/ Asia / Cina e India ai ferri corti sull’Himalaya

Cina e India ai ferri corti sull’Himalaya

Salvo Ardizzone on 31 luglio 2017 - 04:38 in Asia, Primo Piano

Da oltre un mese le truppe di Cina e India si fronteggiano sull’Himalaya nel più pericoloso faccia a faccia degli ultimi anni. All’origine della contesa la costruzione di una strada da parte dei cinesi nell’area di Daklam, rivendicata da Pechino e dal Bhutan, un piccolo regno himalayano alleato di New Delhi.

In realtà, il Bhutan vorrebbe sfruttare la sua posizione geostrategica fra Cina e India, ma il loro storico antagonismo è al momento pericolosamente acuito dalla Belt and Road Initiative (Bri, ovvero Nuove Vie della Seta), lanciata da Pechino per la sua espansione economica e politica; per questo l’India l’osteggia, e vede nelle iniziative ad essa collegate una seria minaccia alla propria sicurezza nazionale.

A metà giungo l’Esercito cinese (Elp) ha iniziato la costruzione di una strada nell’area contesa del Daklam; il Bhutan considera l’azione una violazione degli accordi fra i due Stati, che peraltro non intrattengono reciproche relazioni diplomatiche. Il regno himalayano ha chiesto l’aiuto di New Delhi, che ha inviato truppe per impedire i lavori, sostenendo che essi hanno serie conseguenze sulla sicurezza dell’India.

A sua volta la Cina ha dispiegato truppe, considerando l’intervento indiano una violazione dei confini. In realtà Pechino si rifà ad una interpretazione contraddittoria di antichi accordi, risalenti alla fine dell’Ottocento, per affermare che l’area del Doklam fa parte della Cina da sempre; un’area che si trova all’incrocio fra India, Tibet e Bhutan, affacciata sul Corridoio Siliguri, che permette l’accesso alla propaggine orientale dell’India. La costruzione di una strada militare da parte di Pechino, è interpretata dagli altri soggetti della regione come un tentativo di consolidare il proprio controllo sull’area con un ennesimo fatto compiuto.

Per meglio comprendere i motivi di un pericoloso attrito fra Cina e India, si deve ricordare che il Bhutan, incastonato lungo l’Himalaya, è un elemento di prima grandezza nella contrapposizione geopolitica fra i due colossi che hanno in comune 3500 Km di confini. Il piccolo Stato è legato economicamente all’India, che è anche la principale fonte di aiuti economici e militari; tuttavia esso sarebbe ora interessato alle iniziative di Pechino, Bri per prima, ma non può coglierle per le dispute territoriali in essere fra i due Paesi, e perché, se cercasse un compromesso avrebbe pesanti contraccolpi nel suo rapporto con New Delhi.

Ciò determina un triangolo in cui Cina e India si contendono l’influenza sul Bhutan, e a ne fa un pericoloso nodo di tensione su cui sfocia la contrapposizione fra le due maggiori potenze della regione.

Ma il Doklam non è che una delle tante dispute che dividono Cina e India, che risalgono ai primi del ‘900; nel 1962 le due Nazioni si affrontarono in un sanguinoso conflitto durato un mese, che si concluse con la definizione della Line of Actual Control (Lac) che assegnò l’Aksai Chin a Pechino e l’Arunanchal Pradesh a Delhi; ma la Lac non è considerata un confine, e ciò è fonte di continue e crescenti tensioni lungo l’Himalaya.

Di recente i media cinesi hanno più volte ricordato lo scontro sanguinoso del ’62, definendolo “una storica sconfitta indiana”, per accostarlo alla crescente tensione nel Doklam: fra l’altro, Pechino ha tenuto massicce manovre militari in Tibet per avere l’occasione di spostarvi uomini e mezzi.

In un simile clima di contrapposizione frontale fra Cina e India, è ovvio che New Delhi veda assai male le Nuove Vie della Seta: il pesante coinvolgimento di Pechino in Pakistan, l’arcinemico, e gli investimenti cinesi nello Sri Lanka, a pochi chilometri dalle proprie coste, vengono vissute dall’India come un accerchiamento. È per contrastarlo che l’India cerca l’appoggio degli Stati Uniti, di qui le recenti esercitazioni navali congiunte con Usa e Giappone, e gli aiuti militari alla Marina indiana concessi dagli Stati Uniti a fine giugno.

Ma Washington è interessata solo a un contenimento militare che impedisca a Pechino di mettere in discussione la sua egemonia sui mari. Per questo New Delhi sta tessendo una rete di relazioni per bilanciare la spinta delle Nuove Vie della Seta; gli accordi con l’Iran sul porto di Chabahar per proiettarsi verso l’Asia Centrale e la Russia e la crescente influenza nell’Afghanista per rispondere al Pakistan ed alla Cina sono parte di esse.

Resta il fatto che l’espansionismo dell’imperialismo cinese, forte della potenza acquisita, diviene sempre più aggressivo e, con la pretesa di sconvolgere tutti gli equilibri precedenti, mette a rischio l’Asia di un conflitto fra Cina e India dalle conseguenze incalcolabili.

di Salvo Ardizzone

0 POST COMMENT

Send Us A Message Here

IlFaroSulMondo.it usa i cookies, anche di terze parti. Ti invitiamo a dare il consenso così da proseguire al meglio con una navigazione ottimizzata. maggiori informazioni

Le attuali impostazioni permettono l'utilizzo dei cookies al fine di fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Se continui ad utilizzare questo sito web senza cambiare le tue impostazioni dei cookies o cliccando "OK, accetto" nel banner in basso ne acconsenterai l'utilizzo.

Chiudi