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Combattere in Siria non rimuove la minaccia di Hezbollah per Israele

Redazione on 28 marzo 2017 - 02:47 in Asse della Resistenza, Primo Piano

Bairut – Combattere in Siria non rimuove la minaccia di Hezbollah per Israele, a riferirlo il giornale israeliano Haaretz.

Il giornale israeliano ritiene che la quiete prolungata sul confine israelo-libanese non può escludere la possibilità che Hezbollah possa intraprendere un conflitto contro Israele. Il giornale traccia un paragone tra la situazione attuale e quella prima della guerra del 2006 sul fronte settentrionale, chiedendosi se i comandanti politici e militari sionisti stanno ripetendo lo stesso errore di valutazione.

L’assassinio dell’ex primo ministro libanese Rafik Hariri e l’evacuazione dell’esercito siriano dal Libano nel 2005 ha ispirato i comandanti israeliani, tra cui il capo di stato maggiore Dan Halutz, ad esagerare le loro aspettative per quanto riguarda la capacità israeliana di scoraggiare Hezbollah.

In quel momento, secondo Halutz, la deterrenza israeliana di Hezbollah era davvero efficace, in particolare alla luce del fallimento di questa organizzazione per compiere attacchi contro Israele. Il giornale israeliano ha riferito che le dichiarazioni di Halutz sono state fatte sette mesi prima della guerra del 2006.

Vale la pena notare che i principali funzionari sionisti, tra cui Ehud Olmert e lo stesso Halutz, si sono dimessi dopo la guerra del 2006 a causa della pesante sconfitta inflitta da Hezbollah. Haaretz riporta che la quiete attuale è simile a quella che ha preceduto la guerra del 2006, invitando l’establishment politico e della difesa di Israele a rivalutare i presupposti di base per quanto riguarda il fronte settentrionale. Hezbollah si è sviluppato molto nel corso degli anni, da movimento di guerriglia è poi diventato una grande organizzazione militare e un importante attore regionale.

Hezbollah non vuole una guerra con Israele, almeno non ora, ma questo non significa che non è capace di sostenere contemporaneamente la lotta su due fronti, quello siriano e quello israeliano, conclude Haaretz.

di Giovanni Sorbello

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