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La Catalogna annuncia l’Indipendenza, Madrid la gela

Salvo Ardizzone on 11 ottobre 2017 - 05:09 in Attualità, Primo Piano

Puigdemont ha annunciato l’Indipendenza della Catalogna, sospendendola per tentare un dialogo che la Spagna ha già rifiutato.

Ieri sera, dopo il rinvio di un’ora per trovare l’accordo con il Cup, la frangia più irriducibile dell’indipendentismo, il Presidente della Generalitat, Carles Puigdemont ha dichiarato che dopo la vittoria del “Si” al referendum di domenica, l’Indipendenza della Catalogna è un fatto; tuttavia, ha proposto di sospenderla momentaneamente, rinviandone la dichiarazione formale a una riunione successiva del Parlamento catalano. Un estremo tentativo di dialogo che Madrid ha subito gelato, respingendo qualsiasi trattativa all’ombra della dichiarazione d’Indipendenza.

Nel suo discorso, durato circa venti minuti, Puigdemont ha ripercorso gli inutili tentativi fatti per trovare un accordo con Madrid, sempre sorda a ogni serio dialogo; fallimenti che hanno lasciato spazio solo alla secessione. Un discorso limato fino all’ultimo, per non scontentare sia chi puntava a una dichiarazione immediata di indipendenza, sia i tanti che, come il Sindaco di Barcellona Ada Colau, premevano per evitare rotture che potrebbero risultare disastrose per la Catalogna.

Puigdemont è riuscito a tenere insieme le varie anime dei separatisti, ed è giunto a rivolgersi al Re in castigliano, per chiedere una mediazione che certamente non troverà; Rajoy parlerà domani pomeriggio al Parlamento di Madrid ed è certo che respingerà ogni possibile accomodamento, è solo da vedere quanto dura sarà la sua risposta. D’altronde, con gli appoggi che dietro le spalle non ha alcun interesse a fare concessioni.

Il giorno del referendum, mentre sui media di tutto il mondo scorrevano le immagini delle brutali violenze della Guardia Civil sui catalani che chiedevano di votare pacificamente, Rajoy ha incassato una sconfitta pesantissima che rischiava di essere determinante.

Comunque la si pensi, il fatto che in Catalogna milioni di cittadini, il 43% del totale del corpo elettorale, si siano recati a votare malgrado le violenze assurde, i boicottaggi, gli arresti, la chiusura dei seggi e le minacce ordinate da Madrid (in specie da Soraja Saenz de Santamaria, vicepremier) è un fatto politico di prima grandezza, e l’accusa ipocrita che in quelle condizioni non si sia raggiunto il quorum della maggioranza degli aventi diritto al voto è irricevibile.

La verità è che il premier spagnolo è stato salvato dagli interessi forti che tengono in piedi la Ue: le banche e le grandi aziende che da subito hanno cominciato a fuggire dalla Catalogna per trasferirsi in Spagna, e l’Europa, che invece di mediare s’è schierata con Rajoy senza spendere neanche una parola di condanna sulle violenze insensate, esercitando tutte le pressioni possibili per scoraggiare l’Indipendenza.

I media hanno fatto sorgere negli spagnoli una paura che chiede stabilità a prescindere e le grandi aziende hanno fatto il resto; è stato questo a muovere la gente che è scesa in strada contro la secessione, non certo la voglia d’appoggiare un premier patetico, incapace di scegliere e che si è fatto scudo di un Re che ha tradito il suo ruolo super partes, schierandosi con una durezza inconciliabile col suo ruolo.

Ciò che è mancata agli indipendentisti è stata una strategia per il dopo referendum, che non fosse puntare sull’ingenua convinzione che la massiccia dimostrazione di volontà politica sarebbe stata sufficiente a smuovere la mediazione della Ue, la più illiberale e tecnocratica delle Istituzioni, che in un momento di propria grave difficoltà non ha alcun interesse a sovvertire gli equilibri di un Paese membro, e soprattutto di un Governo perfettamente allineato ai poteri forti di Bruxelles. Hanno puntato ad acuire la crisi, ma non sono stati capaci di pilotarla.

La vicenda della Catalogna è ancora tutta da giocare, sperando che non debba conoscere ancora pagine buie come la violenza della Guardia Civil ha sembrato annunciare. Purtroppo, l’anacronistico quanto interessato atteggiamento di Felipe VI e di taluni rappresentanti del Governo (vedi ancora la Santamaria), non fanno ben sperare.

È un fatto che la Catalogna, tutta, sia quella che tiene per l’indipendenza che l’altra, che c’è ed è pur sempre tanta, meriterebbe d’assai meglio; Rajoy e la sua accolita di reazionari, i partiti in crisi di Madrid e molti degli stessi leader indipendentisti, vogliono tutti rinverdire le proprie fortune politiche sulla pelle dei catalani, chi opprimendoli, chi illudendoli. A lavorare per la libertà e lo sviluppo del Popolo catalano, che esiste eccome, sono assai pochi.

di Salvo Ardizzone

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