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Disabilità e lavoro: fallimento dell’obbligo di assunzione

Redazione on 9 aprile 2019 - 10:23 in Europa, Primo Piano

La legge n. 68 del 1999 avrebbe dovuto rendere più facile ai lavoratori disabili l’accesso al mondo del lavoro, integrando ogni lavoratore con disabilità attraverso dei servizi di sostegno e il “collocamento mirato”. La legge rende l’assunzione dei lavoratori disabili e delle categorie protette obbligatoria da parte di aziende pubbliche e private. Il collocamento mirato dovrebbe mettere in connessione la richiesta da parte del datore di lavoro e delle aziende con l’offerta dei lavoratori con disabilità, così da garantire a questi ultimi di essere individuati e valutati in base alle proprie capacità lavorative e ottenere la giusta collocazione all’interno di imprese e aziende.

disabilitàL’inserimento del lavoratore disabile prevede la messa in atto di soluzioni per l’adeguamento degli ambienti e degli strumenti di lavoro in base al tipo di disabilità del lavoratore da assumere, oltre al sostegno necessario per relazionarsi con gli altri dipendenti. Ovviamente stiamo parlando di disabilità sia fisiche che cognitive, dunque gli adeguamenti devono essere specifici in base alle esigenze del lavoratore disabile. “Avrebbe” e “dovrebbe”: i due verbi che passano al condizionale nella trasposizione dalla legge scritta alla realtà di tutti i giorni.

Nel 2016, la legge è stata aggiornata tramite il decreto legislativo n. 185 ed è entrata in vigore l’8 Ottobre dello stesso anno. Da quel momento le imprese private e gli enti pubblici economici hanno l’obbligo di assumere il lavoratore con disabilità a tempo indeterminato in base al numero di dipendenti occupati all’interno delle proprie aziende. Le imprese e le aziende che hanno dai 15 ai 35 dipendenti hanno l’obbligo di assumere un lavoratore disabile, quelle dai 36 ai 50 dipendenti devono assumere due lavoratori disabili, mentre le aziende con oltre 50 dipendenti sono obbligate ad assumere il 7% di lavoratori con disabilità più l’1% per i familiari di invalidi e di profughi rimpatriati, poiché anch’esse fanno parte delle categorie protette. In cambio sono previste per le imprese agevolazioni fiscali che dovrebbero incentivare al rispetto della legge.

I datori di lavoro hanno 60 giorni di tempo dal primo gennaio di ogni anno per l’assunzione. Alla scadenza dei sessanta giorni, il datore di lavoro inadempiente è sanzionato con una multa di 153,20 euro al giorno. È possibile essere esonerati dall’obbligo di assumere lavoratori disabili quando ricorrono specifiche condizioni dettate dalla norma, ma ciò comporta il versamento del contributo esonerativo di 30,64 euro per ogni giorno lavorativo per ciascun lavoratore con disabilità non occupato, somme che andranno a finanziare il Fondo per il diritto al lavoro.

Malgrado le sanzioni, ancora oggi, dopo dieci anni dall’approvazione della legge 68/99, i lavoratori disabili che trovano posto nel mondo del lavoro sono davvero pochi. Solo due lavoratori disabili su dieci riescono ad ottenere l’assunzione in aziende o imprese. Gli iscritti al collocamento obbligatorio sono circa 712 mila persone, il 60% di esse sono al sud Italia. I datori di lavoro inadempienti sono molti. Sembra, infatti, che molte aziende preferiscano pagare le multe o versare le somme di esonero dovute al Fondo per il diritto del lavoro.

Anche i controlli per verificare l’adempimento alla norma non sembrano essere sufficienti, in alcuni casi, forse, mancano del tutto. Per non parlare dei casi scoperti di false assunzioni di lavoratori con disabilità, che avevano il solo obbiettivo di beneficiare delle agevolazioni fiscali previste dalla legge. Ancora una volta, fra i lavoratori disabili, ad avere maggiore difficoltà a trovare lavoro sono le donne con disabilità, che vengono discriminate ulteriormente per questioni di appartenenza di genere. Insomma, più che una legge che obbliga ad assumere e che multa gli inadempienti, serve una rieducazione al senso civile, al rispetto delle regole, ma soprattutto al rispetto della dignità della persona che passa anche attraverso il lavoro. Poter dimostrare le proprie abilità e le competenze acquisite tramite il percorso di studi o con l’esperienza, è una delle premesse fondamentali per essere parte attiva della società, ed è questo un diritto di tutti, ma assume un’importanza maggiore per la persona che vive ogni giorno nella società i limiti della propria disabilità.

Il tema dell’inclusione e della valorizzazione della persona disabile per merito delle sue abilità, è complesso: parliamo di persone che possono rappresentare una grande risorsa nel mondo del lavoro, trascurate perché perdura ancora oggi molta discriminazione e, forse, ignoranza in merito. Anche quando il governo legifera per aumentare un diritto, quella legge resta lettera morta se nella comunità tutta non si attua un cambiamento profondo nel considerare meno incisivo il termine “diversamente” e dare maggiore valore e significato all’aggettivo “abile”.

di Anna Luisa Maugeri

 

 

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