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Colombia: resistenza delle comunità indigene e contadine

Irene Masala on 12 aprile 2019 - 05:59 in Attualità, Primo Piano

Le comunità indigene e contadine della Colombia sono le principali vittime della mancata attuazione degli Accordi di Pace firmati nel 2016 tra il governo di Juan Manuel Santos e le Farc, le Forze armate rivoluzionarie della Colombia. La redistribuzione delle terre è infatti uno dei punti più problematici degli Accordi e la questione agraria è ancora alla base del conflitto colombiano. Questa è solo una delle questioni irrisolte che ha spinto migliaia di persone appartenenti alle comunità indigene e contadine del Cauca, Huila e dell’Eje cafetero, la zona dove si produce la maggior parte del caffe nazionale, a indire una “minga indigena”, una serie di scioperi e manifestazioni che stanno bloccando il sud della Colombia dal 10 marzo scorso.

Scipero delle comunità indigene nel Cauca, colombia

Foto: El pais de cali

La “minga”, alla quale partecipano circa 15mila persone, sta bloccando le principali arterie viarie nella parte sud occidentale della Colombia, in particolare la via Panamericana che collega Cali con Popayan e Pasto. Tra le rivendicazioni dei manifestanti c’è il riconoscimento dei contadini come soggetti di diritto, l’inclusione delle comunità indigene nel nuovo Piano di sviluppo nazionale del governo, il rispetto della sovranità delle comunità sull’uso della terra e la protezione dei leader sociali. Una delle principali decisioni intraprese dal governo di Ivan Duque, che hanno spinto le comunità a mobilitarsi, è quella sulla possibilità di ricercare petrolio in vaste aree della Colombia attraverso il fracking, oltre alla cessione di numerosi ettari di territorio alle multinazionali.

Colombia: l’importanza della resistenza contadina

Comunità di Pace San Jose de Apartadò, Urabà, Colombia

Foto di Irene Masala

«Il tema dell’avanzata paramilitare in funzione della conquista territoriale ha trovato ampio appoggio proprio con l’arrivo degli accordi di Pace del 2016 e il ritiro delle Farc», spiega Monica Puto, volontaria e coordinatrice del progetto di Operazione Colomba nella Comunità di Pace di San Jose de Apartadò (Cdp). La comunità, situata nei dintorni di Apartadò, è composta da contadini e contadine che dal 1997 si dichiarano neutrali nel conflitto tra guerriglia, paramilitari ed esercito. Il ruolo della Cdp è fondamentale per la difesa di alcuni territori, in tutto una decina di “veredas” nella regione dell’Urabà, una delle più militarizzate della Colombia ed è la ragione principale per la quale lo Stato cerca in tutti i modi di contrastare questa forma di resistenza.

Oltre alle costanti e quotidiane minacce alla vita dei leader comunitari da parte dei paramilitari che controllano la zona, la comunità sta vivendo in questo momento un preoccupante paradosso: il colonello Carlos Alberto Padilla Cepeda, comandante della Brigata XVII dell’esercito colombiano ha denunciato la comunità per aver diffamato il buon nome e l’onore della Brigata attraverso la pubblicazione di report, da gennaio a marzo del 2018, nei quali si denunciava la presenza di gruppi paramilitari insieme a truppe dell’esercito colombiano.

Attualmente la sentenza è in attesa di essere revisionata dalla Corte costituzionale che dovrà verificare il rispetto di tutte le norme del diritto internazionale e in difesa dei diritti umani. L’importanza e la pericolosità della sentenza in questione è che potrebbe creare un grave precedente per tutti i cittadini e i leader comunitari che oggi si espongono per denunciare le violazioni dei diritti umani e la connivenza tra esercito e paramilitari.

Colombia e la restituzione delle terre

Il 6 febbraio del 2019 il governo di Ivan Duque ha presentato il Patto per la Colombia, patto per l’equità davanti al Congresso della Repubblica. Questo Piano di sviluppo nazionale 2018-2022 ha ricevuto molte critiche da parte dei detrattori di Duque che sottolineano come, ancora un volta, si cerchi di aumentare il modello estrattivo. La politologa Paula Alvarez Roa punta inoltre riflettori sulla spinta data dal governo Duque ai processi di estrazione di carbone, petrolio, alle coltivazioni intensive di palma da olio, canna da zucchero e banane. Inoltre, il piano prevede la concessione di circa 20 milioni di ettari, che rientrerebbero nell’Area strategica mineraria, a diverse multinazionali.

Foto di Irene Masala

“È stata creata una legge per la restituzione delle terre con l’obiettivo di recuperare le terre sottratte ai contadini durante il conflitto da parte della guerriglia, dei paramilitari o delle multinazionali. La legge non ha però ottenuto il risultato sperato ma è stata usata per far pressione su contadini e piccole organizzazioni sociali che resistono al conflitto e per asfissiare un modello di vita alternativo alla violenza e al capitalismo” riferisce Arley Antonio Tuberquia, componente della Comunità di Pace di San Jose de Apartadò in relazione alla legge 1448 del 2011.

La Ong Amnesty International ha pubblicato un report nel 2015 nel quale sottolinea come sia stato dato un ulteriore colpo al diritto alle terre dei contadini con la legge 1753 del 2015, con la quale si da attuazione al Piano di sviluppo 2014-2018 di Santos che stabilisce il diritto di molte compagnie minerarie e multinazionali su terre acquisite indebitamente durante il conflitto per favorire lo sviluppo imprenditoriale ed economico del Paese.

di Irene Masala

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