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Commissione Uranio: sicurezza inadeguata e negazionismo

Salvo Ardizzone on 13 febbraio 2018 - 05:08 in Cronaca, Primo Piano

La relazione finale della Commissione Uranio, che ha indagato sugli effetti dell’uranio impoverito, ha dato il giudizio definitivo su una delle tante vergogne italiane. E’ arrivato il momento di ammettere che l’uranio impoverito possa essere quantomeno la concausa dei tanti tumori che hanno colpito i militari italiani.

Questo è il risultato di un’indagine che si è scontrata con l’omertà e il negazionismo posto dai vertici dell’Esercito Italiano; la relazione finale della Commissione Uranio è stata approvata con 10 voti favorevoli e due contrari. Come ha riferito il presidente Gian Piero Scanu, i due contrari sono stati Elio Vito di Forza Italia e Mauro Pili del gruppo misto.

Le conclusioni sono state contestate dallo Stato Maggiore della Difesa; oltre l’ostruzionismo che hanno sempre opposto, le Forze Armate continuano a negare quanto accaduto e respingono le accuse, affermando che esse non mai hanno acquistato o impiegato munizionamento contenente uranio impoverito.

Eppure Giorgio Trenta, uno dei periti, dopo l’approvazione della relazione ha fatto marcia indietro affermando di non aver mai detto che l’uranio impoverito possa essere la causa dei tumori ma ha specificato che, al massimo, poteva essere il mandante ma non l’esecutore materiale.

Un passo indietro indecente viste le dichiarazioni depositate precedentemente. Eppure basterebbe poco per mettere una parola definitiva alla vicenda: per esempio bonificare il vasto poligono di Capo Teulada in Sardegna, che viene utilizzato per le esercitazioni, una zona segnalata per un’incidenza insolita di patologie riconducibili all’esposizione dei materiali incriminati.

Nodo della contesa è la casualità degli eventi sui quali molti studiosi si sono divisi, tra i quali spicca, come detto, il nome del Prof. Giorgio Trenta; ma a rispondere sono le dichiarazioni di Scanu, che ha affermato chiaramente che la metodologia dell’Osservatorio Militare non è scientifica e prende spunto dalle malattie rilevate mentre i militari si trovavano in missione.

Ciò pone un problema non indifferente visto che molti militari hanno contratti a termine e diversi di loro si sono ammalati quando l’impiego è stato portato a termine, con la conseguenza che l’Osservatorio non ha nessun interesse ad occuparsene, mentre l’Inail continua a farlo.

Per l’Osservatorio Militare sono 352 i militari italiani morti per gli effetti dell’esposizioni all’uranio impoverito, mentre 7.000 si sono ammalati a causa di esso in quanto esposti alle contaminazioni durante le missioni Nato nei Balcani; ma se la morte è indiscutibile a far discutere è l’indicazione delle responsabilità.

La relazione della Commissione Uranio parla chiaro: punta l’indice contro annose carenze e omissioni delle Forze Armate in tema di sicurezza sul posto di lavoro, e cronica mancanza di controlli e vigilanza sulla salute dei soldati, sia in Italia che nelle missioni all’estero.

Il risultato, come è stato sottolineato, è che fra le Forze Armate continua a diffondersi un deleterio senso di impunità; è passata l’idea che le regole ci siano, ma che si potevano e si possano violare rimanendo impuniti.

di Sebastiano Lo Monaco

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