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Curdi, un mito creato e disfatto dall’Occidente

Salvo Ardizzone on 5 febbraio 2019 - 05:04 in Medio Oriente, Primo Piano

Negli anni di guerra che hanno travagliato Siria ed Iraq, i media hanno imposto il mito dei Curdi, un mito cavalcato dall’Occidente, Usa per primi, per farne pedine proprie, osannate dall’opinione pubblica internazionale, da spendere per i propri interessi. Uno schema antico che si ripete a distanza di un secolo e con tutta probabilità con lo stesso esito finale per essi disastroso quando, e non passerà ormai molto tempo, la vittoria sul campo dell’Asse della Resistenza detterà l’assetto della regione e le basi della sua nuova stabilità.

Alle radici del mito dei curdi, già alla fine dell’Ottocento, c’era l’interesse del Regno Unito a destabilizzare la Turchia e contendere l’influenza russa in un’area a cui Londra guardava sia perché snodo per l’Oriente, sia, e soprattutto, per le enormi risorse energetiche che cominciavano a imporsi all’attenzione dell’imperialismo del tempo.

Con la Prima Guerra Mondiale, e soprattutto dopo il collasso della Russia a seguito della Rivoluzione, il Regno Unito manipolò i curdi, e soprattutto i loro notabili, in funzione antiturca, promettendo indipendenza e appoggi (e spargendo denaro a piene mani). Il tutto per assicurarsi il controllo delle ricchissime aree petrolifere di Kirkuk da includere nell’Iraq che avrebbe dominato.

La paga per la collaborazione dei curdi fu il trattato di Sevres del 1920, con cui veniva per la prima volta disegnato sulla carta un Kurdistan che includeva tribù diverse e per lo più ostili, che parlavano almeno cinque dialetti diversi. Ma appunto uno Stato sulla carta, accettato da Costantinopoli, ridotta ormai a un ectoplasma, ma rifiutato da Ankara, dove Kemal e i nazionalisti avevano formato un nuovo Governo che controllava l’Anatolia e che non avrebbe accettato quelle mutilazioni. Nella realtà, non c’erano né le condizioni politiche, né tantomeno amministrative per la creazione di uno Stato per un Popolo irrimediabilmente diviso fra tribù in feroce lotta l’una con l’altra.

Londra si limitò a sostenere formalmente la sua creatura spuria (e non più necessaria) lasciando che il successivo Trattato di Losanna del 1923 la seppellisse, dividendo i curdi fra Turchia, Siria, Iraq ed Iran. In poche parole, il Regno Unito (ed altre potenze occidentali a seconda dei propri interessi) con le proprie pesanti ingerenze, ha indotto e suscitato l’idea del Kurdistan, un mito insostenibile per le divisioni dei curdi e per la mancanza di una loro coscienza comune, che Londra e le altre potenze si sono affrettate ad abbandonare quando hanno realizzato i loro obiettivi.

A distanza di un secolo la situazione è assai simile, con i curdi più che mai coinvolti nella lotta per gli equilibri del Medio Oriente, tirati dentro da un Occidente (in questo caso soprattutto dagli Usa) che intende opporsi al radicale riassetto dell’area, per come sta emergendo con la vittoria dell’Asse della Resistenza dopo anni di guerra. Di qui il riproposto mito dei curdi, ma, dietro al clamore dei media, un mito già di sé ambiguo che in alcun modo potrebbe realizzarsi.

Si parla di Kurdistan, ma ce ne sono almeno quattro: in Turchia, Siria, Iraq ed Iran, ciascuno con caratteristiche proprie e dominato da “partiti” che rappresentano fazioni in lotta l’una con l’altra per il potere, ognuna delle quali è usata da potenze straniere per un diverso scopo. E le fazioni si lasciano usare al fine di accumulare potere, sottraendolo agli Stati che le ospitano ed ai gruppi rivali.

Armi, denaro, alleanze, sono usare dai “partiti” per ampliare le aree sotto la propria influenza e tenere la stessa popolazione curda sotto controllo. Basta vedere la feroce ostilità fra Pkk e Kdp, il partito di Barzani che tiene in ostaggio il Kurdistan iracheno; un’avversione che divide anche il Pyd siriano (che del Pkk è filiazione) dai partiti iracheni, tanto da far minacciare alle Sdf (il braccio armato del Pyd appoggiato dagli Usa) una guerra civile se le milizie dei “cugini” iracheni fossero entrate nel Rojava.

Ma ostilità e divisioni si ripropongono anche all’interno dei vari Kurdistan, per tutti basti l’esempio della Regione Autonoma irachena, a parole la più strutturata ma spaccata fra il Kdp di Barzani e il Puk di Talabani, ciascuno con la propria area d’influenza e le proprie milizie contrapposte, ma alleate per sbarrare la strada a nuovi soggetti che volessero emergere, come il Gorran, un nuovo partito con un largo seguito, lasciato fuori da chi vuole continuare a spartirsi il potere.

Nei fatti, quello che i media celebrano come il mito dei curdi è un sistema di tipo feudale, dominato da fazioni organizzate in “partiti” che dipendono da potenze straniere e rivali. Nulla, ma proprio nulla che possa far pensare ad una cooperazione in nome dell’unità di una Nazione che semplicemente non esiste né è percepita. E del resto, che cooperazione può esserci fra il Pkk e il Kdp? Barzani è legato a doppio, triplo filo con la Turchia (e a dire il vero anche con Israele) con cui fa affari alla grande con il petrolio iracheno, la stessa Turchia che stermina i curdi del Pkk e i loro cugini del Pyd.

Piaccia o no, i curdi, o meglio, i gruppi di potere che ne hanno assunto la rappresentanza e che badano a mantenerla in tutti i modi, hanno accettato di buon grado d’essere pedine altrui in cambio del potere. È in questa ottica che gli Usa hanno largamente puntato su di loro per mantenere un’influenza nel teatro siriano, e attraverso loro tentare ancora di destabilizzare il Paese dopo la sconfitta dell’Isis. Ed è ancora sfruttando questa ottica che i vari potentati curdi hanno sviluppato mire espansionistiche fortemente destabilizzanti ed eversive.

Ma dinanzi alla vittoria dell’Asse della Resistenza, ora più rapida di quanto previsto da chi Siria ed Iraq contava di smembrare, è assai difficile che i protettori dei curdi decidano di sostenere fino in fondo le loro pretese, accollandosene il costo e le conseguenze dinanzi a chi la guerra l’ha fatta sul serio (e non sui media) e l’ha vinta. La cosa più probabile è che si ripeta lo schema di cent’anni fa, con i curdi abbandonati dopo essere stati usati.

A farne le spese non saranno i “partiti” che controllano la popolazione, manterranno comunque potere e privilegi, quanto i curdi sulle cui teste avverrà il ridimensionamento del mito, ancora una volta disfatto o archiviato quando non servirà più.

Certo, un Popolo disgraziato (anche se sarebbe più corretto parlare di etnia, visto che di comune nei fatti mostra ben poco) ma che si è trovato/scelto i peggiori rappresentanti che si possa immaginare, sempre pronti a vendersi al miglior offerente.

di Salvo Ardizzone

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