La complicità Usa nelle crisi umanitarie globali

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Mentre il mondo è focalizzato sul tentativo americano e dei partner regionali di destabilizzare l’Iran, gli Stati Uniti continuano la loro opera per scuotere il pianeta intero. Numerosi sono le crisi umanitarie in corso che confermano questa ipotesi.

In Myanmar si sta verificando una grave crisi umanitaria in particolare nei confronti dei Rohingya, minoranza musulmana perseguitata da parte del governo e dell’esercito birmano. Per volontà dei Paesi occidentali, l’attenzione dei media rivolta ai rifugiati Rohingya nei campi profughi sul confine tra Bangladesh e Myanmar è relativamente bassa. A causa di questa incuranza, centinaia di migliaia di persone continuano a vivere in pessime condizioni igienico-sanitarie ed essere vittime di stupri, violenze e persecuzioni.

Nonostante l’accordo stipulato tra Myanmar e Bangladesh per rimpatriare i Rohingya fuggiti dalle violenze, la sua realizzazione richiederà molto tempo, costringendo così i profughi a restare nei campi. A causa delle terribili condizioni di vita, i Rohingya hanno un estremo bisogno di un intervento dell’Onu o di organizzazioni umanitarie, ma senza l’interesse occidentale questi interventi restano limitati.

Un’altra grave crisi umanitaria è quella in corso in Yemen, dove la popolazione è dal 2015 vittima degli attacchi sauditi, sostenuti dagli Stati Uniti. Human Rights Watch ha stimato che il 60 percento delle morti civili è il risultato di attacchi aerei, i quali non risparmiano nemmeno luoghi civili, come case, mercati, scuole e ospedali. Anche imprese commerciali sono state deliberatamente nel mirino degli attacchi sauditi con lo scopo di danneggiare l’economia del Paese.

Come aggravante alla già drastica situazione yemenita, Riyadh e Washington hanno imposto un embargo da Novembre 2017 con il pretesto di limitare il flusso di armi iraniane ai combattenti Houthi. Ovviamente, questo blocco ha danneggiato principalmente la popolazione civile, infatti, l’impedimento del commercio di cibo e medicinali ha lasciato il popolo in balia della fame e di epidemie, come il colera.

Purtroppo questi due casi di crisi umanitarie dovute dall’influenza americana e dai suoi alleati non sono gli unici negli ultimi anni. Altre situazioni analoghe sono, ad esempio, l’assedio israeliano nella Striscia di Gaza, il quale costituisce una punizione alla popolazione civile per meri scopi politici; e alcune parti della Siria post Isis dove la popolazione civile sta morendo di fame.

Senza dubbio i governi occidentali stanno alimentando queste crisi attraverso la loro influenza diplomatica o vendendo armi all’Arabia Saudita per finanziare e militarizzare i gruppi terroristici in Iraq e in Siria o per bombardare lo Yemen. Amnesty International afferma che Paesi come gli Stati Uniti, la Gran Bretagna e la Francia, con questi finanziamenti, permettono all’Arabia Saudita di trasgredire la legge internazionale, rischiando tuttavia di essere complici di gravi violazione, come i crimini di guerra.

La complicità americana nell’attuare crimini di guerra, attacchi terroristici, carestie, pulizie etniche ed embarghi è da molti anni un elemento fondamentale per alimentare situazioni di guerra. Infatti, gli Stati Uniti non hanno mai fermato il flusso di armi e gli aiuti militari ai membri della coalizione guidata dall’Arabia Saudita in Yemen, ma nemmeno quelli per destabilizzare l’Iraq, la Siria e altri Paesi; inoltre, non hanno mai obbligato Israele a rimuovere il suo criminale embargo su Gaza.

Ora, sembrerebbe che gli Stati Uniti stiano spostando l’attenzione sulla situazione iraniana, con l’obbiettivo di destabilizzare il Paese con l’eventualità di produrre un conflitto o una crisi umanitaria. Nel contesto odierno, sarebbe importante che l’Onu e il Consiglio di Sicurezza iniziassero a prendere misure per contrastare un peggioramento delle relazioni con l’Iran e per limitare una possibile evoluzione di altre crisi umanitarie.

di Alessia Biella

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