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Deir Ezzor, conto alla rovescia per la battaglia finale

Salvo Ardizzone on 12 agosto 2017 - 05:06 in Attualità, Primo Piano

In Siria l’Asse della Resistenza è all’attacco su tutti i fronti, ma è a Deir Ezzor che sta per iniziare la battaglia decisiva. Attorno alla città assediata da anni, si stanno raggruppando le bande dell’Isis incalzate dalle offensive delle truppe di Damasco e dei suoi alleati, che stanno convergendo da nord e da ovest.

A settentrione i daesh sono assediati a Maadan, ultimo ostacolo sulla strada per Deir Ezzor; i terroristi stanno cominciando a sganciarsi per ripiegare sulla città, nei cui dintorni hanno cominciato ad incendiare i pozzi dei campi petroliferi e a distruggere le infrastrutture prima di doverle abbandonare. Ad occidente la Resistenza ha già liberato Al-Sukhanah, ultima città sull’autostrada 20 che conduce all’Eufrate e Deir Ezzor.

Nel frattempo, incalzati dalle truppe siriane impegnate a liberare la parte centrale del Paese, anche dall’area di Hama (Aqayrabat è investita e prossima alla liberazione) i daesh si stanno ritirando verso la zona della città assediata; le loro colonne di mezzi sono sottoposte ai continui attacchi degli aerei russi e siriani, che stanno trasformando le strade in cimiteri di carcasse calcinate e terroristi. Inutili sono stati gli attacchi di alleggerimento lanciati dall’Isis per frenare l’avanzata della Resistenza, che per i daesh si sono risolti in inutili massacri.

Saltati gli equilibri sul terreno, la situazione sta evolvendo rapidamente con i terroristi intenzionati ad arroccarsi attorno a Deir Ezzor, l’ultima roccaforte in loro possesso, di cui controllano la parte orientale, al di là dell’Eufrate.

Nel frattempo, nel sud, le forze siriane stanno completando la liberazione di Al-Sweida e dell’intera regione di Badiyeh, riacquistando il controllo del confine con la Giordania e costringendo i “ribelli” del Free Syrian Army a trovar riparo nel regno hashemita, mentre è in corso un’offensiva della Guardia Repubblicana contro le aree residue controllate dai terroristi a ridosso di Damasco.

Da ultimo, è ormai in pieno svolgimento l’offensiva dell’Esercito libanese contro l’Isis nell’area di Ra’as Ba’albak nella provincia della Beqaa, appoggiata dall’aviazione siriana; dall’altra parte del confine, nel Qalamoun occidentale, sta per partire l’attacco delle forze di Damasco e dei suoi alleati, per stringere i terroristi in una morsa.

L’incalzante evolversi della situazione ha spiazzato gli altri attori del lungo conflitto siriano, ma soprattutto sono i curdi e gli Usa che li manovrano a trovarsi in un vicolo cieco: stanno per completare la presa di Raqqa ma non sono in grado di procedere verso sud, dilagando in territorio siriano come sperato, per l’avanzata della Resistenza, assai più rapida di quanto previsto. Una constatazione che vale ancor di più per il sud del Paese, dove la Giordania (e gli Stati che l’appoggiano, Golfo in testa) è stata costretta ad archiviare i propri progetti.

Le sporadiche schermaglie con le forze della Resistenza (si sono registrati ancora tiri di artiglieria e raid aerei Usa contro le Hashd al-Shaabi impegnate contro l’Isis sul versante iracheno del confine) non cambiano in nulla una situazione più che evidente: l’Asse della Resistenza sta vincendo la guerra assai più rapidamente di quanto immaginato.

Dinanzi a un quadro per essi ormai disastroso, coloro che hanno puntato sulla dissoluzione della Siria tentano di limitare le proporzioni della sconfitta giocando le carte della diplomazia ma, piaccia o no, in questa fase è la situazione sul campo a determinare gli equilibri; le trattative, quando sarà il momento, saranno intavolate dalle posizioni di forza acquisite dall’Asse della Resistenza.

È ovvio che la guerra non è finita, e l’Isis, l’unico avversario serio rimasto al momento sul terreno, anche se in rotta mantiene ancora una considerevole capacità operativa e di Intelligence, che non mancherà di mettere in atto nella battaglia decisiva per Deir Ezzor; una considerazione che tuttavia ripropone in maniera sfacciata il tema degli aiuti di cui ha goduto e gode a tutt’oggi. Aiuti che non si limitano a materiale e denaro, ma a quella capacità di gestione strategica della guerra che non può certo essere merito di improbabili capi improvvisati.

Sia come sia, la prossima battaglia di Deir Ezzor, ripetiamo, sarà decisiva per il conflitto; con l’Isis alle corde e “ribelli” e terroristi vari rinchiusi in aree di de-escalation in liquidazione, la guerra verrà derubricata a operazione di polizia per bonificare il territorio dai takfiri superstiti.

Si aprirà allora la questione del futuro della Siria; a parte la posizione degli attori che sulla guerra hanno puntato per realizzare i propri interessi ed hanno clamorosamente fallito (Usa, Golfo, Turchia, etc.), ci sono almeno due nodi che vengono ora al pettine: i curdi e Israele. I primi, manovrati dagli Usa, hanno puntato sulla guerra per espandersi nella Siria settentrionale a danno delle popolazioni arabe per costruire un proprio simulacro di Stato; adesso, bloccati dalla vittoria dell’Asse della Resistenza, saranno costretti a rivedere profondamente i loro piani.

Israele, pur mantenendo ufficialmente un profilo defilato, ha aiutato in tutti i modi i takfiri contando su di loro per destabilizzare la Siria, uno storico nemico, e tenere lontana la Resistenza. Adesso, dopo anni di guerra, sta per vedere sui suoi confini non solo Hezbollah, di cui teme sempre di più la potenza, ma le forze dell’intero Asse della Resistenza (milizie sciite, palestinesi, etc.), che dopo la vittoria in Siria hanno già detto chiaro che intendono continuare la lotta contro l’imperialismo e la marcia verso Gerusalemme.

Piaccia o no ai tanti che pontificavano sull’inevitabile smembramento della Siria, dopo Deir Ezzor si delineerà un nuovo Medio Oriente, e nulla sarà più come prima.

di Salvo Ardizzone

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