a Port Said, che è stato dato alle fiamme ieri per il secondo giorno di fila. Questa ondata di violenza nella città del canale di Suez, hanno avuto inizio dopo le condanne a morte pronunciate a gennaio nei confronti dei tifosi di calcio per i disordini avvenuti lo scorso anno, che provocarono la morte di decine di persone. 

Il presidente egiziano Mohammad Morsi, sempre più in difficoltà nel garantire la sicurezza nel Paese, ha considerato la possibilità di consegnare il controllo dell’ordine pubblico all’esercito. Un passaggio di consegne ai militari per riportare la calma a Port Said, significherebbe il riconoscimento del fallimento del governo del presidente Mohammed Morsi.  Martedì sera l’ufficio del presidente ha rilasciato una dichiarazione in cui nega che Morsi abbia preso una tale decisione, confermando che la gestione dell’ordine pubblico resta alla polizia.

L’Egitto rimane una polveriera pronta ad esplodere, passato il vento rivoluzionario della cosiddetta Primavera araba, resta un Paese allo sbando e sempre più davanti ad un bivio. Cedere alle pressioni internazionali o credere in un forte, indipendente e sovrano Egitto.

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