Canada: assalto al Parlamento, un copione già visto

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di Salvo Ardizzone

I giornali di tutto il mondo sono pieni dei fatti di Ottawa: martedì scorso un uomo armato ha ucciso con una fucilata un soldato di guardia al monumento ai caduti; poi ha raggiunto l’ingresso del Parlamento canadese, che era riunito in seduta, ed è corso dentro; nella furiosa sparatoria successiva ha trovato la morte.

Sono scattate subito misure di sicurezza straordinarie, in Canada come negli Usa: autorità portate in luoghi sicuri, aerei decollati per intercettare ipotetici aerei kamikaze e così via, mentre partiva una colossale caccia all’uomo contro chissà chi. L’aggressore era un giovane cittadino canadese di origini algerine, con precedenti penali, che di recente s’era convertito all’Islam. Il classico cane sciolto mezzo squilibrato in cerca d’un momento di notorietà, come abbiamo già visto in un copione replicato tante, troppe altre volte. Per quell’uomo un Continente è stato messo in sicurezza, le Cancellerie di mezzo mondo sono rimaste col fiato sospeso e i telegiornali si sono praticamente bloccati sulla notizia, come dinanzi a una minaccia epocale. 

Permetteteci qualche commento: il sedicente “terrorista”, che preferiremmo qualificare per quello che più probabilmente era, uno spostato magari con disturbi mentali, aderisce perfettamente al cliché fabbricato da tanto tempo per giustificare un sedicente attacco globale all’Occidente da parte di un Islam dipinto invariabilmente come fanatico e sanguinario. Di questi tempi, poi, s’incastra a perfezione (anche troppo) con l’ossessivo martellamento dei media sul “mostruoso” pericolo rappresentato dal cosiddetto Stato Islamico, e dalle paventate legioni di “terroristi” occidentali pronti a seminare morte e distruzione negli Stati di provenienza.

Niente di meglio per giustificare, agli occhi di opinioni pubbliche pronte a digerire tutto, bombardamenti, missioni “umanitarie” e invasioni varie, spacciate come necessarie per difendere la sicurezza in casa.

Di questi casi ne abbiamo vissuti tanti; per non andare troppo in là nel tempo, dalle sciagurate guerre dell’era Bush in poi abbiamo visto la realtà deformata mille volte per “giustificare” gli interessi d’un puro e semplice imperialismo: in Iraq, in Afghanistan, in Palestina, in Siria, nelle sedicenti “Primavere” con i loro frutti avvelenati, ma anche più vicino a noi in Ucraina e così via.

Ci piacerebbe che, prima o poi, si mettesse fine una buona volta a queste mistificazioni colossali; ci piacerebbe che la gente aprisse gli occhi una buona volta.   

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