Disoccupazione in calo, ma i numeri restano deboli

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Disoccupazione in calo e festa nel nuovo governo “giallo-rosso” che si attribuisce i meriti dell’impresa anche se, come sempre accade in questi casi, sono i numeri a dover parlare e dare il riscontro definitivo. Segnali positivi che ci sono stati ed è innegabile, ma vi sono anche parecchie zone d’ombra nel rapporto dell’Istat sui dati trimestrali sul lavoro. Stando a quanto si può leggere nello studio dell’Istat nel secondo trimestre dell’anno, se confrontato con quello del primo periodo del 2019, si può riscontrare un lieve aumento dell’occupazione con una riduzione degli inattivi con un tasso di disoccupazione che scende al 9,9%, percentuale che ha fatto esultare i grillini in primis.

Nel periodo Aprile-Giugno l’occupazione è aumentata rispetto al trimestre precedente con uno +0,6%, che in soldoni sono circa 130mila occupati in più. A salire sono i dipendenti sia con forme contrattuali a termine che permanenti, ma come accennato precedentemente sono solo i numeri a poter decretare il successo o meno di una risalita dell’occupazione.

Scendono le ore lavorative

Nodo della discordia sono le ore lavorative che sono scese sulla base congiunturale con uno 0-1% sul trimestre precedente e hanno rallentato la loro crescita in termini tendenziali con uno +0,4% rispetto all’anno precedente. Si legge nel rapporto Istat: “Queste dinamiche del mercato del lavoro si inseriscono in una fase di sostanziale ristagno dell’attività economica confermata, nell’ultimo trimestre, da una variazione congiunturale nulla del Pil”.

Numeri confermati anche dall’andamento tendenziale degli occupati che mostra come i segni di miglioramento siano in attenuazione: “Queste dinamiche del mercato del lavoro si inseriscono in una fase di sostanziale ristagno dell’attività economica confermata, nell’ultimo trimestre, da una variazione congiunturale nulla del Pil”. Sono numeri dovuti al “Decreto Dignità”che dopo un lieve picco iniziale si è arrestato insieme alla crescita degli occupati a tempo pieno mentre continua a crescere quello degli occupati a tempo parziale: “’L’incidenza del part-time involontario è stimata al 64,8% dei lavoratori a tempo parziale (+1,2 punti). Alla crescita dell’occupazione soprattutto nel Nord e più lievemente nel Centro (+0,7% e +0,1%, rispettivamente) si contrappone, per il terzo trimestre consecutivo, il calo nel Mezzogiorno (-0,3%)”.

Vista dal versante delle imprese la situazione non si discosta molto da questa ambivalenza. Se da un lato cresce la domanda di lavoro, dall’altra parte scendono le ore lavorate del dipendente con lo 0,6% su base congiunturale e dello 0,9% su base annua. In questi giorni, con l’avvento del governo giallo-rosso, il ritorno alla narrazione del taglio del cuneo fiscale e del costo del lavoro, il report dell’Istat giunge a pennello, visto che il costo del lavoro ha avuto una crescita dello 0,1% rispetto al trimestre precedente e del 2,4% rispetto al trimestre dell’anno precedente.

Disoccupazione e ricerca del lavoro

Altra nota che dovrebbe far riflettere sul fenomeno disoccupazione emerge alla fine del report e riguarda la ricerca del lavoro e della metodologia usata. Continua a prevalere l’uso del canale informale: rivolgersi a parenti, amici e conoscenti rimane la pratica più diffusa (82,7%, -0,7 punti). Segue l’invio del curriculum (65,4%, -0,5 punti) e la ricerca tramite internet (55,6%, -2,0 punti). Aumenta tuttavia sia la quota di disoccupati che ha contattato il Centro pubblico per l’impiego (22,3%, +1,1 punti), sia quella di quanti si sono rivolti alle agenzie di somministrazione (12,2%, 1,6 punti).

di Sebastiano Lo Monaco

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