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Catalogna, continua il braccio di ferro sul referendum

Salvo Ardizzone on 9 settembre 2017 - 04:53 in Europa, Primo Piano

Il Parlamento della Catalogna ha approvato la procedura che si avvierà se vincerà il “Si” al referendum sull’indipendenza che si terrà il 1° ottobre; continua così il braccio di ferro fra il potere centrale di Madrid, ferocemente contrario ad ogni accenno all’indipendenza, e la Generalitat, il Parlamento catalano, dove i partiti indipendentisti sono maggioranza.

La Corte Costituzionale spagnola, sollecitata dal Governo Rajoy, giovedì aveva sospeso il decreto di convocazione del referendum firmato dal presidente catalano Carles Puigdemont; la Corte aveva anche intimato ai 947 sindaci catalani, che nella grande maggioranza avevano già aderito alla consultazione popolare avviando le procedure per il suo svolgimento, ed ai 62 più alti funzionari della Generalitat di non partecipare all’organizzazione di un voto considerato illegale. Al contempo, i giudici costituzionali avevano sospeso le nomine dei membri della Commissione Elettorale della Catalogna e gli atti relativi al referendum approvati dal Governo Puigdemont.

Il premier Mariano Rajoy è assolutamente deciso ad usare il pugno duro per impedire il voto, ed alla notizia del voto notturno con cui la Generalitat ha disatteso l’ordine della Corte Costituzionale, ha dichiarato che userà qualunque mezzo per impedire la consultazione popolare, considerata un intollerabile atto di disobbedienza; finora non ha usato l’arma dell’articolo 155 della Costituzione spagnola del 1978, con il quale può sospendere del tutto le autonomie della Catalogna, ma in ogni caso occorrerebbe tempo per le procedure e pagherebbe un prezzo politico assai alto per quella che verrebbe percepita come un’aggressione del Governo centrale.

In Catalogna, nel 2014, s’è già tenuta una consultazione sull’indipendenza patrocinata dal Governo catalano; il risultato vide una netta affermazione degli indipendentisti che ottennero l’80% di “Si”; ma quella espressamente non aveva valore vincolante, era solo un atto di indirizzo politico sia pur di enorme rilevanza, e comunque vi partecipò solo il 35% della popolazione.

Diversa cosa sarebbe il referendum previsto per il 1° ottobre, specificamente definito vincolante per la Generalitat, che in pratica la legherebbe alla secessione dinanzi ad una vittoria del “Si”, come infatti è previsto nella procedura appena approvata dal Parlamento catalano.

La Catalogna è la regione più ricca e dinamica della Spagna, e la voglia d’indipendenza da Madrid è storia antica; la sua non è una semplice rivendicazione economica, ma ha radici storiche e culturali assai profonde. Come andrà a finire il confronto è assai difficile da pronosticare; è un fatto che Madrid non può permettersi di perdere una regione che ha sette milioni e mezzo d’abitanti ed è il motore economico della Spagna.

È tuttavia possibile che, sotto la crescente spinta politica, il Governo centrale di Rajoy sia costretto ad una serie di concessioni che amplierebbero di molto l’autonomia politica ed economica della Catalogna, venendo incontro almeno in parte al desiderio di autogoverno di quello che sta dimostrando di essere un Popolo.

di Salvo Ardizzone

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