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Deir Ezzor: l’Aviazione russa stermina i capi Daesh

Salvo Ardizzone on 11 settembre 2017 - 05:18 in Medio Oriente, Primo Piano

Giovedì uno strike russo ha sterminato lo stato maggiore dell’Isis riunito in un bunker sotterraneo nei pressi di Deir Ezzor; le vittime confermate sarebbero almeno 40, fra esse il capo militare del Daesh Gulmurod Khalimov, lo sceicco a capo della regione Abu Muhammad al-Shimali, responsabile economico e dei foreign fighters del morente “califfato”, oltre a due altri importanti comandanti di cui non è stato reso noto il nome.

Venerdì scorso, il Ministero della Difesa russo ha dichiarato di aver ricevuto martedì informazioni precise in merito ad una programmata riunione dei vertici dell’Isis convocata nei pressi di Deir Ezzor, a cui avrebbero partecipato i capi militari dei terroristi per decidere la strategia da opporre all’offensiva della Resistenza che aveva appena rotto l’assedio della città.

Dopo la conferma della notizia da parte dell’Intelligence, due velivoli, un Su-34 ed un Su-35, il primo con compiti d’attacco l’altro di scorta, sono decollati dalla base aerea di Hmeimim ed hanno condotto uno strike contro il bunker sotterraneo che ospitava la riunione, sganciando una bomba speciale che ha causato la completa distruzione del bersaglio.

Secondo indiscrezioni trapelate, nell’attacco è stata impiegata una bomba termobarica, più in specifico l’Aviation Thermobaric Bomb of Increased Power (Atbip), soprannominata Foab, ovvero “Father of all bombs”, in quanto quattro volte più potente dell’americana Gbu-43 Moab, che gli Usa hanno voluto chiamare “Mother of all bombs”.

La Foab pesa oltre 6300 kg e contiene esplosivo ad altissimo potenziale misto a polvere di alluminio e ossido di acetilene, che attivando una reazione termobarica genera una spaventosa onda d’urto equivalente all’esplosione di 44 tonnellate di Tnt; l’ordigno sganciato dall’aereo viene diretto sul bersaglio probabilmente con un sistema a guida glonass; l’impatto determina un raggio di totale distruzione pari a 300 metri. Per fare un paragone, la tanto pubblicizzata Moab impiegata dagli Usa in Afghanistan nell’aprile scorso a scopo più che altro dimostrativo, ha una potenza equivalente a 11 tonnellate di Tnt.

A parte al-Shimali, un saudita entrato in al-Qaeda e poi passato al Daesh giungendo a gestire i combattenti stranieri e molti traffici, è senz’altro Khalimov il target più prezioso ad essere stato eliminato a Deir Ezzor: 42 anni, originario del Tajikistan, ex ufficiale dell’Esercito ed addestrato negli Usa, due anni fa si era unito all’Isis e l’anno successivo aveva sostituito al-Shishani, il precedente capo militare dei terroristi ucciso nel luglio del 2016.

L’eliminazione di questi elementi di spicco e di almeno due altri comandanti di primo piano con gli elementi a loro più vicini, ha disarticolato la catena di comando dei terroristi, già messo in crisi dai numerosi attacchi mirati dell’Aviazione e dalle molte “operazioni bagnante” condotte dagli Spetsnaz per eliminare figure di spicco dei daesh.

La morte dei comandanti dell’area di Deir Ezzor ha sortito un notevole effetto sul campo, non solo ha disarticolato i contrattacchi contro le forze di Damasco, ma ha disorientato le formazioni dell’Isis che si sono trovate senza una guida efficace dinanzi all’attacco della Resistenza, ed ha causato sbandamento e diserzioni nelle file dei takfiri.

L’impiego della Foab nello strike di Deir Ezor rientra nell’ormai consolidata abitudine delle Forze Armate russe di testare i propri nuovi armamenti sul teatro operativo siriano; a parte le straordinarie ricadute sulla condotta delle operazioni, la guerra in Siria costituisce un’ineguagliabile vetrina mondiale per l’arsenale di Mosca, che sta portando un crescendo di ordini all’industria militare russa.

di Salvo Ardizzone

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