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Curdi, al soldo di tutti, utilizzati da tutti

Redazione on 21 giugno 2017 - 01:08 in Focus, Primo Piano

I Curdi sono un Popolo senza Stato, divisi fra quattro Paesi e divisi soprattutto fra loro. Il groviglio delle guerre in Medio Oriente li ha catapultati all’attenzione dell’opinione pubblica occidentale, essenzialmente europea, grazie ai media che li hanno rappresentati come attori di gran lunga più importanti di quanto non siano nella realtà.

YpgIl motivo di questa sovraesposizione mediatica, che ha dipinto i Curdi come protagonisti assai più importanti di quanto non siano nella realtà, e che ha fatto da cassa di risonanza al loro antico vittimismo, sta tutto nella partita che si sta giocando in Medio Oriente; laggiù si stanno decidendo i nuovi assetti dell’area, con tutte le potenze regionali impegnate per strappare qualche vantaggio in questo momento di radicale cambiamento.

Una crisi divenuta un groviglio per i tanti attori con interessi diversi che vi sono contrapposti; per semplificare al massimo diremo che essa nasce dal tentativo di destabilizzare e smembrare Siria e Iraq, portato avanti dal Golfo con il pieno appoggio degli Stati Uniti, al fine di mantenere gli antichi equilibri di potere che stavano entrando in crisi per l’avanzare dell’Asse della Resistenza che ora, dopo anni di durissima guerra, si è rinsaldato e sta vincendo, con la Russia che gli si è affiancata per contrastare le manovre Usa.

Per anni i Curdi sono rimasti sullo sfondo, attori secondari impegnati a cogliere vantaggi mentre i protagonisti principali erano assorbiti da quella tragedia sanguinosa; ne sono emersi quando gli Stati Uniti, riconosciuto che l’Isis era ormai ingovernabile e in crisi, hanno puntato su di loro per farne il proprio “rispettabile” strumento di destabilizzazione dell’area.

Ma i Curdi saranno pure un Popolo, ma sono frammentati, più ancora dagli Stati diversi in cui risiedono, fra le varie organizzazioni che sostengono di rappresentarli; gruppi che impongono il loro potere con l’intimidazione e metodi brutali, spesso null’altro che l’emanazione di clan familiari che in questo modo perpetuano il proprio potere. Il Popolo dei Curdi, inteso come gente, è tagliato fuori da queste dinamiche che il più delle volte è costretto a subire stretto fra violenze opposte.

Non staremo a fare la storia di tutti quei gruppi, un dedalo di sigle spesso creato dalla convenienza di capi o di clan curdi, diremo che essi hanno interessi diversi quando non conflittuali, assai lontani da quella solidarietà di Popolo tanto falsamente “nobilitata” sui media. Ognuno di essi, tuttavia, segue una propria agenda, che poi è quella assegnatagli dai vari “registi” del dramma mediorientale, e per la quale viene variamente compensato.

Citando solo i più importanti, in Turchia e nelle regioni di confine dell’Iraq agisce il Pkk, un’organizzazione terroristica che s’è impossessata della lotta contro l’emarginazione e l’oppressione turca, e la usa come una bandiera per giustificare (e coprire) il sistema di potere che ha instaurato nella Turchia sud-orientale, con metodi il più delle volte criminali. Gli stessi che usa in Occidente per taglieggiare i Curdi della diaspora con la scusa di finanziare la lotta armata, usando la propria organizzazione per traffici criminali, come arcinoto alle Polizie di mezza Europa.

Nelle regioni del nord e del nord-est della Siria c’è il Pyd, un partito assai vicino al Pkk; nei lunghi anni dal 2011le sue formazioni, le Ypg, sono rimaste ai margini della guerra che divampava, finché, grazie all’aiuto di Washington che ha puntato su di loro per continuare il suo progetto di destabilizzazione, hanno cominciato a espandersi lungo i confini settentrionali del Paese, utilizzando brutali metodi di pulizia etnica nei confronti delle popolazioni arabe e turcomanne, totalmente ignorati dai media impegnati a glorificare quei Curdi che mettevano in atto l’agenda della Casa Bianca.

In Iraq c’è Il Krg, l’entità regionale autonoma curda, da sempre egemonizzata dal clan Barzani che ne ha fatto il proprio strumento di potere a spese di altri clan. Ha sfruttato le disgrazie dell’Iraq in ogni modo, trescando con Israele, la Turchia e chiunque fosse disposto a fare affari sulle risorse energetiche irachene di cui quel territorio è ricco.

Quando è arrivata la spallata dell’Isis, e i decantati peshmerga venivano travolti, solo grazie agli aiuti iraniani il Daesh non è giunto ad Erbil. Adesso, che grazie ai media sono divenuti “eroi” e sono aiutati in tutti i modi dall’Occidente, e soprattutto dagli Usa che contano su di loro per mantenere l’influenza nell’area, tentano di mettere le mani su tutte le risorse petrolifere della zona con la scusa della lotta all’Isis.

I Curdi iraniani sono un discorso a parte: da sempre hanno avuto un buon rapporto con il Paese che li ospita, e che li ha spesso accolti mettendoli al riparo delle ripetute persecuzioni di Saddam Hussein, rendendo vani i notevoli sforzi di chi voleva e vuole montare una crisi di cui non c’erano né ci sono i presupposti.

Tutti questi soggetti interagiscono nella crisi mediorientale inseguendo il proprio massimo vantaggio e scontrandosi spesso fra loro nel seguire le agende di chi li paga, ma soprattutto l’esclusivo interesse dei loro vertici: gli Usa li usano come loro pedine e come pistola puntata contro la Turchia (in questo affiancati velatamente dalla Russia); la Turchia considera Pkk e Ypg un pericolo mortale e li combatte ovunque può, salvo fare affari con il Krg; la Siria e l’Iraq stanno rinviando a quando l’aggressione sarà definitivamente stroncata l’inevitabile resa dei conti con chi sta troppo tirando la corda per guadagnare dalla situazione.

Nel frattempo, il Krg è nemica del Pkk che vede come un rivale in Iraq e le Ypg si guardano in cagnesco con i peshmerga, che tuttavia non dimenticano l’aiuto che hanno ricevuto dall’Iran e dalle milizie sciite quando stavano per soccombere dinanzi all’Isis, e difficilmente, anche a costo di sconfessare il clan Barzani, prenderanno le armi contro di loro.

Un groviglio inestricabile in cui le uniche costanti sono il tentativo di Washington di usare i Curdi per rinfocolare le tensioni nell’area, e quello dei Curdi di approfittare al massimo della situazione. Al di là delle montature dei media pilotati dal soft-power Usa, sono questi gli eroi tanto esaltati.

 

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