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Cosa ci sarà nel futuro di Cuba?

Redazione on 26 aprile 2018 - 02:24 in America, Primo Piano

L’avvenuto passaggio di consegne alla presidenza di Cuba apre una fase nuova nella storia politica di uno dei pochissimi Stati al mondo a governo monopartitico. In realtà il presidente designato da Raul Castro ha già rappresentato all’estero il governo dell’isola di cui era il primo vicepresidente. E’ da considerarsi il braccio destro del presidente uscente, avendo scalato la carriera politica pur restando nell’ombra. Ora Miguel Diaz-Canel ha ottenuto il mandato quinquennale rinnovabile mancando l’unanimità per un solo voto e si preannuncia come un leader in continuità con i valori fondamentali del castrismo. Raul Castro esce di scena soltanto come presidente, perché resterà a capo del Partito comunista fino al prossimo Congresso programmato nel 2021.

Una nomina largamente prevista per il funzionario statale di 57 anni che succede a sessanta anni di governo della famiglia Castro e si dichiara “fedele” all’eredità lasciata dall’erede del “lider maximo”, ma che guarda al futuro per introdurre degli elementi di modernità soprattutto in campo economico.

L’embargo imposto dagli Stati Uniti a Cuba dopo la rivoluzione del 1959 – secondo le stime rese note all’Assemblea generale delle Nazioni Unite dal ministro degli Esteri Bruno Rodriguez – solo nel 2017 è costato all’economia insulare ben 4.300 milioni di dollari.

Ma nonostante siano quasi 25 anni, dal 26 novembre 1992, che l’Assemblea generale ripete a larghissima maggioranza la propria condanna del bloqueo statunitense contro Cuba, la rappresentante statunitense aveva pubblicamente riconosciuto, e Barack Obama nel 2014, l’assoluta inefficacia del bloqueo, l’attuale presidenza di Donald Trump restaura e rilancia le peggiori tradizioni imperiali.

Il compito arduo di gestire questa fase tocca al neo presidente Diaz-Canel che si è presentato dicendo: “Vengo al lavoro, non vengo a promettere”. Il mandato che gli è stato consegnato dai cubani è quello di continuare le riforme in campo economico, culturale e strutturale avviate da Raul Castro.

Per guidarlo in questa transizione politica, sono state già ratificate dal partito unico ed il Parlamento delle “linee guida” sugli orientamenti politici ed economici da perseguire entro il 2030 e che serviranno da tabella di marcia. Come numero due di fatto del governo l’Assemblea nazionale ha scelto il vicepresidente Salvador Valdes Mesa, un sindacalista di 72 anni, membro anziano del partito, garante anche lui dei principi e dei valori tradizionali.

Nonostante lo scetticismo degli osservatori, si auspica l’avvio di una stagione di riforme che modernizzino il Paese ed il suo sistema di comunicazione col resto del mondo avendo anche proposto nel suo discorso da presidente di “usare meglio la tecnologia” per promuovere una rivoluzione che ha giurato di “difendere fino al suo ultimo respiro”.

Spetta adesso al resto del mondo favorire la modernizzazione che Diaz-Canel potrebbe gradualmente introdurre in campo economico come dichiarato nel suo primo discorso da presidente del Consiglio di Stato: “Il mandato dato dal popolo a questa legislatura è di continuare la rivoluzione cubana in un momento storico cruciale”; ciò in un Paese da troppo tempo sofferente e verso cui soltanto Usa e Israele continuano in questa politica di emarginazione.

di Maria Grazia Alibrando

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