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Messico: i cartelli della droga sempre più potenti

Salvo Ardizzone on 22 settembre 2017 - 05:06 in America, Primo Piano

Le operazioni del Governo messicano contro i Cartelli della droga li hanno frammentati, ma non ne hanno scalfito la presa sul Paese che è invece aumentata. Secondo diversi rapporti, i gruppi criminali tendono ora ad una dimensione locale, che permette il diretto controllo del territorio e delle autorità; malgrado i proclami dei Governi Usa e messicano, il dichiarato smantellamento di grandi gruppi ha avuto il solo effetto di generare altri Cartelli della droga, lasciando in vita, sia pur ridimensionati, i nuclei originari.

È difficile tracciare un organigramma di gruppi criminali continuamente impegnati in guerre ed alleanze all’unico fine di un maggiore profitto; al momento, malgrado i colpi che gli sono stati inflitti, è il Cartello di Sinaloa a costituire la più estesa e potente rete di narco traffico del Messico. Tuttavia, le continue campagne che hanno preso di mira le organizzazioni più potenti hanno creato un vuoto in cui si è inserito il Cartel de Jalisco Nueva Generation (Cjng), l’unico fra i Cartelli della droga messicani che la Drug Enforcement Administration (Dea) consideri in espansione e con ambizioni su scala nazionale.

Ma dietro i più grandi ci sono una miriade di gruppi che si combattono, si alleano, si fondono o si frammentano a seconda delle convenienze; solo per citare i più importanti ci sono i Los Zetas, reclutati fra ex appartenenti alle Special Forces messicane, per anni braccio armato di altri che hanno finito per mettersi in proprio; e poi Los Caballeros Templarios, La Familia Michoacana, i Baltran-Leyva, il Golfo, lo Juarez.

Tutto il territorio messicano è controllato dai Cartelli della droga, a dimostrazione di quanto essi siano pervasivi basti citare l’arresto in Italia dell’ex governatore texano Tom Yarrington, ora in attesa di estradizione, che dovrà rispondere di mazzette milionarie versate dal Cartello del Golfo e da altri narcos; o il caso dell’ex governatore dello Stato messicano di Vera Cruz, accusato di corruzione ed arrestato in Guatemala, che aveva svenduto la sua Amministrazione ai Cartelli.

Un predominio sfacciato, esercitato il più delle volte con la complicità delle autorità e con la più sanguinaria delle brutalità; a Vera Cruz sono state scoperte recentemente fosse comuni con circa 250 corpi, scavate e ricoperte dai bulldozer, che contengono le vittime della guerra in corso fra i Los Zetas e il Cjng; ma è solo uno dei tanti, tantissimi esempi che possono essere fatti.

A spingere i Cartelli della droga è l’incremento della dipendenza da oppiacei in molti Stati Usa che ha prodotto un’impennata della domanda di eroina; diversi Stati messicani, come quello di Guerrero produttore del 60% degli oppiacei messicani, hanno incrementato enormemente le coltivazioni di stupefacenti, ma tutto avviene sotto l’assoluto controllo dei narcos, che non solo tengono in mano gli agricoltori, talvolta costringendoli a convertire le loro produzioni, ma controllano autostrade e strade di accesso alle coltivazioni. Interi villaggi sono stati sgombrati o “trasferiti” dove più faceva comodo, spesso sotto gli occhi delle autorità complici.

Tutto ciò, non avviene più come un tempo, lontano dalle zone dove i Cartelli della droga riciclano il denaro sporco; il 2017 è considerato lo spartiacque che ha reso tutto il territorio messicano campo di battaglia per i narcos: a gennaio i Los Zetas hanno ucciso 5 persone a sud di Cancun, nel corso di un festival musicale organizzato da “gringos”; la Baja California, Puerto Villata e la stessa Acapulco sono divenute mete turistiche inavvicinabili, insanguinate da omicidi giornalieri. Ormai tutte le zone turistiche sono divenute terra di scontro e di violenza.

Secondo diversi analisti, pessime pianificazioni urbanistiche, un’economia liberista che mette stipendi miserabili accanto a ricchezze enormi e vittime potenziali estremamente remunerative attirano la violenza dei Cartelli della droga in modo irresistibile.

Il Messico si trova attualmente ad affrontare un passaggio critico: deve gestire la crisi petrolifera e l’esaurimento dei vecchi giacimenti (come il Cantarell) cercando di trovare capitali per perforarne altri, rinegoziare il Nafta con l’Amministrazione Trump, governare la pressione migratoria che viene dal sud e sbatte sulle nuove restrizioni poste dagli Usa, ma soprattutto dare rimedio a un’economia in affanno.

Polizia ed Esercito non sconfiggono i Cartelli della droga, ma li frantumano moltiplicandoli; i narcos controllano il territorio, le Istituzioni e perfino le prigioni dove sono detenuti; la stessa Dea e le autorità Usa utilizzano spesso la lotta contro i narcos per i propri scopi (e interessi). A detta di tutti gli analisti (e del buon senso), a parte la necessità di creare lavoro che sia degno di questo nome e di diminuire le incredibili diseguaglianze che sono la prima fucina di manovalanza criminale, senza una riforma del sistema giudiziario e penale, nonché una riduzione della corruzione sarà tutto inutile.

Vedi caso, tutte ricette avversate strenuamente dai militari dello Zio Sam chiamati ad “aiutare” i messicani, e lettera morta per il Governo.

di Salvatore Ardizzone

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