Cosa nasconde lo “scisma della Chiesa ortodossa”?

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Il più grave scisma cristiano dal 1054 che scuote la cristianità o non piuttosto una macchinazione puramente politica tesa a salvare il regime di Kiev innescando nel Paese una crisi religiosa, foriera di una guerra civile? La Chiesa ortodossa russa vuole rompere con il Patriarcato di Costantinopoli. La Russia intraprende un ulteriore passo verso lo scisma maggiore nella Chiesa ortodossa… il più grande scisma cristiano dal 1054, questi alcuni titoli della stampa internazionale, dal New York Times a Sicurezza Internazionale. Titoli che presentano una crisi religiosa tra i Cristiani ortodossi ad un pubblico che, assuefatto alla confusa terminologia utilizzata su base giornaliera, usa attribuire il termine “cristiano” a qualsiasi persona o gruppo che si definisce Cristiano, nell’ottica dell’omologazione mondialista. Se usato in questo senso la parola “Cristiano” include non solo tutte le principali denominazioni Cristiane, dagli Evangelici ai Battisti, ma anche la Chiesa dell’Unificazione di Sun Myung Moon, i Mormoni o addirittura il 17 per cento dei Cristiani Britannici che non credono nella risurrezione di Cristo. Cristiani ortodossi? Fondamentalmente, in questo contesto il termine non ha alcun significato oggettivo, ed è così che il termine è usato per lo più al giorno d’oggi. Quanto all’Ortodossia, se ne sta discutendo dal grande scisma del 1054, “Scisma d’Oriente” per la Chiesa di Roma, “Scisma dei Latini” per le chiese orientali, che considerano quella di Roma anche eretica.

chiesa-ortodossaAl di là delle questioni teologiche, cioè se l’ortodossia appartenga alla Chiesa di Roma, la Prima Roma, caduta per mano dei barbari nel 476 e divenuta apostata nel 1054, o alla Seconda Roma di Costantinopoli, caduta nell’apostasia nel 1439 e per mano degli ottomani nel 1453 o alla Chiesa Ortodossa russa, la Terza Roma di Mosca e di San Pietroburgo, torniamo alla realtà relativa alle questioni politiche dell’Ucraina.

La chiesa ortodossa ucraina e l’autocefalia

In Ucraina, ufficialmente indipendente dal 1991, la situazione della chiesa è molto fluida, esistendo tre chiese: la Chiesa Ortodossa Ucraina del Patriarcato di Mosca, il Patriarcato di Kiev, non riconosciuto canonicamente dalla Chiesa ortodossa orientale e la Chiesa ortodossa autocefala, anch’essa non riconosciuta. La Chiesa Ortodossa Russa (Uoc) all’interno del Patriarcato di Mosca è l’unica struttura canonica in Ucraina e non cerca l’autocefalia (l’indipendenza), perché ottenne un’ampia autonomia all’interno del Patriarcato di Mosca all’inizio degli anni ’90: l’amministrazione, compresa la nomina dei vescovi, gli aspetti finanziari, informativi, economici e di altro tipo di questa autonomia sono garantiti da un tomos (ordine) del Patriarcato di Mosca. Questa unità esiste da secoli, sin dalla fondazione della Chiesa durante il periodo della cristianizzazione della Rus’ di Kiev da parte di Vladimiro il Grande.

La necessità di istituire una “Chiesa Autocefala ucraina” è stata inizialmente promossa dai politici ucraini di estrema destra. La loro idea è che lo Stato nazionale ucraino debba avere una Chiesa nazionale ucraina. Ma questa non è la logica della Chiesa, e non può essere impiegata per la Chiesa, che è un’entità sovranazionale. I politici nazionalisti ucraini sono attivamente sostenuti dagli scismatici locali del cosiddetto Patriarcato di Kiev (un’entità guidata da Filarete Denisenko, che è sotto un anatema imposto dal Patriarcato di Mosca) e da alcune piccole entità scismatiche pseudo-religiose che perseguono i propri interessi politici e finanziari del tutto estranei alla dottrina religiosa Ortodossa.

Nel settembre 2018, il problema si è intensificato ad un nuovo livello, quando il Patriarcato di Costantinopoli si è unito alla mischia. Il Patriarca Bartolomeo, nonostante la legge canonica della Chiesa, ha nominato due cosiddetti esarchi per l’Ucraina, per “preparare l’autocefalia”, Daniel di Pamphilon (proveniente dagli Stati Uniti) e Ilarion di Edmonton (trasferito dal Canada). “Questa decisione è stata adottata senza un accordo con il patriarca Kirill di Mosca e di tutta la Russia e del metropolita Onufry di Kiev e di tutta l’Ucraina”, ha subito reagito in maniera veemente il Patriarcato di Mosca.

Successivamente, il 9 ottobre il patriarca Bartolomeo convoca un incontro del Santo Sinodo a Istanbul, concluso l’11 ottobre, con un programma non divulgato, ma con un segnale che Bartolomeo era pronto a risolvere il caso nel segno voluto dal presidente ucraino Petro Poroshenko, ma con decisioni ufficiali catastrofiche, ponendosi come il Papa della Chiesa Ortodossa. Ha dichiarato infatti che il Patriarca di Costantinopoli ha il diritto di concedere unilateralmente l’autocefalia, senza consultarsi con le altre chiese ortodosse; ha annullato la decisione del Patriarca di Costantinopoli Dionisio IV del 1686, trasferendo la Metropolia di Kiev al Patriarcato di Mosca (una decisione che nessun patriarca di Costantinopoli ha contestato per tre secoli!); ha reso nullo l’anatema pronunciato contro il “Patriarca” Filarete Denisenko dal Patriarcato di Mosca (nonostante il fatto che l’unica autorità che può annullare un anatema è quella che lo ha pronunciato per prima); ha riconosciuto come legittima la cosiddetta “Chiesa Ortodossa ucraina – Patriarcato di Kievche in precedenza aveva dichiarato illegittima e scismatica; ha deciso di concedere un’autentica autocefalia completa ad una futura (e ancora da definire) “Chiesa Ortodossa ucraina Unita”.

Conclusioni: la chiesa ucraina è stata usata come pedina per ottimizzare la politica di Poroshenko, di costruire la sua campagna elettorale sulla destabilizzazione del suo Paese, in linea di principio, la destabilizzazione è necessaria per ricevere un pretesto quasi legittimo per cancellare le elezioni, prolungare il suo regno attraverso una bassa affluenza alle urne, reprimere i concorrenti politici e stabilire una dittatura, inoltre una guerra civile per motivi religiosi aiuterebbe la destabilizzazione aggravando la situazione. Poroshenko ha bisogno di una vittoria indiscussa sulla Russia alla vigilia delle elezioni e il discusso Patriarca di Kiev può aspettarsi di vincere la lotta contro la Chiesa Ortodossa ucraina del Patriarcato di Mosca solo con la forza.

Per il greco Bartolomeo di Istanbul, che ha provocato questo conflitto, è assolutamente indifferente quanti Cristiani Ortodossi in Ucraina moriranno e quanti templi saranno distrutti. La cosa più importante per lui è creare il proprio esarcato su questo territorio, attraverso il quale progetta di elevare rapidamente la sua influenza nel mondo Ortodosso, che non vuole essere subordinato ai desideri del candidato al papato Ortodosso che possiede una Chiesa microscopica subordinata ai turchi. Ha imparato bene la lezione dal Papa latino. L’ultima mossa dell’Impero Anglo-Sionista in Ucraina è davvero eccezionalmente maligna e pericolosa.

di Cristina Amoroso

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