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Cipro: cala il sipario sulla riunificazione

Salvo Ardizzone on 4 agosto 2017 - 04:34 in Europa, Primo Piano

Malgrado il 2017 fosse iniziato con i migliori auspici, le trattative per la riunificazione di Cipro sono fallite a luglio; è l’ennesimo insuccesso in una vicenda che in 43 anni ha “bruciato” 25 negoziatori. Malgrado le discussioni non siano mai giunte così vicine ad un’intesa, l’accordo è naufragato sulla scarsa (meglio, nulla) fiducia reciproca e soprattutto per le manovre degli Stati “garanti”, che nella realtà usano la crisi cipriota come paravento dei propri interessi.

Oggi tutta Cipro fa parte della Ue, dimenticato avamposto europeo affacciato sul Medio Oriente, ma nella parte nord, occupata militarmente dalla Turchia e dove lo status di partecipazione all’Unione Europea è sospeso fino alla conclusione di un accordo, la distanza economica con il sud dell’isola è divenuta enorme.

I ciprioti hanno buon gioco nell’accusare le potenze straniere dei problemi dell’isola, ma le ferite mai rimarginate del passato hanno fatto emergere gli scogli su cui chi aveva interesse a far naufragare l’intesa ha fatto infrangere le trattive.

Il primo è stato la rotazione della Presidenza; a differenza della Costituzione del 1960, che prevedeva un Presidente greco e un Vice turco, il nuovo testo avrebbe previsto un elaborato meccanismo di rotazione che alla fine è stato respinto. Il secondo riguarda la vecchia controversia sulle proprietà divise dalla disputa territoriale, e sul diritto dei ciprioti di tornare in possesso di esse o di essere adeguatamente risarciti. Il terzo è il nodo dei coloni turchi fatti affluire a Cipro da Ankara, per aumentare la popolazione ottomana dell’isola.

Il quarto, e più spinoso, è la presenza dei 40mila soldati turchi stanziati nel nord dal 1974 e che Erdogan non ha alcuna intenzione di ritirare, considerandoli un prezioso strumento di pressione sulla Ue e soprattutto una carta da far valere nella partita per lo sfruttamento dei giacimenti di gas.

D’altronde, non è solo Ankara l’ostacolo alla riunificazione; al di là della stucchevole retorica, i greco ciprioti mostrano tutto l’interesse a evitarla perché non hanno alcuna intenzione di farsi carico di un nord arretrato, soprattutto ora, mentre sono ancora convalescenti per la crisi del 2012 che ha condotto la Repubblica di Cipro (il sud) alla bancarotta per la disinvolta (è un eufemismo) gestione delle banche, che aveva fatto dell’isola un paradiso per i capitali opachi (o peggio) di tutto il mondo.

Ma la vera radice della disputa è la questione del gas: la scoperta di enormi giacimenti nel Mediterraneo Orientale, nelle acque di Egitto, Israele, Libano e della stessa Cipro, ha messo l’isola nel mirino di interessi immensi per lo sfruttamento ed il trasporto attraverso i gasdotti di quelle risorse.

La Repubblica di Cipro ha delimitato la propria Zona Economica Esclusiva, firmando accordi con i vicini e stipulando contratti per lo sfruttamento dei giacimenti: una questione questa rimasta a lungo sospesa, perché Ankara non accettava delimitazioni territoriali prima di un accordo, ma dopo una lunga stasi il Governo del sud ha deciso di agire unilateralmente.

A luglio l’Eni e Total hanno iniziato le trivellazioni, ignorando le rimostranze espresse dalla Turchia malgrado le rassicurazioni che il nord, rimasto escluso dalle trattative per lo sfruttamento del gas, in caso di riunificazione avrebbe goduto comunque dei vantaggi. Ovvia opposizione da parte di Erdogan, che si è visto tagliato fuori dagli accordi (e dalle contropartite che ne derivano).

Adesso è assai improbabile che le trattative per la riunificazione di Cipro possano ripartire: l’anno prossimo al sud ci saranno le elezioni e non ci saranno margini per trattative; l’eventualità più probabile è il taksim, ovvero la partizione, il riconoscimento definitivo di una divisione dettata dagli interessi di potenze esterne, con tutto ciò che ne consegue, eventualità più che mai probabile adesso, con gli equilibri del Medio Oriente e del Mediterraneo Orientale in vorticoso mutamento.

di Salvo Ardizzone

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