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Egitto, nessuna misura contro Hezbollah

Salvo Ardizzone on 9 novembre 2017 - 05:05 in Africa, Primo Piano

Il presidente egiziano Al-Sisi ha dichiarato di non voler prendere misure contro Hezbollah, malgrado le pressioni di Stati Uniti e Arabia Saudita.

La decisione è frutto della volontà del Cairo di evitare attriti con i principali attori regionali, e mantenersi le mani libere in vista del rapido cambiamento degli equilibri mediorientali. L’Egitto è stretto alleato di Riyadh, mantiene ottimi rapporti con gli Emirati Arabi Uniti, insieme ad essi ha imposto l’embargo al Qatar per il suo sostegno alla Fratellanza Musulmana (arcinemica di Al Sisi) e i suoi legami con l’Iran, con cui tuttavia l’Egitto mantiene rapporti.

Quella che può sembrare una contraddizione si spiega con l’opportunismo del Cairo, deciso a cogliere ogni opportunità per ritagliarsi un ruolo; in Siria, l’Egitto collabora con la Repubblica Islamica e suoi agenti hanno un ruolo nelle mediazioni che facilitano la resa di “ribelli” e terroristi. Ciò non gli impedisce di dichiararsi al fianco di Arabia Saudita ed Emirati (invero senza impegnarsi troppo) nello Yemen, contro la Resistenza di Ansarullah, un’area, l’imboccatura del Mar Rosso, ovviamente cruciale per l’Egitto.

Ma le contraddizioni dettate dalla convenienza non finiscono qui: Al Sisi intrattiene contatti con l’Iran, ma ha rapporti stretti con Israele e la sua Intelligence media fra Tel Aviv e Hamas. D’altronde, malgrado il gruppo di potere che governa il Cairo sia arcinemico della Fratellanza Musulmana, che continua ferocemente a reprimere, ha portato avanti la mediazione che ha condotto all’accordo fra il braccio palestinese di essa (Hamas) e l’Autorità Nazionale Palestinese; un accordo che, in nome del pragmatismo, ha avuto l’appoggio sia dell’Egitto che dell’Iran.

È alla luce di questo atteggiamento che Al Sisi, nell’offensiva scagliata dall’Arabia Saudita contro l’Iran col pieno sostegno dell’Amministrazione Usa, abbia rigettato le pressioni di Washington e Riyadh e rifiutato di prendere misure contro Hezbollah, che ha da tempo assunto la statura di attore regionale.

Nell’attuale momento di scontro il Cairo vuole evitare di schierarsi completamente per uno dei contendenti, cercando di lucrare una rendita di posizione da entrambe le parti, interessate a intrattenere rapporti con l’Egitto, ed a coinvolgerlo nei vari dossier a seconda di situazioni ed interessi.

Al Sisi è un affarista che intende ricavare il massimo utile dalla crisi che sta cambiando la regione; altro discorso è ciò che avverrà quando, e non manca ormai tanto, i giochi si saranno conclusi e saranno definitivamente sanciti i nuovi equilibri della regione, stabilendo inequivocabilmente vincitori e vinti. È ovvio che l’uomo forte del Cairo correrà dalla parte vincitrice, ma allora le condizioni saranno assai diverse.

di Salvo Ardizzone

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