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Catalogna: enorme corteo per i prigionieri politici

Salvo Ardizzone on 13 novembre 2017 - 05:13 in Europa, Primo Piano

Sabato in Catalogna almeno 750mila cittadini sono scesi in piazza per reclamare la liberazione dei prigionieri politici incarcerati da Madrid; una marea umana è sfilata sul viale della Marina a Barcellona, chiedendo la scarcerazione degli 8 ex ministri del Governo catalano e dei leader indipendentisti Jordi Sanchez e Jordi Cuixart, in carcere da 4 settimane.

La folla ha scandito il nome di Puigdemont, l’ex Presidente della Generalitat riparato in Belgio con 4 suoi ex ministri per sfuggire all’arresto (è in corso una richiesta di estradizione), ed ha in vocato l’Indipendenza; nel corteo c’era la sindaca di Barcellona Ada Colau che pur criticando gli indipendentisti, disapprova fortemente i metodi del Governo spagnolo.

Domenica è giunto a Barcellona il premier Mariano Rajoy per aprire la campagna elettorale del Partito Popolare in vista delle elezioni del 21 dicembre, candidando Xavier Garcia Albiol alla Presidenza della Generalitat. Nel suo intervento ha difeso l’applicazione dell’articolo 155 della Costituzione, riducendo il commissariamento della Catalogna a un fatto di legalità, dimostrando ancora una volta lo strumentale approccio di Madrid per eludere un problema che è invece essenzialmente politico.

La crisi della Catalogna è incanalata verso uno scontro frontale fra il Governo centrale e gli indipendentisti; Madrid ha colto l’occasione per colpire con la massima durezza il movimento separatista, per scoraggiare gli altri indipendentismi (vedi i Paesi Baschi e la Galizia) per adesso alla finestra in attesa degli sviluppi. Rajoy sa bene che ulteriori concessioni o cedimenti nei confronti di Barcellona aprirebbero la strada a una selva di rivendicazioni, che potrebbero disintegrare lo Stato basato sulla centralità di Madrid e della Castiglia.

Il rischio di aprire alle Piccole Patrie, che in assenza di capacità politica e rappresentativa da parte degli Stati centrali stanno emergendo in tutta Europa, farebbe saltare il potere tecnocratico (e burocratico) di Bruxelles, spingendo la Ue a una chiusura totale alle istanze della Catalogna. La mancanza di comprensione di questo elementare istinto di conservazione degli apparati europei è stata un’imperdonabile ingenuità degli indipendentisti, che contavano di trovare una sponda nei propri peggiori avversari.

Il Partito Popolare (per molti versi erede del Franchismo) e gli altri partiti nazionali faranno di tutto per aizzare gli spagnoli contro le istanze degli indipendentisti, col pieno appoggio della Finanza e dei Poteri Forti (interessati a garantire lo status quo) che stanno colpendo l’economia catalana facendo fuggire banche e aziende, senza la minima remora per i danni arrecati alla Catalogna.

Di qui al 21 dicembre sarà un muro contro muro che, comunque vadano le cose alle elezioni, avrà conseguenze drammatiche per quella che era l’area più progredita della Spagna e per l’intero Paese. È la tragedia di una crisi essenzialmente politica che il blocco di potere di Madrid tratta come un problema di legalità per tutelare i propri interessi. Ma è anche la tragedia innescata dal dilettantismo di una classe dirigente indipendentista, divisa su tutto, fuorché sull’Indipendenza della Catalogna.

di Salvo Ardizzone

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