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Domus Galilaeae, fortezza cristiano-sionista in Terra Santa

Redazione on 17 agosto 2017 - 01:17 in Attualità, Primo Piano

“I visitatori che varcano l’ingresso della Domus Galilaeae, situata sulla sommità del Monte delle Beatitudini, affacciato verso il Mar di Galilea, percepiscono immediatamente la forza delle parole dominanti l’ingresso arioso e lucente: Il Signore ti attende su questa montagna”. Con queste parole la brochure turistica introduce la Domus e invita i visitatori di ogni fede ad approfondire la conoscenza di chi volle costruirla, ossia del movimento neo-catecumenale “stabilitosi negli anni ’60 per avvicinare il popolo alla comprensione del Cristianesimo seguendo la strada percorsa dai primi cristiani.”

In realtà il movimento o meglio il cammino neo-catecumenale è un itinerario d’iniziazione cristiana con l’obiettivo di formare i suoi membri al cattolicesimo, prefiggendosi per essi la riscoperta del battesimo attraverso un percorso spirituale. È nato in Spagna nella metà degli anni sessanta per iniziativa del pittore Kiko Arguello, di Carmen Hernandez e successivamente del presbitero Mario Pezzi. Inizialmente guardato con diffidenza dalla Chiesa di Roma e giudicato eretico, nel 2008 sotto il regno di Benedetto XVI, ottenne l’approvazione definitiva dello statuto dal Pontificio Consiglio per i Laici e nel 2010, da parte dello stesso dicastero vaticano, il placet per il “Directorio catechetico”.

Il centro è ricco di simbologie, la cappella è magnificamente decorata ad opera del fondatore del movimento, Kiko Arguello, con uno stile che fonde la simbologia cristiana dell’est e dell’ovest rendendo omaggio alle radici ebraiche della chiesa, la singolare biblioteca, specializzata in libri riguardanti il Discorso della Montagna, ospita come pezzo principale un rotolo della Torah.
Papa Francesco condivide moltissimi aspetti del cammino in particolare la missio ad gentes ovvero l’impegno per l’evangelizzazione dei Paesi che ancora non conoscono il messaggio cristiano. C’è grande sintonia tra la

 preoccupazione di Bergoglio di uscire dalle sagrestie per andare verso le “periferie dell’esistenza” e l’impegno missionario degli uomini di Kiko. È questo, infatti, l’invito che Francesco sta continuamente facendo ai vescovi e ai sacerdoti di tutto il mondo nei suoi interventi in questi primi mesi di pontificato.

“Papa Francesco è veramente il grande ispiratore di questa missione – ha affermato a Zenit padre Lorenzo Ricci, sacerdote del Cammino Neocatecumenale missionario in Sud Africa – grazie al suo costante invito ad andare fuori, a cercare nuovi metodi di evangelizzazione, perché la Chiesa ha bisogno di uscire da se stessa, di raggiungere le porte di esistenza”. Quindi, ha concluso padre Ricci, “non possiamo aspettare che le persone che soffrono là fuori perché non hanno mai sentito parlare di Cristo vengano da noi. Ma dobbiamo essere noi ad uscire e portare Cristo risorto per loro!”.
A questo punto necessitano alcune riflessioni su questa bellissima Domus costruita con non si sa che proventi su un terreno dei frati francescani, domus che ospita cristiani, ebrei e palestinesi sotto la direzione di padre Rino Ricci per momenti di spiritualità in un sincretismo religioso non molto chiaro.

A parte le stranezze liturgiche, o l’uso improprio dei simboli ebraici, l’iniziatore del Cammino NC si intestardisce a rispolverare i contenuti antichi della religione cristiana, e con essi i simboli, che lui chiama “segni” perché devono avere una forte riconoscibilità semantica per i fedeli. Le radici con Israele non vanno negate, ma altra cosa è importarne massivamente i simboli nella fede cattolica assegnando loro un posto preminente nell’iconografia, nel linguaggio e nei rituali, come se il cattolicesimo fosse la versione attuale dell’ebraismo antico.
E’ l’amore neocatecumenale per il mondo – come sostiene Kiko – che abbraccia cristiani ebrei e musulmani in un atto di redenzione sul monte delle Beatitudini, in una terra devastata quale è la Palestina? La “Chiesa parallela” come ebbe a chiamarla l’arcivescovo di Catania? O forse non è un’altra faccia del cristianesimo sionista coccolato da Israele?

Chi sono i cristiani sionisti lo spiega bene Elisa Pinna, esperta in questioni religiose internazionali, in un articolo su Terra Santa.net (http://www.terrasanta.net/tsx/articolo-rivista.jsp?wi_number=437&wi_codseq=TS0606):
“Insediati da alcuni decenni nella città santa, i cosiddetti cristiani sionisti predicano il ritorno del Messia che avverrà alla fine dei tempi e sostengono le frange più oltranziste d’Israele contro la minaccia dell’ “impero dell’islam”. Da alcuni decenni è arrivato a Gerusalemme un altro cristianesimo, che ha ben poco a che spartire con le Chiese storiche e le comunità cristiane di Israele e Palestina. Si fa chiamare cristianesimo sionista e si è insediato nella città santa, ostentando molti mezzi e un obiettivo preciso: aiutare gli ebrei a tornare in possesso della loro terra nei confini che la Bibbia indicherebbe, per accelerare in tal modo la fine dei tempi, l’Armagheddon e il ritorno di Gesù.

Si tratta di una diramazione dell’evangelismo protestante più radicale, intrecciata con alcune delle sette più inquietanti e visionarie.” Ha costituito pericolo talmente insidioso che alcuni capi delle Chiese cristiane di Gerusalemme hanno deciso, il 22 agosto 2006, quando la guerra in Libano era appena terminata, di redigere un documento congiunto di condanna. Il testo è firmato dal patriarca latino Michel Sabbah, dal patriarca siro-ortodosso Saverios Malki Mourad, dal vescovo anglicano Riah Abu El Assal e dal vescovo luterano Munib Younan. “Noi rigettiamo categoricamente – si legge nel documento – le dottrine del sionismo cristiano come insegnamenti falsi che corrompono il messaggio biblico di amore, riconciliazione e giustizia”. “Il programma sionista cristiano – spiegano i capi religiosi cristiani di Gerusalemme – contiene una visione del mondo in cui il Vangelo è identificato con l’ideologia imperialista, colonialista e
militarista. Nella sua forma estrema, pone l’enfasi su eventi apocalittici che conducono alla fine della storia piuttosto che sull’amore e la giustizia del Cristo vivo oggi”.
Forse la Domus Galilaeae risulta più accattivante nel fare proseliti in Terra Santa nel nome del Cammino Neocatecumenale, facendo concorrenza all’Ambasciata cristiana internazionale di Gerusalemme (Icej), quartier generale e motore del cristianesimo sionista, entrambe unite dalle stesse finalità.

di Cristina Amoroso

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