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Donbass: in corso tentato golpe a Luhansk

Salvo Ardizzone on 23 novembre 2017 - 05:07 in Europa, Primo Piano

A Luhansk, una delle due repubbliche separatiste del Donbass, nell’Ucraina orientale, è in atto un golpe: il presidente, Ihor Plotnyckyj, è fuggito in Russia mentre elementi fedeli all’ex ministro dell’Interno Ihor Kornet, due giorni fa destituito, stanno tentando di assumere il controllo delle sedi amministrative e dei mezzi d’informazione.

È la seconda volta che Plotnyckyj è oggetto di un golpe, dopo quello tentato nel 2016 dall’allora premier Tsepkalov, poi arrestato e morto in carcere. Al momento non è chiaro quale atteggiamento prenderà Mosca, ma è un fatto che essa non ha alcun interesse a mettere da parte l’attuale Presidente; semmai, per capire a chi interessa tentare di rendere ingestibili le Repubbliche indipendentiste dell’Ucraina orientale, occorre guardare a Ovest.

Il Donbass continua ad essere fonte di tensione in una crisi che sia il Governo di Kiev che l’Amministrazione Usa hanno tutto l’interesse ad attizzare: per Poroshenko e gli oligarchi che lo circondano è vitale mantenere l’Ucraina in uno stato di guerra strisciante, che giustifichi sia lo stato di eterna emergenza che li mantiene al potere, sia il flusso di aiuti su cui continuano a lucrare. Per l’establishment Usa, impedire la normalizzazione nel Donbass equivale a chiudere la strada a ogni tentativo di eliminare le sanzioni che hanno spezzato la naturale collaborazione euro-russa e mettono sotto pressione l’economia di Mosca.

Proprio in questi giorni l’Amministrazione Usa sta per approvare la vendita di armi all’Ucraina; fra esse figurano missili anticarro Javelin che, pur essendo presentati come sistemi difensivi, altererebbero l’equilibrio dell’instabile fronte del Donbass. Sia il Segretario alla Difesa Mattis che il Segretario di Stato Tillerson sono assai favorevoli a una misura che modifica non poco l’approccio di Washington alla crisi ucraina, con una pericolosa connotazione assai più interventista.

Nel frattempo, a marcare un sempre più acceso confronto Usa-Russia, prende corpo l’intenzione del Pentagono di sviluppare un nuovo missile balistico o da crociera, in violazione del Trattato sulle forze nucleari a gittata intermedia, stipulato nel 1989 fra gli Usa ed il Cremlino nel momento del tramonto dell’Urss. Militari e ambienti della Difesa americana sostengono di essere di esserne legittimati perché accusano i russi di averlo già violato con nuovi sistemi missilistici.

Nella realtà, è l’apparato militare-industriale dello Zio Sam a premere per nuovi colossali stanziamenti, che troverebbero una giustificazione proprio nelle tensioni con Mosca. La crisi del Donbass, e delle sue due Repubbliche separatiste di Doneck e Luansk, che Washington fa di tutto per attizzare, serve anche a questo oltre che per giustificare la Nato e tenere in soggezione l’Europa.

di Salvo Ardizzone

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